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Castellana, la storia di Paolo, calzolaio a 24 anni: «La crisi aiuta i mestieri manuali»
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Castellana, la storia di Paolo, calzolaio a 24 anni: «La crisi aiuta i mestieri manuali»

di  Martedì 14 giugno 2016 3 min Letto 26.508 volte
CASTELLANA GROTTE - Rinunciare alla "moda" di iscriversi all'Università per cimentarsi in un mestiere in via d'estinzione. È l'insolita scelta di Paolo Del Drago (nella foto), 24enne di Castellana Grotte, che nonostante la giovane età esercita da un paio d'anni l'antichissima professione del calzolaio. Una decisione a dir poco coraggiosa, visto che nell'era dell’”usa e getta” in pochi scelgono ormai di far riparare le proprie scarpe rotte: si preferisce buttarle via e acquistarne un nuovo paio.

«Al termine degli studi superiori, dopo essermi diplomato in ragioneria, non avevo le idee chiare su quale potesse essere il mio futuro - racconta Paolo -. L'unica certezza era quella di abbandonare definitivamente i libri per intraprendere al più presto un lavoro manuale. Poi, riflettendo sul fatto che sin da piccolo mi era piaciuto lucidare scarpe e cambiare lacci, optai per un audace tentativo: trasformare questa “passione” in un vero e proprio lavoro».

Un azzardo che ha comportato anni di lunga gavetta. «Ho fatto pratica in diverse botteghe di Bari, Locorotondo e Terlizzi - prosegue l'artigiano -. Sono state tutte esperienze preziose dove ho imparato gradualmente i trucchi del mestiere. Nel 2014 infine mi sono messo in proprio aprendo un esercizio nel mio paese d'origine».

Il ragazzo opera nel suo negozio in via Mater Domini 40, a pochi passi dal centro storico. Entrando nella sua attività la sensazione è quella di non trovarsi di fronte alla classica bottega polverosa e claustrofobica, bensì in un luogo dove il vecchio e il nuovo si fondono.

L'ambiente è unico, anche se diviso in due parti da una piccola parete separatrice: in quella anteriore sono esposte solette, creme, bombolette spray e tutti quei prodotti utili per la manuntenzione "ordinaria" delle calzature, mentre nello spazio posteriore spiccano una serie di attrezzi ingombranti come la cucitrice, la pressa e un macchinario per smerigliare le scarpe. E poco importa che il laboratorio sia avvolto da un pungente odore di colla, gomma e diluente.

La domanda a questo punto sorge però spontanea: si riesce a campare riparando le scarpe? «Direi di sì – afferma il giovane -. Anche se devo dire la verità, sono stato aiutato dalla crisi economica che ha caratterizzato gli ultimi anni. La mentalità dell'usa e getta è ancora dominante, ma sempre più persone a corto di soldi cercano di ridurre gli sprechi e prima di buttar via un oggetto cercano di sfruttarlo ancora un po’ facendolo riparare. Insomma è brutto dirlo, ma la povertà diffusa aiuta la sopravvivenza di diverse arti manuali, compresa la mia».

In più c’è da dire che Paolo non soffre la concorrenza dei suoi coetanei, quasi tutti impegnati negli studi accademici e con poca voglia di "sporcarsi le mani". Inoltre può introdurre nel suo mestiere innovazioni che sfuggono ai suoi colleghi più anziani. «Non solo rimetto a nuovo le calzature danneggiate - conclude infatti il giovane - ma ho allargato il mio raggio d'azione lavorando il cuoio. In più, con l'aiuto di un mio amico tatuatore, ho imparato a personalizzare scarpe e borse dei miei clienti. Più che calzolaio, mi ritengo un "ciabattino 2.0"».
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I commenti (1)
Aurora
Bellissimo articolo, ammirevole Paolo!