BITETTO - Una gloriosa scuola dell'infanzia in preda al degrado, tra stanze spettrali e topi che invadono anche i palazzi circostanti. É il lugubre scenario dello storico ex asilo di Bitetto, a sud-ovest di Bari, costruito nel 1914 e chiuso da più di cinquant’anni: la sua riapertura sembra ormai un miraggio, bloccata in un mare di beghe burocratiche tra Comune e Opera pia Santissimo Sacramento, proprietaria della struttura.
L'edificio sorge al civico 28 di via Guglielmo Marconi, a pochi passi dalla città vecchia e si sviluppa su due livelli. «Lì dentro ci si divertiva un mondo - ricorda Marta, 60enne che frequentò l'istituto poco prima che venisse abbandonato -. C'erano due classi molto capienti, alberi di mele e pere nei giardini e una fontanella centrale dove ci dissetavamo tra un gioco e l'altro. Una grande stufa ci riscaldava nei mesi più freddi ed era attiva una mensa per sfamare i bambini».
«Quello stabile - spiega Rosamaria, altra "reduce" della scuola - era un vero e proprio gioiello. Oggi invece è la vergogna di Bitetto: pieno di cani randagi, luogo di ritrovo per tossicodipendenti e posto talmente sporco da favorire la proliferazione di topi. Per difendersi dai ratti chi abita nei paraggi è ormai costretto a vivere con dei gatti in casa».
Una situazione che almeno a breve difficilmente si sbloccherà. Come racconta Onofrio Damone, ex vicesindaco del paese, le modalità di riutilizzo della costruzione sono oggetto di un estenuante braccio di ferro tra Comune e Opera pia che dura dal lontano 1987: l'idea più gettonata è trasformarla in una casa di riposo, ma per ora non c'è nulla di concreto.
In attesa di buone notizie, abbiamo quindi visitato l'ex istituto (vedi foto galleria).
Inchiesta
Abbandono, topi e nostalgia: viaggio nel centenario e lugubre ex asilo di Bitetto
foto di Antonio CaradonnaIn cima alla sua facciata è inciso l'anno in cui fu eretto, mentre l'ingresso principale posto sotto di esso risulta sbarrato da una ringhiera arrugginita. Scegliamo così di usare l'accesso secondario situato in via Sterlacci, che troviamo aperto sul lato destro della struttura, ritrovandoci così in una selva di sterpaglie alte un metro che dominano il vecchio giardino.
Avanziamo a fatica verso la porta secondaria, collocata sul retro dell'asilo. La oltrepassiamo ed entriamo: ad accoglierci una serie di stanze senza porte invase da riviste strappate, pezzi di legno e altri rifiuti di ogni genere. Appoggiato a un muro un pezzo di ringhiera circondato dalla polvere, affiancato a poca distanza da quel che resta di vetusti mobili rovesciati da tempo immemore.
In alcuni punti la luce del sole fa veramente fatica a penetrare: il buio che si viene così a creare, sommato alle tetre finestre senza vetri, "regala" scorci piuttosto inquietanti. Preferiamo quindi salire al primo piano. La rampa che utilizziamo è tutt'altro che rassicurante, visto che gran parte del corrimano è costituito da malmesse assi di legno.
Anche quassù però il degrado regna sovrano: una sequela di vani spogli, pareti luride e cavi che pendono dal soffitto sono l'inevitabile risultato di decenni di abbandono. Usciamo sul terrazzo, stupendoci di come uno stabile così deteriorato sia così vicino ai palazzi del centro cittadino.
Ci affacciamo sul retro dell'asilo, rendendoci conto ancora una volta della "prepotenza" della vegetazione spontanea del giardino. Anche se proprio mentre stiamo per uscire, sentiamo dei rumori provenire dall’esterno: sono degli operai: proprio nel giorno in cui abbiamo deciso di visitare la struttura sono stati mandati qui a tagliare l’erba. Che incredibile coincidenza.
(Vedi galleria fotografica)