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Un pezzo di archeologia urbana: quando per strada ci si puliva con il "nettascarpe"
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Un pezzo di archeologia urbana: quando per strada ci si puliva con il "nettascarpe"

di  Giovedì 16 giugno 2016 2 min Letto 58.926 volte
Sono fatti di metallo, sembrano in apparenza inutili e a volte rischiamo persino di inciamparci sopra. Parliamo dei nettascarpe, quelle piccole lamine fissate ai muri o ancorate ai marciapiedi accanto all'entrata degli edifici meno moderni: un tempo servivano a strofinarci sopra le suole delle scarpe per pulirle dal fango, oggi costituiscono dei piccoli pezzi di archeologia urbana che stanno gradualmente scomparendo.

Realizzati quasi sempre in ghisa, risulta difficile coglierne l'origine esatta: di sicuro erano presenti a Roma già nella prima metà del 1700, ma fu nel secolo successivo che il loro uso dilagò in tutta Europa. La forma variava a seconda del prestigio dello stabile per cui venivano installati: si andava dal comune rettangolo (vedi foto) per le abitazioni più povere a raffinati esemplari abbelliti con fiori, animali, angioletti e spirali da collocare vicino a eleganti dimore.

Prima dell'avvento dell'asfalto la comodità di questi arnesi era notevole: specie in condizioni di pioggia, percorrendo strade sterrate era infatti normale rincasare con le calzature ricoperte di polvere e melma. Nelle città inoltre non era raro calpestare lo sterco lasciato dai cavalli che trainavano carri e carrozze: lo smog e gli ingorghi delle automobili moderne erano problemi ancora sconosciuti.

In Italia sotto il regime fascista furono molto apprezzati in quanto strumento utile per l'igiene e il decoro pubblico. Il regio decreto 1102 del 1925 ne raccomandava la presenza in tutti gli alberghi, in particolare nei vestiboli, cioè quegli ambienti che da qualche decennio a questa parte chiamiamo "hall". Già, linguaggi e disposizioni d'altri tempi: basti pensare che lo stesso articolo prescriveva nelle strutture ricettive anche la disponibilità di numerose sputacchiere, recipienti ideati per sputarci dentro saliva e tabacco.

L'inizio del declino per i piccoli attrezzi arrivò con la Seconda guerra mondiale, quando vennero inseriti tra i materiali ferrosi da riciclare per la fabbricazione di armi e munizioni. Il colpo di grazia fu segnato invece dagli anni 60: la crescente pulizia delle strade e i mutamenti nei criteri di costruzione dei nuovi quartieri arrestarono quasi del tutto la produzione delle "gloriose" lamine. La maggior parte di quelle che erano sopravvissute al conflitto furono quindi staccate o inglobate in nuovi "strati" di marciapiede.

Oggi è possibile ordinare ricercati nettascarpe moderni via internet. Si tratta di uno sfizio che solitamente riguarda benestanti proprietari di ville e può costare anche qualche centinaio di euro. Nessuna attenzione invece per quelli più antichi, indenni a secoli di sfregamenti e intemperie: rimangono lì, spesso piegati e consumati dallo scorrere inesorabile del tempo in attesa di essere sradicati al prossimo rifacimento del marciapiede, silenziosi testimoni della vita quotidiana dei nostri antenati.
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I commenti (4)
ivan
Bell'articolo. Voi di Barinedita raccontate sempre particolari sfiziosi della città. Complimenti
BARINEDITA
Grazie mille Ivan!
franco
Desidero ringraziarvi profondamente per questo interessantissimo lavoro di Storia locale. Spero prima o poi farete una antologia sotto forma di libro. Grazie ancora.
BARINEDITA
Grazie Franco. L'antologia di cui parla è in arrivo...