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Conversano, l'enorme archivio degli Acquaviva d'Aragona: «Carte risalenti anche al 1300»
Reportage

Conversano, l'enorme archivio degli Acquaviva d'Aragona: «Carte risalenti anche al 1300»

di  Lunedì 18 maggio 2026 6 min Letto 211 volte
Conversano, l'enorme archivio degli Acquaviva d'Aragona: «Carte risalenti anche al 1300»
Foto di Rafael La Perna
CONVERSANO – Pergamene del 1300, bolle papali, documenti firmati da re e imperatori, mappe di feudi e casali, cartoline d’epoca e libri istoriati. Sono soltanto alcuni dei tesori cartacei ritrovati nell’elegante Castello Marchione di Conversano, dimora di caccia degli Acquaviva d’Aragona, nobile casata che, per secoli, è stata una delle più potenti del Meridione.

I preziosi documenti si sono tramandati di generazione in generazione, rimanendo però accatastati in casse, valigie e armadi celati nei soppalchi del vasto Castello. Sette anni fa però sono stati casualmente scoperti dagli attuali proprietari di Marchione i quali, con l’aiuto della Soprintendenza, hanno cominciato a restaurarli e inventariarli, creando così l’Archivio Acquaviva d’Aragona-Filomarino, attualmente formato da ben 50 faldoni.

Siamo quindi andati a dare un’occhiata a questa enorme raccolta. (Vedi foto galleria)

Una volta arrivati al Castello, situato a Conversano sulla provinciale 101 per Putignano, incontriamo Michele Forte, uno due eredi testamentari attuali proprietari del maniero del XV secolo.

«Avevamo una montagna di carte senza sapere di averle – ci racconta il signore, che ci accoglie ai piedi dell’edificio -. Non sapevamo dell’esistenza di questi documenti e di conseguenza, non li avevamo mai cercati. Nel 2019 invece, casualmente, abbiamo ritrovato alcune carte e volumi antichi, riportando così alla luce il primo blocco documentario».

Il materiale non versava in ottimo stato, ma grazie al rapido intervento della Soprintendenza Archivistica di Puglia, che ha posto il vincolo sui documenti, si è potuto procedere al restauro di alcune pergamene e all’inventariazione delle carte.

«Ma le scoperte non erano finite – continua Forte -. Tre anni fa abbiamo scovato, in un soppalco di un magazzino, diverse casse stracolme di altri preziosi documenti che ora stiamo riordinando. Si tratta di carte che spaziano dal XIV al XIX secolo e che fanno riferimento anche alle famiglie imparentatesi con la casata: Enriquez, Filomarino, Perrelli, Milazzi, Zunica, Di Costanzo.

Prima di andare a visionare l’Archivio, ricordiamo la storia degli Acquaviva. Questi ultimi, già duchi di Atri in Abruzzo (titolo nobiliare più antico d’Europa), divennero feudatari della contea di Conversano nel 1456, accumulando un’incredibile ricchezza economica e vasti possedimenti estesi dalla Puglia sino alla Calabria.

Tra i componenti della casata si annoveravano letterati, religiosi ma soprattutto importanti condottieri. Il più noto di essi fu il conte Giangirolamo II, detto “il Guercio”, il quale con la consorte Isabella Filomarino rese la contea di Conversano una delle più fiorenti del Seicento. I due chiamarono in Puglia artisti e intellettuali e fecero edificare chiese, conventi e residenze di pregio.

Ma, oltre a ricchezze, feudi e opere d’arte, la famiglia accumulò nel tempo un vastissimo archivio cartaceo composta da pergamene, carte amministrative, lettere, libri e molto altro.

Ad occuparsi della catalogazione del materiale è lo storico e archivista Antonio Fanizzi, che raggiungiamo in una stanza adiacente al Castello. Lo ritroviamo interamente circondato da migliaia di documenti di ogni genere.

