VALENZANO - «Ai ragazzi spiego che l'omosessualità esiste da sempre: sono i pregiudizi ad averla storicamente occultata». Parole di Andrea (nella foto), 21enne di Valenzano che da quattro anni con coraggio tiene nelle scuole baresi dei corsi particolari: ai suoi alunni insegna infatti la storia del rapporto tra società e orientamenti sessuali "osteggiati". Insomma parla liberamente di gay, lesbiche e transessuali.
Il giovane studia psicologia all'Università del capoluogo pugliese e si definisce "pansessuale", cioè un individuo che ha una potenziale attrazione per le persone indipendentemente dal loro sesso e identità di genere. Tiene le sue lezioni senza presentarsi come membro di associazioni gay: preferisce affrontare da solo dibattiti, domande ed eventuali comportamenti omofobi.
«Se facessi parte di un'organizzazione - spiega Andrea - gli scolari più intolleranti sarebbero più intimoriti nel manifestare la loro insofferenza verso noi omosessuali. E invece è proprio questo che cerco: far emergere gli atteggiamenti discriminatori, invitare i presenti a rifletterci sopra e provare a convincere l'uditorio che tutti meritano rispetto».
Una missione non facile da compiere in una terra in cui gay e lesbiche tendono ancora a nascondersi, a volte vengono ripudiati dai propri genitori e soffrono di una segregazione a cui le scuole non cercano di porre rimedio: anzi, capita che chi ha l'ardore di fare outing davanti ai compagni di classe colga impreparati persino i docenti.
«Ma io non ho paura - afferma sicuro il 21enne - anche se all'inizio non è stato facile. Ho tenuto i miei primi discorsi quattro anni fa quando ancora frequentavo il liceo Salvemini di Bari, durante le coogestioni: davanti a me c'erano ben 1200 studenti, di cui solo tre gay dichiarati. La situazione si è fatta più semplice dopo il conseguimento della maturità, quando ho continuato a dar vita a incontri in quella scuola da "esterno". In questa condizione è stato più agevole ottenere l'attenzione dei ragazzi».
Storie
La storia di Andrea, il giovane che parla di omosessualitΰ nelle scuole baresi
Da qualche mese Andrea si è spostato al liceo Cartesio di Triggiano. «Ho pensato che agire in un solo istituto fosse inutile - evidenzia il valenzanese -. Mi sono così trasferito da una scuola del capoluogo a un'altra dell'hinterland, dove bisogna fare i conti con un modo di ragionare ancora più conservatore ».
Le lezioni però sfociano raramente nel razzismo: merito del suo "metodo" di studio. «Non vado nelle classi per imporre le mie idee - sottolinea il "maestro" - ma per aprire un confronto. Lo faccio in un'atmosfera di allegria, dove mi piace raccontare le mie esperienze e ascoltare quelle di chi mi sta di fronte. Nei miei corsi ci sono anche alunni omosessuali: loro mi vedono come un supporto per farsi accettare dagli altri e spesso mi contattano per dei consigli anche fuori dall'aula».
Nella parte didattica poi ci sono nozioni abbastanza curiose. «Parlo spesso di come molti personaggi storici famosi siano stati tutt'altro che etero - incalza Andrea -. Per esempio Giulio Cesare ebbe diversi soprannomi legati alla sua bisessualità, il poeta Catullo dedicò alcune sue opere a un giovane di cui si era invaghito e Alan Turing, padre dell'informatica, si suicidò a 41 anni per via delle persecuzioni omofobe subite dalla giustizia britannica».
Dallo scorso dicembre poi il ragazzo ha avuto a che fare con un piccolo rappresentante di un'altra categoria spesso osteggiata: quella dei transessuali. «Si tratta di un adolescente di 16 anni che ha cominciato il percorso di trasformazione per diventare donna - racconta il giovane -. La fatica con cui sta cercando di evitare il disagio che prova quando gli insegnanti lo chiamano con il nome di battesimo maschile mi ha commosso».
Insomma, in un Paese dove chi è gay tende a isolarsi Andrea ci ha messo la faccia, cercando di svolgere il compito educativo che spetterebbe a scuole e istituzioni: in questo è veramente diverso da tutti.
filomena palumbo
grazie Andrea per essere riuscito a suscitare un dialogo su argomenti così difficili negli Istituti pugliesi
E grazie ai presidi che con la loro apertura mentale hanno permesso questo;senz'altro non è stato facile neanche per loro
Come pugliese ,emigrata in toscana da quasi 50 anni,mi riempie d'orgoglio sapere che i giovani pugliesi costruiscono un presente e un futuro reale
giovanni
Grazie Andrea, sei grande ti ammiro e ti sono vicino
