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Scoperto un villaggio neolitico vicino all'aeroporto: θ il piω grande di tutta Bari
Inchiesta

Scoperto un villaggio neolitico vicino all'aeroporto: θ il piω grande di tutta Bari

di  Mercoledì 1 agosto 2018 3 min Letto 57.095 volte
BARI – Un enorme villaggio neolitico risalente ad almeno 6000 anni fa è stato scoperto nei pressi dell’aeroporto di Bari. Si tratterebbe del più grande insediamento mai rinvenuto in città, anche superiore a quello presente in zona San Pietro, nel centro storico. Tra l’altro gli scavi sono ancora in atto e la zona potrebbe essere ancora più vasta di quella attualmente visibile.

Accompagnati da un nostro fidato archeologo e dall’esperto del territorio Nicola De Toma (colui che ci ha segnalato l’area), siamo andati a visitare il sito. (Vedi foto galleria)

Dalla tangenziale prendiamo l’uscita per l’aeroporto per poi imboccare la provinciale 210, la cosiddetta “perimetrale”. Il villaggio si trova da queste parti: evitiamo però di fornire l'esatta ubicazione per non attirare possibili "tombaroli". Ci troviamo in aperta campagna, in una vasta piana circondata da alberi di ulivo ed ecco che tra una serie di avvisi di lavori in corso ci appare l'insediamento.

Parliamo di ben 9 aree di scavo distinte, di una grandezza che si aggira mediamente sui 15-20 metri quadrati. Il tutto è circoscritto da nastri bianchi e rossi e alcune “fosse” sono coperte da teli di plastica per tutelarle dalle intemperie. In più sul terreno sono piantati alcuni picchetti non direttamente collegati alle aree delimitate: potrebbero testimoniare l’intenzione di aprire altre zone di ricerca.  

Ci avviciniamo all’insediamento e osserviamo alcuni scavi. Davanti a quello più grande l’archeologo  segnala un gruppo di piccole pietre. «È un “crollo” – spiega – quello che resta di una capanna del tempo». Poi ci mostra anche un foro coperto dalla terra: lì, probabilmente, era stato infilato uno dei pali di una struttura. Nel “saggio” più lontano si trovano delle pietre calcaree in cui i buchi sono addirittura tre, posti a distanza regolare.

Naturalmente non possiamo entrare nel villaggio, perché non ne abbiamo l’autorizzazione. Ma non è un problema, visto che tutto intorno sul terreno è pieno di reperti. L’archeologo si china per raccogliere qualche oggetto. Ci mostra resti di terracotta su cui sono ancora visibili le tracce delle unghie del fabbricatore e nuclei di materiale rossastro con dei segni di stacco, da cui cioè sono stati ricavati altri pezzi più piccoli utili alla creazione di grattatoi, bulini e punte.

Rinveniamo qua e là anche qualche frammento osseo e soprattutto  una “palla” in pietra. Si tratta di un “percussore da levigatura”, una sorta di martello che veniva utilizzato per smussare gli oggetti. Infine notiamo una lastra con la superficie superiore liscia e insellata che sembrerebbe proprio una macina primordiale.

Nel frattempo sulle nostre teste continuano a sfrecciare gli aerei: sono talmente vicini che incutono quasi timore.  E a un certo punto De Toma rompe il silenzio ed esclama: «Da quello che sono venuto a sapere questa è l’area interessata dai nuovi lavori di allungamento dell’aviopista».

Il gelo percorre le nostre vene. Se l’intenzione fosse veramente quella di costruire qui, che cosa ne sarebbe di questo enorme insediamento? Non abbiamo prove a riguardo, siamo solo nell’ambito delle ipotesi, ma la paura che l’antico villaggio faccia la fine di quello di Palese (destinato a breve a ospitare tante nuove anonime villette) è tanta. 

Anche se in fondo basterebbe un vincolo della Soprintendenza per fermare tutto: per salvare dalla cancellazione definitiva questo tesoro sopravvissuto fino ai giorni nostri.  

(Vedi galleria fotografica)
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