«È come se le carte fossero state messe in un frullatore – ci racconta -. Sono tutte mischiate tra loro e molte, purtroppo, sono state danneggiate da umidità e rosicchiate dai topi. Questo ritrovamento rappresenta però un’importante scoperta storica. Eccetto per alcune pergamene in possesso delle nipoti dell’ultimo conte di Conversano e dell’archivio Carignani-Avati, ramo imparentato alla lontana con la casata, non si aveva notizia di altri documenti della famiglia sopravvissuti».

Molte preziose carte sono però andate perdute nel tempo. Quelle conservate nel palazzo ducale di Atri vennero bruciate dai francesi nel 1799. Altre che si trovavano nel Castello Acquaviva d’Aragona di Conversano, furono vendute a commercianti per incartare i prodotti, dopo che la famiglia abbandonò la città agli inizi dell’Ottocento. L’archivio di Marchione è quindi fondamentale per riscrivere la storia della casata e di tutto il Meridione.

Tra le pergamene restaurate ci vengono mostrate alcune del 1456 relative alla concessione della contea di Conversano agli Acquaviva da parte del re di Napoli Alfonso I. Il documento, oltre alla firma del sovrano, reca anche il suo sigillo in ceralacca quasi integro.

Un’altra pergamena ci affascina per la raffinata decorazione in oro. Si tratta della concessione del titolo nobiliare conferito ad Andrea Perrelli della Cava, il 24 marzo 1536, direttamente dall’imperatore Carlo V. Oltre allo stemma centrale, con l’aquila bifronte coronata, si distingue in basso la scritta Yo el Rey (Io, il Re), formula con la quale si firmavano i sovrani del tempo.

Insieme a queste vi sono anche bolle papali: una, del 1750 di papa Benedetto XIV, conserva ancora il sigillo in piombo intatto.

Tra le scoperte c’è anche una vasta collezione di splendide cartoline postali riccamente decorate e una lettera di fine ‘800 di un frate dalmata, padre Giacomo, che narra di un leggendario tesoro nascosto sotto la torre del castello di Conversano.

Vi sono inoltre voluminosi libri. Un tomo del 1540 tratta una questione tra il vescovo di Boiano e la principessa di Sulmona riguardo il feudo di San Polo, nei pressi di Campobasso. Un altro, redatto nel 1746 da Nicola Sorricchio, assimee alle biografie e all’albero genealogico della famiglia, contiene anche la trascrizione di alcuni dei documenti che andarono distrutti ad Atri nel 1799.

«Questo volume raccoglie invece le tavole delle eruzioni del Vesuvio, dal 1631 alla fine del Settecento – ci spiega Fanizzi, mostrandoci le incredibili vedute -. È stato pubblicato nel 1805 da Nicola Filomarino della Torre, figlio di Ascanio, principe di Boiano, che aveva allestito nel suo palazzo un Gabinetto Vesuviano dedicato alla vulcanologia».

Abbiamo poi la possibilità di visionare le carte ancora in fase di studio e catalogazione. Vi sono documenti scritti in spagnolo appartenenti alla famiglia Enriquez, imparentata con gli Acquaviva d’Aragona già dal XVI secolo e atti con tanto di signum tabellionis: il timbro che apponeva il notaio alla fine del testo.

Apriamo ora con cura tre fragili pergamene risalenti addirittura al 1347. «Sono del principe di Taranto Raimondo Orsini del Balzo – ci spiega lo storico -. Riguardano i dettagli della vendita del casale di Capriglia nei pressi di Alessano, nel Salento». I documenti, seppur con grandi macchie di umidità ed erose in più punti, mostrano ancora la raffinata grafia medievale.

Ci viene infine mostrata una vera “chicca” dell’archivio, un documento seicentesco di una sola pagina con una elaborata firma al centro. Si tratta dell’unica sigla nota di Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona. È dell’aprile del 1653, data in cui si credeva, finora, che fosse prigioniero in Spagna.

«Questo archivio è una vera miniera – conclude Michele Forte prima di salutarci -. Abbiamo già provveduto a stampare un primo libretto con la trascrizione di alcuni dei documenti e procederemo con altre pubblicazioni per fare conoscere a tutti la lunga storia degli Acquaviva D’Aragona».

(Vedi galleria fotografica)
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