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I clochard e i loro angeli
Stazione centrale di Bari, ore 10 di sera, da vari angoli spuntano uomini dimessi in cerca di qualcuno. Questo “qualcuno” è il supporto unità di strada della Croce Rossa: trenta volontari che tre sere alla settimana portano bevande calde, dolci, indumenti pesanti e farmaci ai senzatetto della città (foto di Gennaro Gargiulo)
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Stazione centrale di Bari, ore 10 di sera, da vari angoli spuntano uomini dimessi in cerca di qualcuno. Questo “qualcuno” è il supporto unità di strada della Croce Rossa: trenta volontari che tre sere alla settimana portano bevande calde, dolci, indumenti pesanti e farmaci ai senzatetto della città
«Abbiamo iniziato questa avventura nel dicembre del 2015 e da allora non ci siamo mai fermati», ci spiega la 59enne Consiglia Margiotto, presidente del comitato provinciale di Bari
Abbiamo deciso di seguire per una notte questi “angeli” in divisa color arancio e ci dirigiamo con loro sull’estramurale Capruzzi, all’uscita del sottopassaggio della stazione
Distribuiti abiti caldi, cappuccini e dolci, percorriamo le scale verso i binari ferroviari dove altre persone attendono ansiose i volontari
La zona dei binari a quest’ora è deserta ed è popolata solo da queste figure avvolte dalle tenebre di cui nessuno sembra accorgersi
Spicca in lontananza un vistoso fagotto su una panchina: sotto una coltre di coperte di lana dorme Filomena, una 50enne clochard che non ha più nessuno che si interessi a lei
Ha molta voglia di essere ascoltato anche il 52enne Roberto. Si esprime in un italiano fluente e ci racconta che in passato aveva anche un buon posto di lavoro: ma dopo averlo perso non è più riuscito a mantenersi da solo
Lasciamo Roberto e ci dirigiamo nei pressi dei binari delle Ferrovie appulo-lucane, dove tra alcune logore coperte giacciono per terra Giuseppe e Vito...
...il primo abusa di alcol, e si sente, ma nonostante tutto ritiene di essere capace di prendersi cura del compagno che ha una mano ferita e sanguinante
La 66enne volontaria Magda per Giuseppe e Vito è un punto di riferimento: la chiamano “zia” e chiedono sempre di lei. E per questa donna, oramai pensionata, dedicarsi ai senza fissa dimora è diventata l’occupazione principale