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di Gaia Agnelli - foto Paola Grimaldi

BARI – Provate a chiedere in un bar fuori dalla Puglia un espressino caldo: il barista vi guarderà interdetto per poi ammettere: «non so che cosa sia». Sì perché questa variante del classico espresso è conosciuta solo nel Tacco d’Italia e a Milano, Roma o Bologna è spesso confusa con il marocchino, il mocaccino o il macchiatone. D’altronde nella Penisola ci svariati modi per servire il caffè, con nomi e tipologie che variano a seconda del luogo in cui lo si ordina. (Vedi foto galleria)

L’espressino è stato inventato tra gli anni 80 e 90 in Puglia e potrebbe essere definito come una via di mezzo tra il caffè macchiato e il cappuccino. A spiegarci come si prepara è il barese Vito Chieco, “barista creativo” del caffè Ginevra di via Amendola. (Vedi video)

«Allora intanto va detto che il caffè macchiato è un espresso (da 80 ml) a cui viene aggiunta una piccolissima quantità di latte, sui 10 ml - esordisce l’esperto -. C’è la versione “calda” e la versione “fredda” a seconda la “macchia” venga riscaldata o servita a temperatura più bassa. Mentre il cappuccino prevede una quantità di latte ben maggiore, intorno ai 100 ml».

L’espressino è di fatto un mix tra le due tipologie. «Praticamente è un caffè a cui vengono aggiunti 40 ml di latte caldo e schiumato – afferma Vito –. Viste le proporzioni è una bevanda che mantiene il gusto deciso del caffè, stemperato un po’ dal latte».


Attenzione. L’espressino caldo va distinto  dall’espressino freddo, che è una sorta di dolce: una crema ottenuta mischiando caffè, panna e zucchero.

E nemmeno va confuso con il marocchino. Quest’ultimo si crea aggiungendo all’espresso (in tazzina di vetro) una buona quantità di cacao, poi latte e infine di nuovo cacao. Di fatto qui è il cioccolato in polvere a farla da padrone.

E se anche il mocaccino non c’entra nulla con l’espressino (visto che contempla addirittura l’aggiunta della panna), ciò si avvicina di più alla bevanda pugliese nel resto d’Italia è il macchiatone.

Si tratta di una preparazione inventata a Venezia negli anni 90 che prevede, a differenza dell’espressino, sia una spolverata di cacao che, soprattutto, una maggiore quantità di latte (ma non così tanto da divenire un cappuccino). 

«Noi non abbiamo l’espressino – afferma Andrea dipendente di un bar in centro a Milano -, ma prepariamo il macchiatone: caffè, circa 80ml di latte e una spolverata di cacao. Il tutto viene poi servito rigorosamente in tazza e non in tazzina».

Quindi, tu pugliese, se proprio non vuoi rinunciare all’espressino quando esci dai confini regionali, hai solo due possibilità: puoi dettare al barista di turno la ricetta della tua bevanda preferita oppure accontentarti della sua versione “light”: il macchiatone.

(Vedi galleria fotografica)

Nel video (di Gaia Agnelli) le differenze tra caffè macchiato, espressino, marocchino e cappuccino:


 


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In Italia ci svariati modi per servire il caffè...
...con nomi e tipologie che variano a seconda del luogo in cui lo si ordina
Il caffè macchiato è un espresso (da 80 ml) a cui viene aggiunta una piccolissima quantità di latte, sui 10 ml
Mentre il cappuccino prevede una quantità di latte ben maggiore, intorno ai 100 ml
L’espressino è di fatto un mix tra le due tipologie. «Praticamente è un caffè a cui vengono aggiunti 40 ml di latte
Viste le proporzioni è una bevanda che mantiene il gusto deciso del caffè, stemperato un po’ dal latte
Quest’ultimo si crea aggiungendo all’espresso (in tazzina di vetro) una buona quantità di cacao, poi latte e infine di nuovo cacao



Gaia Agnelli
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