BOVINO - Situato in una zona densa di storia, conservato in ottime condizioni e unico del suo genere. Parliamo del "Moleno d'acqua del ponte", quello che a detta del suo proprietario sarebbe l’unico mulino ad acqua funzionante in Puglia: un gioiello nascosto nell'agro di Bovino, piccolo borgo collinare della provincia foggiana.
La costruzione rurale si trova nelle campagne a nord-est del paese e "sfrutta" il vicino ruscello Cervaro. Siamo precisamente nel Vallo del Bovino, zona un tempo covo di briganti e luogo di passaggio dell'antica Strada regia delle Puglie, arteria parallela alla via Appia che collegava Benevento e Brindisi.
Per raggiungerla è necessario uscire dal centro abitato e guidare lungo la s.p. 121. Dopo circa cinque chilometri la via incrocia un'altra provinciale, la 110: è proprio qui, nei pressi della stazione ferroviaria, che un cartello ci fa capire di essere giunti a destinazione. (Vedi foto galleria)
Davanti a noi l'edificio si presenta diviso in tre parti. Quella a sinistra comprende l'abitazione del mugnaio, al di sotto della quale è posizionato un mulino del 600 ormai in disuso. Sulla destra è visibile invece l'accesso all'impianto di macinazione ancora adoperato, risalente all’800.
Entriamo proprio in quest'ultimo, reduce da un recente restauro che ne ha lasciato intatto l'aspetto originale. Gli attrezzi sono quelli autentici di qualche secolo fa e volgendo lo sguardo verso l'alto intravediamo le travi del tetto: sono in legno di pioppo, albero tipico delle sponde del Cervaro.
A farci compagnia c'è il signor Grasso, 50enne e attuale proprietario del posto. «Siamo molto legati a questo antico metodo di macinare il grano - spiega il titolare -. È una tradizione di famiglia che viene tramandata di generazione in generazione. Siamo rimasti gli unici: non esistono in Puglia mulini che funzionano in questo modo e solo con la forza dell’acqua». Del resto la regione non si è mai contraddistinta per l’abbondanza di fiumi.
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Si tratta quindi di una tecnologia "primitiva" che fa a meno della corrente elettrica, ma consente comunque una discreta produzione. «Lavoriamo qualità di grano tipiche del foggiano come il "Senatore Cappelli" e il "Vermiglio" - prosegue il gestore -. E ce n'è anche uno molto tenero, utile per preparare i dolci».
Il funzionamento del macchinario è semplice. L'acqua del torrente è convogliata attraverso appositi canali in un serbatoio, posizionato dietro un muro. Il liquido raccolto viene fatto cadere su una ruota orizzontale sotterranea, che comincia così a girare. L'asse è lo stesso della macina, posta nella stanza sovrastante, che dunque entra in funzione. (Vedi video)
La parte inferiore della mola è in quarzo della Ferté: si tratta di un minerale tra i più duri al mondo. «É un privilegio poter avere a disposizione questo tipo di strumento - evidenzia Grasso -. Nella lavorazione del cereale non devono esserci residui di roccia, altrimenti otterremmo uno sfarinato scadente».
La materia prima tritata finisce in un cassone (la tramoggia) ed è di grande qualità. «Generalmente oggi - sottolinea il 50enne - al posto delle macine in pietra vengono usati i cilindri che lavorano a 360 giri al minuto, surriscaldando il grano e non prima di averlo decorticato: rimane insomma solo la parte interna, quella meno salutare, in quanto piena di amido. Con il nostro sistema invece i giri al minuto sono 90 e il prodotto viene adoperato per intero, conservandone il contenuto vitaminico».
E permettendo, nell'era della tecnologia ad ogni costo, la sopravvivenza di un tesoro ottocentesco sempre più raro.
(Vedi galleria fotografica)
Nel video il funzionamento del “Moleno d'acqua del ponte”:
