BARI – Giunti ormai all’ultimo atto di un campionato a dir poco deludente per il Bari e messo ormai in archivio il miraggio dei playoff per l’accesso alla serie A, si impone necessariamente una domanda: quali sono i motivi che hanno portato a questo clamoroso insuccesso? Abbiamo provato a individuarli.
Sogliano e Stellone - La stagione del Bari nasce subito male. Di fatto le convulse circostanze che portano Giancaspro alla presidenza della società, costringono la neonata dirigenza a scelte precipitose dettate dal breve tempo a disposizione per mettere su una squadra. Così viene nominato prima il mister (Stellone) e poi il direttore sportivo (Sogliano), quando di solito è quest’ultimo a prendersi la responsabilità di decidere il tecnico.
E si parte con il piede sbagliato, con incomprensioni tra i due che vanno a toccare anche la campagna acquisti. I risultati poi sono subito altalenanti e i malumori crescono.
Eppure questa situazione iniziale non certo rosea potrebbe essere presa come una fase preparatoria: i primi doverosi passi che porteranno ad obiettivi più prestigiosi, da raggiungere progressivamente e con pazienza. D’altronde qualche mese prima lo stesso Giancaspro aveva rilasciato dichiarazioni dettate dal buon senso e dalla misura. La tanto ambita promozione in serie A, nelle parole del presidente, era stata presentata come l’atto finale di un processo della durata di due-tre anni.
Ma chissà perché a un certo punto cambia tutto. Nonostante Stellone continui ad affermare come la posizione di classifica del Bari rispecchi i reali valori della squadra, la società comincia ad avvertire l’esigenza di ottenere risultati immediati.
Probabilmente è proprio l’aver criticato la forza della rosa a suscitare in Sogliano una reazione. Il ds entra così in aperto conflitto con l’allenatore: ne critica il modulo, esige modifiche e cambiamenti bruschi. Si trova però davanti un avversario ostico, dalla forte personalità, che mantenendo fede al suo credo calcistico decide di andare avanti per la sua strada.
Conclusione: a novembre il mister viene esonerato.
Sogliano e Colantuono - A questo punto Sogliano prende in mano le redini del Bari. Sceglie l’allenatore (Colantuono) e insieme a lui annuncia il nuovo obiettivo minimo: il raggiungimento dei playoff. Probabilmente vuole dimostrare a tutti quanto l’unico problema dei biancorossi fosse rappresentato da Stellone.
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Bari, i perchι di un fallimento: scelte frettolose, preparazione atletica errata, il ds
Colantuono però avverte la dirigenza di aver trovato una squadra non in condizioni fisiche ottimali. Ma commette (o viene costretto a commettere) un grave errore: sottopone i giocatori a carichi di lavoro non indifferenti in vista del girone di ritorno, senza aspettare la pausa invernale.
I risultati arrivano, anche grazie a qualche buon innesto nel mercato di gennaio (che peraltro stravolge la rosa) e non mancano momenti in cui si affaccia tra tifosi e società la sensazione di potersi addirittura permettere il sogno della promozione diretta. Ma si tratta di una fase brevissima e illusoria: perché la situazione a un certo punto precipita.
Il perché secondo noi è da attribuire proprio a quella “forzatura” operata da Colantuono sul fisico dei giocatori, una pratica del tutto estranea a ogni protocollo di preparazione atletica. Averli sottoposti a grossi carichi di lavoro in un periodo dell’anno “inedito” porta infatti a due conseguenze. La prima: a una miriade di infortuni che cominciano a funestare il Bari sin da gennaio. La seconda: a una stanchezza che colpisce inevitabilmente i calciatori nel girone di ritorno.
Risultato: addio alle vittorie e di conseguenza ai playoff.
Conclusione – E’ evidente come la “fretta” sia stata il comune denominatore in questa stagione. Fretta nello scegliere lo staff, fretta data a Stellone, fretta messa addosso a Colantuono. E purtroppo la mancanza di pazienza ha portato a una seria e preoccupante assenza di programmazione. Tra l’altro pur di rivoluzionare la squadra a gennaio la società ha detto addio a due dei suoi talenti più promettenti: Castrovilli e Scalera, venduti alla Fiorentina per finanziare l’acquisto di “grossi” nomi.
E’ però difficile prendersela con Giancaspro per queste scelte azzardate: che ci si poteva aspettare da un uomo alla sua prima esperienza nel mondo del calcio? La realtà è che il presidente è stato evidentemente mal consigliato. Da chi? Il vertice decisionale della tragica stagione biancorossa sembra essere proprio Sogliano: pare giusto identificare in lui il primo firmatario del fallimento.
La società avrebbe quindi bisogno a questo punto di un nuovo timoniere. Eppure, sorprendentemente, Giancaspro ha già dichiarato di voler affidare proprio al direttore sportivo piemontese le chiavi del futuro della società, con rinnovata fiducia. A Bari non sembra che dagli errori si impari granchè.
Foto di: Nicola Velluso