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Bari, nel Campus universitario apre il "MuMa": l'originale museo della Matematica
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Bari, nel Campus universitario apre il "MuMa": l'originale museo della Matematica

di  Giovedì 3 gennaio 2019 4 min Letto 10.022 volte
BARI – Modelli di gesso risalenti al Dopoguerra, libri antichi, primordiali apparecchi calcolatori, ma anche una moderna stampante 3D per dar vita a qualsiasi tipo di superficie. Sono alcune delle curiosità ammirabili all’interno del "MuMa", l'originale museo della Matematica di Bari: aperto nel Campus da appena due mesi, è il "nuovo arrivato" tra i tanti spazi espositivi già attivi nell’area universitaria dedicati a botanica, zoologia, fisica e scienze della Terra

La mostra permanente si trova nella palazzina del Dipartimento di Matematica, la prima che spunta sulla destra se si accede nel polo degli studi dall'ingresso di via Gaetano Salvemini, nella zona di San Marcello. É racchiusa in un'unica stanza del secondo piano: siamo andati a visitarla. (Vedi foto galleria)

A schiuderci le porte è Sandra Lucente, docente di Analisi. Fa parte del comitato di professori e ricercatori presieduto dalla professoressa Silvia Romanelli che si è fatto promotore del progetto, contando sulla collaborazione del Piano nazionale delle lauree scientifiche, dell'organizzazione di divulgazione scientifica Alumni Mathematica e dell'Accademia Vitale Giordano di Bitonto.

L'ambiente è suddiviso in cinque percorsi didattici. Il primo è dedicato a una preziosa collezione di modelli in gesso, ideati per facilitare la comprensione di complesse formule numeriche. «Raccolte del genere erano state realizzate già prima della Seconda guerra mondiale - spiega la Lucente - ma molte andarono perse durante il conflitto. Così negli anni 50 l'Unione matematica italiana chiese a Luigi Campedelli, esperto del settore, di farne una nuova».

Gli esemplari sono sistemati in apposite teche. «Oltre a essere utili per chi è appassionato della materia, sono fonte di ispirazione per scrittori e designer - prosegue la docente -. C'è per esempio la superficie di Steiner, alla quale Leonardo Sinisgalli, ingegnere e poeta lucano del 900, dedicò un suo famoso racconto pubblicato nel 1950».

Nelle vetrine spiccano anche forme quadratiche e soprattutto le eliche in metallo. «Sono superfici non euclidee e iperboliche, la cui somma degli angoli interni è minore di 180 gradi - sottolinea la professoressa -. A quella di Kummer l'artista Giò Pomodoro ha dedicato una delle statue presenti nel porticato del Dipartimento di Ingegneria».

La seconda area è invece stata concepita per descrivere il legame tra il mondo dei numeri con l'arte e la natura. La riproduzione di un riccio simboleggia la geometria ellittica, mentre alcuni minerali fanno da richiamo ai frattali, figure le cui singole parti assomigliano all'insieme di cui fanno parte. Balza all'occhio anche una grossa conchiglia di Nautilus, mollusco diffuso nell'Oceano Pacifico. «La sua sezione - incalza la docente - è assimilabile alla spirale logaritmica, alla sezione aurea e alla famosa sequenza di Fibonacci».

Il terzo settore accoglie antichi volumi scritti a mano da luminari della materia, una raccolta in continuo aggiornamento che in qualche modo "precede" la quarta zona, quella dei marchingegni informatici in disuso. Si tratta di sistemi di videoscrittura, tastiere che sembrano macchine da scrivere e calcolatori che paiono usciti dal film "2001: Odissea nello spazio". «Qui è possibile rendersi conto dei progressi nella memorizzazione dei dati - evidenzia l'esperta -. Sono ormai lontani i tempi delle schede perforate, dei nastri e dei floppy disk: basti pensare che per salvare una delle foto che scattiamo oggi con i nostri telefonini ci vorrebbero una decina di questi computer».

L'ultima porzione di mostra riguarda alcuni strumenti utili per comprendere i movimenti dei corpi, approntati assieme al Dipartimento di Fisica. Notiamo anche una moderna stampante 3D, affiancata a un pc a disposizione dei visitatori, che ha appena dato vita a un'elaborata forma tridimensionale.

Ma non finisce qui: al centro della sala su un tavolo sono stati posizionati altri modelli: si distinguono i solidi platonici e quelli che descrivono le somme di progressioni. «La matematica è un linguaggio che si può visualizzare nella natura attraverso le forme geometriche - sottolinea a tal proposito Antonio Lotta, membro del comitato scientifico -, un po' come la musica si manifesta tramite il suono».

E mentre stiamo per andare via notiamo la presenza di una vecchia lavagna su cui sono disegnati dei numeri. «Perché la matematica, quella vera e pura – conclude la Lucente - si continua a spiegare ancora così: scrivendo formule con i gessetti davanti agli studenti».

Per visitare il museo scrivere all'indirizzo mail Sandra.lucente@uniba.it

(Vedi galleria fotografica)
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I commenti (3)
Salvatore Tomasino
Interessante, verrò a visitarlo. per favore, giornate ed orario
Imma Menditti
Che bella iniziativa! In quali giorni e orari si può visitare?
BARIREPORT
Per visitare il museo scrivere all'indirizzo mail Sandra.lucente@uniba.it