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Bari, un giro su corso Cavour: nostalgica via dello shopping rimasta uguale a se stessa
Reportage

Bari, un giro su corso Cavour: nostalgica via dello shopping rimasta uguale a se stessa

di  Venerdì 15 maggio 2026 8 min Letto 378 volte
Bari, un giro su corso Cavour: nostalgica via dello shopping rimasta uguale a se stessa
Foto di Paola Grimaldi
BARI – Una via dello shopping rimasta uguale a se stessa, con edicole, negozi storici, bar decennali, lecci piantati da tempo immemore e persino cabine telefoniche. È la descrizione di Corso Cavour, arteria che condivide con via Sparano il titolo di “strada più importante del centro di Bari”.

Ma se via Sparano ospita ormai quasi esclusivamente multinazionali del commercio, corso Cavour continua a mantenere un nostalgico sapore “di una volta”. Una caratteristica che per molti negozianti è però un difetto: in tanti si lamentano infatti del mancato restyling della strada, a differenza di quanto avvenuto per via Sparano e via Argiro.

Siamo dunque andati a farci un giro su questa strada “vintage” lunga quasi un chilometro che i cittadini chiamano Corso Càvur, per via di quella curiosa abitudine tutta barese di spostare gli accenti “anglesizzando” le parole francesi e “francesizzando” quelle inglesi. (Vedi foto galleria)

Decidiamo di partire dall’incrocio con via Prospero Petroni, dirigendoci verso corso Vittorio Emanuele. Ci lasciamo quindi alle spalle l’ultimo tratto di corso Cavour (quello che si sviluppa sotto il ponte XX Settembre),  contraddistinto più che altro da antiche scuole, palazzi d’epoca e negozi multietnici.    

Proseguiamo mantenendoci sempre sulla sinistra, sul lato murattiano di corso Cavour. Sull’altro lato della strada infatti (quello umbertino), più che esercizi commerciali sono presenti grandi edifici istituzionali, storici alberghi, magnifici teatri.

Il tratto da noi battuto è invece un centro commerciale a cielo aperto, fatto soprattutto di negozi di abbigliamento e scarpe, ma anche di bar, gelaterie, fiorai ed edicole. Tutti locali affacciati su un largo marciapiede segnato da una fila parallela di verdi lecci (in alcuni tratti due) sul quale camminano persone di tutte le età.

Le edicole dicevamo (ce ne sono in tutto cinque), sono tutte storiche: aperte tra gli anni 10 e gli anni 30 del 900. È questo uno degli aspetti più particolari di corso Cavour, considerando che ormai in tutta la città gli iconici chioschetti verdi che vendono giornali stanno miseramente chiudendo.

Non solo. La strada conserva anche quattro cabine telefoniche (anche se appena quattro anni fa ne contammo ben 12): testimoni di un mondo che non conosceva ancora smartphone, internet e social network.

E poi gli esercizi commerciali storici, ospitati in palazzi ottocenteschi e battuti da generazioni di baresi: corso Cavour ne è piena. Certo, in tanti hanno chiuso nel corso degli anni. Ad esempio al civico 163 ci ritroviamo davanti alla saracinesca abbassata di Cusmai, negozio di abbigliamento che fu aperto nel 1926, come recita la sua ormai ex insegna.

E che dire di Ulisse? Il negozio di calzature è stato presente all’incrocio con via Beatillo dagli anni 80: ha chiuso nel maggio del 2025 e si mostra ora con la vetrina vuota e l’annuncio di affittasi. 

E ricordando quando al civico 99 della via si apriva il leggendario negozio di dischi Discorama, ci soffermiamo sui lunghi cavi del filobus che segnano ancora il cielo sopra corso Cavour, nonostante questo tipo di mezzo sia stato dismesso in città nel 1987.

Ad angolo con via Dante ecco però innalzarsi davanti a noi il bar Saicaf, presente in questo punto dal 1958. Storico punto di ritrovo della “Bari bene”, dopo una chiusura durata cinque anni (per via della morte del gestore) ha riaperto nel 2018 per tornare ad offrire il “caffè dei baresi”.  

Mentre al civico 95/A entriamo a far visita a Crescenti, pelletteria del 1936 attiva qui dal 1968. Percorriamo un lungo corridoio sotto un soffitto a mosaico azzurro e verde, per conoscere il 43enne titolare Giovanni Canè. «Fu la mia bisnonna Anna a fondare l’attività e mio padre Antonino a proseguire», riferisce. Il signore ci chiede di non fotografarlo, ma ci mostra delle preziose immagini risalenti agli anni 70 che ritraggono il papà circondato da colli di pelliccia, oltre al vecchio laboratorio dove si lavoravano i capi.

«Negli ultimi anni ho notato un radicale cambio di clientela – afferma -. Prima qui entravano molti giovani, attratti ad esempio dai nostri giubbotti di pelle. Facevano compere di qualità, più care magari, ma durature. Oggi invece i ragazzi si affidano alla “fast fashion”: vedo sempre meno adolescenti fare shopping su questa via».

