BARI - Da mesi si parla del villaggio neolitico scoperto a Palese su un terreno privato di via Vittorio Veneto. Su quel luogo insisteva un vincolo archeologico indiretto posto con decreto ministeriale del 1989, che poi una sentenza del Tar di Bari del 2006 ha fatto decadere. Questa decisione ha innescato un effetto a catena che ha portato agli scavi per la costruzione di un gruppo di villette, alla conseguente scoperta del villaggio neolitico e alle relative polemiche per la decisione della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Puglia di non voler apporre sull'area un nuovo vincolo, questa volta diretto, per evitare cosμ la costruzione delle case e la distruzione del sito archeologico.
Tutta la vicenda ruota quindi attorno alla sentenza del Tar (n. 2884) del 2006, che θ stata espressa a seguito del ricorso inoltrato da uno dei proprietari del suolo, contro l'imposizione del vincolo indiretto sull'area. Siamo riusciti a leggere questo documento (vedi foto galleria), che di per sι dice molto poco. Bisogna in realtΰ risalire a una sentenza precedente, la n. 5660 del 2005 che abolisce il decreto di imposizione del vincolo indiretto sulle proprietΰ vicine. Come si legge nel provvedimento del 2005, quel vincolo era stato imposto per "garantire la prospettiva, la luce, le condizioni di ambiente e di decoro delle cose di interesse archeologico", del vicino sito archeologico su cui insiste invece ancora oggi un vincolo diretto: stiamo parlando del sito archeologico della spiaggia libera "La Punta".
Ma la relazione tecnica fornita a supporto della richiesta di vincolo nel 1989 era, a parere del Tribunale, "lacunosa e inidonea" perchι non aveva evidenziato "le concrete ragioni che asservono il territorio estraneo a quello in cui θ ubicato il bene protetto". Senza un'adeguata documentazione, dunque, il vincolo apposto si trasformava in un "ingiustificato sacrificio del diritto di proprietΰ privata". Ragion per cui il Tar ha ritenuto opportuno far decadere il decreto con cui il vincolo era stato stabilito. E si θ trattato di una sorta di "tana libera tutti", che ha permesso il crollo del vincolo su tutte le proprietΰ che un tempo vi erano sottoposte. La sentenza del 2006 quindi, quella relativa esclusivamente all'area interessata dal sito neolitico, non fa che prendere atto di questa situazione e ratificarla.
Certo, ci sarebbe da chiedersi come mai una relazione tecnica sia stata giudicata "lacunosa e inidonea, ma tantθ: il vincolo θ caduto e l'unica autoritΰ in grado di apporne uno nuovo θ la Soprintendenza, la quale ha perς stabilito che il sito scoperto nella proprietΰ in via Vittorio Veneto non θ meritevole di un tale provvedimento (nella nostra intervista dello scorso dicembre, il Soprintendente Luigi La Rocca aveva definito una "sequenza di pietre" quanto era stato rinvenuto).
Inchiesta
Palese, villaggio neolitico: relazioni inidonee nel silenzio degli esperti
Anche se non si capisce perchι il villaggio emerso nell'area privata non sia degno di vincolo, mentre quel poco che resta visibile sulla spiaggia "La Punta", che occupa un'area molto meno estesa, θ invece ancora sottoposto a vincolo archeologico diretto, richiesto e ottenuto sempre dalla Soprintendenza. Eppure quando il sito θ stato scoperto tutti gli studiosi ne parlarono con toni entusiastici. Ad esempio il professor Sandro Sublimi Saponetti, docente di Antropologia dell'Universitΰ di Bari che per un certo tempo si θ occupato degli scavi nel sito, definμ il villaggio neolitico un santuario, patrimonio di tutti, che meriterebbe attenzione anche da parte della comunitΰ scientifica internazionale".
Il problema θ che dopo il clamore suscitato dai rinvenimenti iniziali, a un certo punto sul sito di Palese θ calata una cortina di silenzio: gli archeologi intervenuti sullarea hanno smesso di parlare e nessuno degli studiosi ha mai speso pubblicamente una parola per difendere il villaggio dallazione delle ruspe. E non solo. In una relazione del Ministero dei Beni e delle Attivitΰ Culturali e del Turismo, Direzione Archeologia vengono riportati i ritrovamenti relativi ai primi "sei saggi di scavo 2012 a carattere preventivo". Ma poi il nulla. Ad esempio non cθ traccia dellannunciato ritrovamento dello scheletro della tomba n.6, ritenuto importante perchι trovato in posizione prona (evento insolito) e vicino a una statuetta raffigurante una dea madre, anch'essa piuttosto rara (si tratta del terzo ritrovamento di questo tipo in Italia).
Questi reperti esistono solo in vecchie dichiarazioni fatta ai giornali dagli archeologi ma non su atti ufficiali. I reperti sarebbero stati portati "nelle sedi opportune" (come afferma il Soprintendente nella nostra intervista) e restano a tutt'oggi oggetti di studio. Strana sorte per un sito che nella stessa relazione del Ministero, θ definito "uno dei piω significativi della costa adriatica pugliese in quanto ad estensione (4 ettari) e durata (VI-IV millennio a.C.)".
Manifestazioni di protesta, incontri di sensibilizzazione, un esposto in Procura firmato da 385 cittadini, oltre a una petizione online indirizzata al Presidente della Repubblica e firmata da quasi 500 persone, stanno mantenendo per fortuna vivi i riflettori su una vicenda che invece sembra che in molti vogliano chiudere il piω velocemente possibile.
Nel frattempo pubblichiamo nella galleria fotografica alcune immagini esclusive del sito, scattate da due giovani appassionati di archeologia urbana durante gli scavi avvenuti nella scorsa primavera.
Francesco
Mi piace questo tener acceso i riflettori su questa vicenda barese sempre più kafkiana! Parenti importanti quelli del costruttore?
Gino Ancona
alcune considerazioni - mercato edilizio in discesa rapida e in paralisi, crescenti "interessi" privati in "ambiti culturali": è ancora il "mattone" un buon investimento?
