BARI - La Pasqua non è solo uova, colomba e agnello. E’ principalmente una festa religiosa, che molti paesi pugliesi, anche quest’anno, hanno onorato in maniera più “speciale” di altri.
Ad esempio con le processioni del Venerdì Santo. Quella più “affollata” è stata sicuramente quella di Valenzano. Qui la ritualità prevede la sfilata di 47 gruppi statuari che rappresentano le diverse scene della Passione e della morte di Cristo. Si tratta di statue appartenenti a privati i cui portatori sono amici e parenti del proprietario. Anche a Conversano c’è una famiglia che tradizionalmente ha un ruolo particolare nei riti della Settimana Santa. Sono i Tarsia-Mastronardi che da circa 150 anni sono proprietari della statua di Gesù dell’Isola e anche quest’anno è toccato a loro, fino all’ultimo discendente, portarla in processione dal Palazzo Vescovile alla chiesa di san Rocco.
Poi ci sono le processioni che prevedono l’interazione di statue e personaggi viventi. Così a Roseto Valfortore, nel foggiano, la Veronica, i giudei, i soldati romani e Simone di Cirene sono stati impersonati da uomini e donne reali che sono entrati in scena in momenti prestabiliti e secondo un copione non scritto, ma affidato alla memoria collettiva. A Canosa di Puglia invece è toccato ai bambini, vestiti da angeli, presentare i classici simboli della Passione: la corona di spine, la canna, gli scudisci, il calice, i dadi. A Monte Sant’Angelo, è stato invece un gruppo di ragazze a portare in spalla le statue dell’Addolorata durante la processione.
Ci sono poi ritualità che prevedono atti di penitenza fisica. È quanto accade ogni anno a Francavilla Fontana, dove i penitenti incappucciati e scalzi sorreggono croci realizzate con travi grezze da carpentiere. Qualcosa di simile avviene a Troia, dove anche quest’anno i devoti, oltre alla croce, hanno trascinato delle catene legate alle caviglie. Hanno addirittura una corona di spine in testa i penitenti di Noicattaro e Triggiano: vestiti di sacco nero e scalzi (nella foto), il Venerdì Santo hanno trasportato sulle spalle pesanti croci e portato alle caviglie le cosiddette “catene della disciplina” con le quali, in passato, si fustigavano durante i riti.
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La Pasqua in Puglia: chi l'ha onorata in maniera speciale
Meno cruente ma ugualmente curiose sono state le processioni di San Severo, Bisceglie e Vico del Gargano. Tutte accomunate dal singolare rituale secondo cui le statue seguono percorsi diversi per incontrarsi in un punto stabilito. A Bisceglie si è ripetuto come ogni anno il “bacio”, ovvero l’attimo in cui la statua dell’Addolorata si è chinata verso quella di Cristo ricurvo sotto il peso della croce. A San Severo invece le processioni della Madonna e del Cristo Flagellato, dopo aver percorso strade diverse per tutta la notte del Venerdì Santo, si sono incontrate all’alba senza riuscire, come da tradizione, a toccarsi.
La cultura agricola influenza i riti quaresimali a Monte Sant’Angelo e Noicattaro. Nella chiesa di San Benedetto del comune garganico, nei primi giorni di Quaresima i devoti hanno seminato il grano in piatti di argilla e hanno atteso che maturasse. Il Giovedì Santo lo hanno posto nel Sepolcro contornato dalle piante di cicerchie e lenticchie disposte a corona. Nella cittadina a sud di Bari invece durante i 40 giorni precedenti la Pasqua i cittadini hanno depositato ceppi secchi sul sagrato della chiesa della Madonna della Lama. Qui sono stati poi bruciati il Venerdì Santo per propiziare il raccolto.
Legati ai riti pasquali non sono mancate piccole superstizioni, come quella secondo cui, a Bitonto, per scacciare la sfortuna, è necessario visitare un numero dispari di sepolcri la sera del Giovedì Santo. Mentre a Ruvo, la mattina di Pasqua, in segno propiziatorio è stato fatto esplodere un fantoccio con le sembianze di una vecchia strega vestita di nero. “Quarandone”, così è chiamato, è stato appeso agli incroci delle strade per tutta la Quaresima e rappresenta le penitenze. La sua esplosione simboleggia la vittoria della vita sulla morte. Ovvero: la Pasqua.
