BARI –“Io son caduto/devo rialzarmi/impiccare il mio passato/riordinare la mia vita”. In questa manciata di versi della poesia “Mondo”, c’è tutta la vita del suo autore, il 46enne barese Giuseppe Daddiego (nella foto): un ex detenuto diventato poeta. Arrestato in seguito a due blitz antimafia (nel 1998 e nel 2001), in carcere ha scoperto l’amore per la poesia. Abbiamo raccolto la sua storia.
Giuseppe avevi già scritto poesie prima di essere incarcerato?
No, prima di essere arrestato non avevo mai scritto nulla. Il caso ha voluto che scoprissi l’amore per la poesia proprio nella cella di una prigione calabrese.
Com’è andata?
Era il 1998, mi trovavo agli arresti. Ho dovuto allontanarmi momentaneamente dal mio luogo di prigionia in Calabria, per presenziare a un processo. Quando sono tornato nell’istituto carcerario però ho trovato la sezione in cui ero detenuto completamente vuota. Lì, mi hanno spiegato che l’istituto era in ristrutturazione e avevano trasferito personale e detenuti. Sono rimasto da solo. Il tempo non passava mai non sapevo che fare. Rischiavo di diventare matto.
E quindi ?
E allora un giorno non so cosa mi prende, sento qualcosa dentro, un bisogno di scrivere che non avevo mai avuto prima. Nascono così i miei primi versi. Sono piaciuti subito a tutti quelli che li leggevano. Da quel momento, non ho praticamente mai smesso di scrivere.
Poi hai inserito i tuoi primi componimenti in una raccolta di poesie dal titolo “Un forte vento”, come hai fatto ad approdare ad una casa editrice?
Storie
Diventare poeta in carcere: la storia di Giuseppe Daddiego
All’inizio non è stato facile. Quando sono uscito di prigione ero molto disorientato. Le mie poesie piacevano a molti mi chiedevano di pubblicarle, ma io non avevo la minima idea di quali passi si dovessero muovere in questo mondo. E poi sentivo il bisogno di allargare le mie conoscenze. Così, ho cominciato a frequentare incontri letterari e gruppi di poesia, in una libreria in particolare, dove ho avuto modo di incontrare e conoscere il professor Daniele Giancane, docente di letteratura dell’infanzia all’università di Bari. Lui e tutto il suo gruppo sono stati molto gentili, mi hanno incoraggiato a continuare e mi hanno anche dato suggerimenti importanti.
Quali temi affronti nelle tue poesie?
La solitudine, ovviamente, la vita in prigione e alcuni temi sociali ma soprattutto parlo dell’amore: l’amore per la vita o anche per la propria compagna. Convivo con una persona da oltre vent’anni: se non ci fosse lei, non so cosa farei.
A breve uscirà anche una tua autobiografia…
Sì. Nella mia autobiografia parlo di tutta la mia vita: dall'infanzia nel quartiere San Paolo di Bari, alla mia prigionia, alla mia passione per la poesia, fino a oggi.
Ti sei lasciato alle spalle il tuo tempestoso passato e ora sei uno scrittore. Tutto a lieto fine dunque?
Non proprio. Scrivere non ti dà da mangiare e io vorrei tanto trovare un lavoro.