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Don Merola, prete anticamorra: «In Puglia la mafia dei colletti bianchi»
Inchiesta

Don Merola, prete anticamorra: «In Puglia la mafia dei colletti bianchi»

di  Mercoledì 7 maggio 2014 3 min Letto 12.083 volte
FOGGIA - «Collusa con i colletti bianchi e tanto silenziosa quanto micidiale». Queste sono, secondo don Luigi Merola, il “prete anticamorra”, le note distintive della criminalità organizzata pugliese, la cosiddetta quarta mafia.  Abbiamo incontrato il 41enne sacerdote napoletano 1° maggio a Foggia, durante un incontro organizzato dai padri carmelitani (vedi foto galleria). Il tutto si è svolto sotto l'occhio vigile dei suoi "angeli custodi", come Merola ama chiamare gli uomini della propria scorta, che lo accompagna da anni: da quando dopo l’ennesima denuncia e omelia da lui tenuta contro la Camorra, c’è chi promise di “ammazzarlo sull’altare”.

Don Luigi, finalmente la sua testimonianza giunge anche in Puglia, una terra dove per anni la criminalità organizzata è stata sottovalutata... 

Sono stato già altre volte in Puglia, a Lecce, a Brindisi. Qui da voi la la criminalità è considerata una mafia più giovane e a tratti silenziosa, ma è così radicata che non spaventa meno della nostra Camorra. Colpisce in modo più nascosto ma è micidiale perché entra nelle Istituzioni ed è collusa con i colletti bianchi.

Va contrastata in modo diverso quindi?

No. Anche in Puglia per contrastarla non servono le armi o il codice penale. Bisogna mettersi insieme, fare squadra. Bisogna erigere un muro fatto di racconti e sensibilizzazione. Dobbiamo moltiplicare questi incontri e vaccinare i giovani facendoli diventare cittadini attivi e consapevoli. Sono loro le sentinelle del territorio. Perché se ci si chiude nell'individualismo si lascia il territorio in mano a questa gente che certo non lo ama. Lo ripeto sempre: per contrastare la mafia non abbiamo bisogno di un esercito di poliziotti ma di un esercito di insegnanti. 

Quindi si deve ripartire dalla scuola?

Sì, ma come diceva i magistrato Antonino Caponnetto la scuola deve riprendersi il suo vero ruolo, quello cioè di formare i futuri cittadini. Una scuola che non si deve autocelebrare, chiusa spesso in sè stessa, ma che apra le sue porte ad altre figure significative. Nella scuola devono entrare i testimoni di giustizia, i magistrati, le associazioni impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata.

E la Chiesa, i vescovi?

Anche la Chiesa deve fare altrettanto: si deve svegliare. Ultimamente ho visto alcuni vescovi incominciare a prendere posizioni chiare contro feste patronali dietro le quali si annida la criminalità. Devono imparare a collaborare con le forze dell'ordine, rifiutando di prendere ordini dai capoclan.

Come vive oggi il suo impegno sul territorio?

Attraverso l'associazione "A voce de creature" che ho fondato nel 2007. Sono riuscito a strappare dalla strada già 150 ragazzi. Il mio compito è togliere il potere alla Camorra alla radice, perché nessuno nasce delinquente, ma lo diventa. Noi raccogliamo i ragazzi tra i sei e i diciotto anni, ospitandoli in una struttura confiscata alla Camorra. Come al solito però lo Stato ci dà una casa, ma poi dobbiamo provvedere noi alle spese e anche a pagare le tasse. 
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