Usciamo da Crescenti per entrare nel negozio accanto: Tris, fondato nel 1969 e specializzato in abbigliamento da uomo. Qui, tra una lunga fila di scaffali dove sono poggiati dei maglioni, incontriamo il 58enne Massimiliano Chiechi.

«Questo prima era un negozio di tessuti – ci racconta -. Fu fondato da mio padre Angelo e altri tre soci: il “tris” appunto. Poi però negli anni 80 abbiamo accolto l’abbigliamento. Le cose qui sono andate sempre bene, anche se dal 2000 in poi il commercio ha iniziato a scemare. Le ragioni sono globali, ma devo dire che noi negozianti di corso Cavour siamo stati un po' dimenticati dalle istituzioni. La strada è buia, le vetrine sono nascoste dagli alberi e il marciapiede è poco spazioso. Spero in una rinascita, come è successo per via Argiro e via Sparano: corso Cavour d’altronde rimane la strada più tipica di Bari».

Torniamo in strada e fermiamo alcuni passanti per conoscere il loro parere su corso Cavour. «Fondamentalmente la via è rimasta sempre uguale – afferma la 54enne Patrizia -, ma non so se questo è un bene o un male, considerando l’evoluzione di altre strade di Bari. Corso Cavour sembra essere stato abbandonato nel passato: passeggiando qui si respira sempre un’aria nostalgica».

«Noi preferiamo fare shopping su via Sparano – ci dicono le 17enni Chiara e Sabrina –. Lì ci sono negozi diciamo più “giovani” e tanti marchi multinazionali. Corso Cavour è più adatto alle nostre madri o alle nostre nonne».

«Io ho 85 anni e continuo a venire qui per vestirmi  – interveniene l’85enne Pietro, che sta passeggiando con sua figlia –. Alla mia età preferisco fidarmi dei negozi da cui mi sono sempre fornito. E per fortuna, nonostante qualche chiusura, su questa strada ci sono tanti decani del commercio barese».

Andiamo avanti. Oltrepassiamo l’incrocio con via Putignani e al civico 81 ci imbattiamo in altro punto di riferimento di calzature della strada: Lamuraglia.

«Siamo in corso Cavour dal 1997, ma l’attività è del 1920 – ci dice il 50enne titolare Francesco Lamuraglia -. Fu mio nonno Francesco Paolo Antonio ad avviare il negozio in via Manzoni. Poi noi nipoti decidemmo di spostarci qui perché, rispetto al quartiere Libertà, notammo su questa strada più vitalità. Oggi però il centro di Bari ha perso tanto. Soprattutto la mancanza di parcheggi rende lo shopping sempre più difficile, se confrontato con la semplicità dei centri commerciali».

Sullo stesso isolato c’è un'altra leggenda del commercio barese: Mennone, negozio di abbigliamento del 1938, caratterizzato dal suo ampio ingresso diviso in due da una colonna.

«L’attività fu fondata come negozio di tessuti da mio nonno Antonio Mennone, che si trasferì da Catania attratto dalla grossa commercialità di Bari - afferma il 60enne proprietario Antonio mostrandoci una foto in bianco e nero del nonno dinanzi al negozio -. All’epoca sì che il capoluogo pugliese e soprattutto questa strada erano il fulcro dello shopping. Oggi la via si è un po’ svuotata, vanno tutti nei centri commerciali: sono rimasti i nostri clienti storici e per fortuna i tanti turisti».

Superato Cippone Shoes, negozio di scarpe presente qui dal 1969, ad angolo con via Calefati ci fermiamo davanti al fioraio “Hello!” che ha rilevato uno storico chiosco presente a questo incrocio da “sempre”.

Questo è il tratto di corso Cavour più amato dai giovani sia “di un tempo” che di oggi. Include infatti il negozio d’abbigliamento Oliver Stone, nato nel 1978 e soprattutto il coevo Banana Moon, specializzato in vestiti streatwear e legato alla cultura hip-hop, skate e punk.

Tra i due esercizi commerciali c’è un’altra istituzione della strada: la Gelateria Gasperini, tra le più antiche di Bari, aperta dal 1936 e punto di riferimento per i baresi più golosi.

L’ultimo isolato della strada è contraddistinto da negozi più recenti: c’è persino un McDonald’s aperto all’interno del “grattacielo” della Motta, innalzato nel 1955 per ospitare la famosa ditta di dolciumi. 

E ad angolo con corso Vittorio Emanuele, per concludere la nostra passeggiata, ci fermiamo davanti alla targa che ricorda la posa della prima pietra del rione Murattiano, avvenuta il 25 aprile del 1813. Un quartiere, il Murat, che da sempre fa rima con shopping, incarnato dai negozi di Corso Cavour: una via che continua nostalgicamente a raccontare l’anima commerciale di Bari.  

(Vedi galleria fotografica)
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