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Momo, il telefono amico che trova una via diversa al suicidio
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Momo, il telefono amico che trova una via diversa al suicidio

di  Martedì 15 ottobre 2013 3 min Letto 8.182 volte
BARI - Si chiama “Momo” ed è il servizio d’emergenza telefonico per la prevenzione ai suicidi, attivo a Bari da maggio 2013. Prende il nome dalla bambina protagonista di un romanzo di Michael Ende che, ascoltando gli altri, riesce a cambiare la società che la circonda. Momo è gestito da volontari che, appunto, cercano di venire incontro alle richieste di aiuto di persone in difficoltà. Sono loro che rispondono al 324/5538188. Tra questi c’è Monica Guglielmi, che ci ha spiegato meglio questo progetto.

Chi sono i volontari di Momo?

Siamo in cinque, tutti psicologi, psicoterapeuti in formazione o studenti in psicologia in procinto di fare l’esame di Stato. Noi ci autofinanziamo con l’aiuto dell’associazione Der Garte che sostiene e promuove il progetto.

Com’è nato il servizio?

Rosa Pinto e Vito Calabrese, psicologi e dirigenti nel centro di salute mentale di Japigia, si sono resi conto di quanto l’ascolto potesse aiutare persone che hanno un certo tipo di problemi. Di fatto a Bari mancavano però luoghi destinati a questo tipo di aiuto e quindi hanno deciso di “aprirne” uno, anche se solo telefonicamente.  

Ma l’ascolto non può essere effettuato nei centri di salute mentale?

Sì, ma chi arriva o viene portato in quei centri ha già un problema definito. Di fatto a Bari mancava la “prevenzione”.  C’era necessità di qualcuno che ascoltasse racconti e sfoghi di situazioni che potrebbero sfociare in qualcosa di più grave.

E voi di fronte alle richiste di aiuto cosa fate?

Momo ascolta: non chiede, non giudica, non consiglia. Forniamo però “ipotesi alternative”, che non sono consigli, ma solo una diversa visione dello stesso problema. Di solito è una via di uscita, che diamo a chi pensa di non aver più via di scampo. Ovviamente lì dove ci sono richieste d’aiuto piu importanti (ad esempio in presenza di violenze), allora cerchiamo di indirizzare chi chiama verso altre figure, quali gli assistenti sociali. In futuro però vorremmo creare un centro di ascolto fisico, dove poter seguire le persone che si avvicinano a noi per un supporto psicologico.
 
Ma Momo sta avendo “successo”? C’è chi compone il vostro numero?

La quantità delle telefonate è in forte crescendo: non riusciamo a coprire tutte le richieste.  Il numero dei volontari non basta a rispondere alle chiamate che arrivano nelle 24 ore giornaliere, anche perchè noi rispondiamo solo dalle 16 a mezzanotte. Dal lunedì alla domenica però.

Chi vi chiama?

Persone che hanno caratteristiche e problematiche molto differenti tra loro. Da uomini che si trovano in grandi difficoltà economiche a causa della crisi a donne che subiscono violenze domestiche. Posso aggiungere che stiamo riscontrando un bisogno di ascolto sempre maggiore da parte dei giovani diplomati e laureati che non trovano lavoro. Si sentono in trappola, senza speranza: non sanno veramente da che parte andare.
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