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Associazioni dei consumatori, dobbiamo difenderci anche da loro?
Inchiesta

Associazioni dei consumatori, dobbiamo difenderci anche da loro?

di  Martedì 15 gennaio 2013 3 min Letto 4.643 volte
BARI - A difendere i diritti dei consumatori sono in tanti: Adiconsum, Adoc, Adusbef, Acu, Altroconsumo, Codacons, Movimento Consumatori, Unione Nazionale Consumatori, solo per citare le associazioni più note. Sulla carta senza fini di lucro, forniscono informazione e assistenza. Ma come si spiega tanto “altruismo”?

Se per un verso c'è da sentirsi abbondantemente tutelati, dall'altro il proliferare di tanti organismi spiazza. Esistono davvero altrettanti modi diversi di garantire i consumatori? O c'è dell'altro? Pare di sì. La maggior parte di tali associazioni fanno parte del Cncu, il "Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti", un organismo parastatale, presieduto dal Ministro dello sviluppo economico che finanzierebbe buona parte dei loro bilanci. Attualmente ne fanno parte ben 18 associazioni.

Rodolfo Roselli, segretario nazionale dell'Usp, (associazione Unione per la sovranità popolare), in uno dei suoi tanti messaggi video denuncia: «Il denaro pubblico finanzia le associazioni dei consumatori aderenti al Cncu fino all'85% del loro bilancio. Dal 2003 parte dei finanziamenti provengono dalle multe comminate dall'Antitrust per un totale di 47,7 milioni di euro in 5 anni. Le quote di fondi pubblici vengono attribuite in base al numero di aderenti».

Forse le cifre di cui parla Rosselli sono esagerate (e non verificabili visto che i bilanci delle associazioni non sono pubblici), ma di certo le associazioni dei consumatori funzionano un po’ come i partiti politici: andrebbero avanti grazie a finanziamenti statali.  

La cosa che più sconcerta è che malgrado tali fondi e l'elevato numero di iscritti, molte associazioni portano avanti campagne di marketing  "insistenti" con promesse di sconti, regali e concorsi. Tra queste, Altroconsumo, una delle più famose, che vanta grandi battaglie e che conta 350mila abbonati, offre fino a gennaio l'abbonamento gratis per due mesi alla propria rivista,  con allettanti regali e la partecipazione ad estrazioni mensile di premi, tra i quali un'auto del valore di 24.550 euro (vedi foto).

La signora Grazia dichiara: «Mi hanno chiamato non meno di 10 volte facendolo sempre a nome di Altroconsumo per offrirmi un abbonamento gratuito per 3 mesi che automaticamente si sarebbe trasformato in abbonamento».

Altroconsumo infatti è anche una Srl editoriale e vende abbonamenti di diverse riviste, oltre al mensile omonimo, "Altroconsumo": "Soldi&Diritti", "Test Salute", "Hi test" e "Consumatori, Diritti e Mercato". I dubbi e le proteste di molti utenti che si dichiarano ingannati sono apparsi su svariati forum e blog.

Benché non ci sia nulla da eccepire sulla legalità di tali operazioni, si evidenzia una pratica eticamente discutibile per un'associazione che difende i consumatori, condotta con uno stile che l'accomuna di fatto a molte di quelle aziende da loro stessi giustamente criticate e combattute.
Abbiamo chiesto spiegazioni direttamente ad Altroconsumo e tramite il loro ufficio stampa ci hanno risposto: «Senza le campagne marketing centinaia, migliaia di persone non potrebbero conoscere l'offerta articolata dei servizi di Altroconsumo. Le campagne commerciali devono attirare l'attenzione. Stiamo sperimentando linguaggi, forme, nuove modalità, nell'ottica di coinvolgere quegli utenti che non si sono ancora avvicinati a noi. Tutto nel pieno rispetto delle norme e della libertà di scelta di ciascuno». 

Sarà, ma sarebbe il colmo se ci dovessimo difendere anche dalle associazioni dei consumatori.
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