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Bari, i clown entrano in carcere: «Rallegriamo i bimbi in visita ai papΰ reclusi»
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Bari, i clown entrano in carcere: «Rallegriamo i bimbi in visita ai papΰ reclusi»

di  Giovedì 3 maggio 2018 3 min Letto 13.448 volte
BARI – Gag divertenti, giochi con le bolle di sapone, spettacoli di magia, balletti, animazioni con le marionette. Difficile immaginare che attività ludiche del genere possano prender vita in un carcere, eppure è proprio ciò che avviene nella casa circondariale di Bari, nel quartiere Carrassi. A metterle in atto è l'associazione "Viviamo in positivo", che da novembre con i suoi clown intrattiene i bambini in visita ai parenti reclusi, alleviando l’impatto con un ambiente così "pesante".

L'idea è stata suggerita dalla cooperativa Marcovaldo, onlus dedita alla tutela del benessere di chi è in galera, con il benestare del Garante regionale dei diritti dei detenuti. «L'abbiamo accolta con entusiasmo - racconta la 32enne Sonia Papagna, una delle volontarie - perchè questi fanciulli, pur essendo legati a persone che stanno scontando una pena, non hanno colpe: perciò cerchiamo di "colorare" le loro difficili vite».

I generosi pagliacci (una trentina in tutto) entrano in azione il sabato e la domenica, giorni in cui di solito i piccoli si liberano dagli impegni scolastici e vanno a trovare i loro cari dietro le sbarre. E una volta varcato l'accesso, l'obiettivo è farsi in quattro per addolcire l'esperienza in un contesto così cupo.

«Il percorso per incontrare il proprio famigliare incarcerato è uguale per tutti, a prescindere dall'età - continua Sonia -. Anche i bambini quindi attraversano un lungo corridoio, vengono perquisiti ed accedono in una saletta d'attesa: è proprio in quest'ultima stanza che li aspettiamo, muniti di camice colorato e nasone rosso. Rallegrarli non è sempre facile. Si tratta dell’unico luogo in cui possono scambiare due parole con il proprio papà, ma è anche un posto cupo, vista la presenza di poliziotti, metal detector e regole ferree».
 
D'altronde i membri dell’associazione sono ben preparati ad affrontare sfide così complicate: da anni portano il loro buonumore negli ospedali baresi, laddove con la clownterapia provano a sostenere la guarigione di tanti piccoli pazienti ricoverati.

«Si tratta però di situazioni diverse - precisa Salvatore Spaltro, presidente di “Viviamo positivo” -. In particolare nel carcere ci siamo resi conto di avere a che fare con fanciulli dotati di un grande senso di responsabilità. Io li chiamo "adulti bassi": capiscono che siamo lì per farli distrarre, ma quando vengono chiamati dagli agenti per il colloquio tornano seri e lasciano magie e bolle di sapone in men che non si dica».

Rispetto all'attività nei nosocomi cambia anche la "tempistica". «I clown in corsia hanno una decina di minuti per portare un po' di gioia ai malati - incalza il presidente -. Nell'istituto penitenziario è tutto più frenetico: c'è un continuo viavai di famiglie e poco spazio per prendere confidenza. All'inizio dunque ci si deve un po' sforzare per farli avvicinare, ma col passare delle visite sono i bambini a venirci incontro sorridenti».

Spesso i pagliacci favoriscono anche la nascita di amicizie tra i giovanissimi ospiti, mentre le mamme possono contare su un ottimo supporto per distrarre i figli. «Tutto finisce regalando loro un palloncino - conclude Sonia -: un ricordo che possono portarsi nel mondo "libero"».
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