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Bari, palazzi e monumenti deturpati: quando "arte" e "politica" sfociano nel vandalismo
Inchiesta

Bari, palazzi e monumenti deturpati: quando "arte" e "politica" sfociano nel vandalismo

di  Martedì 23 luglio 2019 4 min Letto 7.440 volte
BARI – Ne abbiamo parlato più volte: a Bari dagli anni 90 è attiva una scena underground  fatta di writers e street artists che sono riusciti a rendere “vive” zone grigie e periferiche della città. Graffitari che hanno dato colore anche a sottopassi, capannoni abbandonati, treni dismessi ed ex caserme. Un movimento che, seppur nell’illegalità, ha sempre agito con una certa etica, non scadendo mai nel vandalismo e rispettando non solo monumenti e opere d’arte, ma pure vetrine di negozi e portoni di normali condomini.

Negli ultimi tempi però qualcosa sta cambiando. Soprattutto nel murattiano e nel Quartiere Umbertino si stanno registrando veri e propri scempi perpetrati a danno di edifici d’epoca, palazzi in stile liberty, teatri e simboli storici. Gli autori tra l’altro sembrano essere sempre gli stessi, con “firme” che ritornano continuamente.

Il problema è che questi “graffiti” si vanno ad aggiungere non solo alle “classiche” frasi volgari e dichiarazioni d’amore, ma anche alle scritte di stampo politico, formulate da chi pensa di utilizzare le pareti come “pubbliche” bacheche.

Ne abbiamo discusso con il 40enne Fabrizio Milone, volontario di Retake Bari, gruppo che da 5 anni ripulisce i muri cittadini da obbrobri di qualsiasi genere. (Vedi foto galleria)

Parliamo dai “graffitari seriali”: chi sono?

Teppisti che lasciano la propria “tag” (la firma) in maniera quasi ossessiva, senza un criterio, al solo scopo di “marchiare il territorio”, infischiandosene di sporcare opere che rappresentano la storia di Bari. I loro nomi ricorrono ovunque, in ogni angolo della città: Mamba è quello più attivo, ma ci sono anche Okno, Pest, Leyes, più un altro anonimo che si distingue per disegni di colore rosso realizzati con un tratto della bomboletta molto largo.

L’elegante Quartiere Umbertino pare l’area più colpita.

Sì, specialmente nella zona di Largo Adua, dove domina l’ex teatro liberty Kursaal Santa Lucia. Lì si è creato un effetto domino che non ha risparmiato nulla: dal teatro stesso ai palazzi di inizio 900, dalle saracinesche dei negozi alle storiche frecce che indicavano i rifugi antiaerei. Mentre più verso il murattiano il simbolo dello scempio è rappresentato dal cavalcavia pedonale che porta dall’extramurale in centro. Su quel ponticello del 1904 non c’è uno spazio lasciato vuoto: è tutto un trionfo di "murales" senza alcun senso.

I vandali operano in rioni molto “in vista”: come fanno a farla franca?

Perché agiscono prevalentemente di notte e soprattutto incappucciati, per eludere anche le telecamere di videosorveglianza. È quasi impossibile incastrarli.

Oltre a questi “writers” c’è poi chi si serve della città per le proprie “battaglie” politiche.

Purtroppo sì. Ci sono esempi eclatanti, come la cancellata di Giurisprudenza realizzata dall’artista romano Giuseppe Capogrossi, che è stata deturpata da scritte e simboli di ogni tipo, tra cui quello di un gruppo di femministe. Per non parlare poi delle frasi sull’antifascismo che campeggiano un po’ ovunque e delle recenti contro Salvini.

Voi ne avete cancellata una e siete stati pure presi di mira…

Sì, qualche mese fa abbiamo rimosso una falce e martello condita dalla frase “Contro lo stato del capitale Valentina Nappi e sesso anale”. Era presente su via Capruzzi all’altezza di via De Vito Francesco. Bene, dopo poco tempo gli autori non solo hanno insozzato il muro con il medesimo messaggio, ma hanno anche aggiunto l’espressione “Retake rpigghjt, tu cancelli e io riscrivo”. Ne è nata una battaglia tra noi e loro, perché ad ogni eliminazione è seguita una nuova scritta: fin quando dopo quattro “sfide” hanno mollato.

Vi siete domandati il perché di tutta questa acrimonia?

Probabilmente per loro si è trattato di ribellione nei confronti di quella che hanno considerato come una forma di censura.

Ma si può vincere la guerra contro il vandalismo?

La speranza è che attraverso il nostro esempio qualcosa si possa muovere, prima di tutto a livello istituzionale. Bari purtroppo è indietro da questo punto di vista: il Comune non è nemmeno dotato di un ufficio specifico che tuteli il decoro urbano, a differenza ad esempio di Roma o Palermo. Anche se in realtà il vero cambiamento può partire solo dai cittadini: dovrebbero smetterla di tollerare per cominciare finalmente a denunciare.

(Vedi galleria fotografica)
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I commenti (4)
blakkan
ma Pest non l'avevate intervistato in quest'articolo? https://www.barinedita.it/inchieste/n993-i-baby-writers-baresi--%C2%ABa-15-anni-costretti-a-graffitare-nell-illegalita%C2%BB se sapete nome e cognome scatta la denuncia,Bari non merita di essere sfregiata così
BARINEDITA
Abbiamo intervistato Pock non Pest.
La Voce della Verità
Purtroppo quelli di cui parlate non sono graffiti, ma solo bravate di incapaci che pensano che basti comprare uno spray e scrivere 4 lettere per fare graffiti, i graffiti sono una cultura che controversa o politicamente scorretta che sia, ha una storia che ha influenzato e continua ad influenzare anche il mondo dell'arte, e proprio in questi ultimi anni in cui molti dei vostri figli vanno in giro con outfit idioti che scimiottano tutta quella cultura penso sia arrivato il momento di rispettarla ed accettarne l'esistenza perlomeno.
arkydesign
dove inizierebbe la componente artistica e finirebbe il vandalismo barbaro? tutto border-line. Bombolette a 100 euro cad.? forse...