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Stazione di Bari, una notte tra i clochard e i loro "angeli": «A volte basta un sorriso»
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Stazione di Bari, una notte tra i clochard e i loro "angeli": «A volte basta un sorriso»

di  Giovedì 27 aprile 2017 4 min Letto 29.243 volte
BARI – Stazione centrale di Bari, ore 10 di sera, da vari angoli spuntano uomini dimessi in cerca di qualcuno. Questo “qualcuno” è il supporto unità di strada della Croce Rossa: trenta volontari che tre sere alla settimana portano bevande calde, dolci, indumenti pesanti e farmaci ai senzatetto della città. (Vedi video)

Si tratta di persone di tutte le età, uomini e donne che hanno deciso di fornire un supporto anche morale agli “ultimi”, a coloro che per vari motivi hanno fatto della strada la loro casa. «Abbiamo iniziato questa avventura nel dicembre del 2015 e da allora non ci siamo mai fermati - ci spiega la 59enne Consiglia Margiotta, presidente del comitato provinciale di Bari - . Portiamo loro beni materiali ma anche una parola gentile e un sorriso a chi è circondato da indifferenza, solitudine e abbandono».

Abbiamo deciso di seguire per una notte questi “angeli” in divisa color arancio e ci dirigiamo con loro sull’estramurale Capruzzi, all’uscita del sottopassaggio della stazione. (Vedi foto galleria)

Ed ecco emergere in silenzio alcune sagome. Il primo ad arrivare è Matteo: ha solo 28 anni, è di Corato ed è orfano sia di padre che di madre. A parte una fidanzata non ha più nessuno e si è ridotto a dormire in un sacco a pelo all’interno dell’ex Caserma Rossani.

«Ho fatto tanti sbagli lo ammetto, che ho pagato anche con il carcere – racconta il giovane che si vergogna di mostrare il suo volto – ma ora nessuno più vuole assumermi e darmi un lavoro. Nei dormitori preferisco non andare, sono sporchi e pieni di gentaglia. L’unica salvezza per me sono questi ragazzi della Croce Rossa. Avevo chiesto un giubbotto per ripararmi dal freddo e me l’hanno portato».

In realtà i vari dormitori della città sono in molti casi preclusi a questi homeless, che secondo le stime della Croce Rossa sarebbero un centinaio in tutta Bari. «Non possono accedervi se non sono in possesso di una carta d’identità – spiega Consiglia – e la maggior parte di loro o ha perso il proprio documento o non può rinnovarlo perché privo di residenza».

Distribuiti abiti caldi, cappuccini e dolci, percorriamo le scale verso i binari ferroviari dove altre persone attendono ansiose i volontari. La zona dei binari a quest’ora è deserta ed è popolata solo da queste figure avvolte dalle tenebre di cui nessuno sembra accorgersi. Spicca in lontananza un vistoso fagotto su una panchina: sotto una coltre di coperte di lana dorme Filomena, una 50enne clochard che non ha più nessuno che si interessi a lei.

«Per loro diventiamo quasi dei famigliari e oramai abbiamo dei rituali che si ripetono – racconta il 25enne volontario Alessandro Montecalvo, studente di Giurisprudenza -. Filomena ad esempio non si addormenta definitivamente se prima non passiamo a darle almeno un bacio e a rimboccarle le coperte. Qualcuno è invece più irascibile, ma basta parlargli un po’ ed ecco emergere tutto il bisogno di essere capiti».

Ha molta voglia di essere ascoltato anche il 52enne Roberto. Si esprime in un italiano fluente e ci racconta che in passato aveva anche un buon posto di lavoro: ma dopo averlo perso non è più riuscito a mantenersi da solo. «Chi rimane disoccupato a cinquant’anni è spacciato – ci dice –. Per fortuna che c’è qualche mensa organizzata dalla Caritas o qualche parrocchia che ti aiuta. Alcune volte si può trovare un letto nella Caserma Rossani o a Villa Roth. Altrimenti per i senzatetto sarebbe la fine: lo Stato di certo non pensa a noi».

Lasciamo Roberto e ci dirigiamo nei pressi dei binari delle Ferrovie appulo-lucane, dove tra alcune logore coperte giacciono per terra Giuseppe e Vito. Il primo abusa di alcol, e si sente, ma nonostante tutto ritiene di essere capace di prendersi cura del compagno che ha una mano ferita e sanguinante. «Vito è più fragile degli altri ed è il bersaglio di chi si diverte a prendersi gioco dei barboni e ad aggredirli – ci spiega la 66enne volontaria e referente Magda -. Credo gli abbiano ustionato la mano. Un’altra volta in pieno inverno lo ritrovammo bagnato fradicio e tremante: gli avevano lanciato addosso una secchiata d’acqua gelida. Noi cerchiamo di difenderli il più possibile, ma non è semplice».

Magda per Giuseppe e Vito è un punto di riferimento: la chiamano "zia” e chiedono sempre di lei. E per questa donna, oramai pensionata, dedicarsi ai senza fissa dimora è diventata l’occupazione principale. «Perché nulla è paragonabile ai sorrisi e alla riconoscenza che riceviamo da queste persone – conclude Magda -. Tra paura e miseria sono tra i pochi ancora in grado di riconoscere un vero gesto di generosità».

(Vedi galleria fotografica di Gennaro Gargiulo)

Nel video (di Gianni de Bartolo) il nostro viaggio accanto ai volontari della Croce Rossa:





 
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