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Padre Clemente: il prete di Santeramo che fondò chiese e scuole nell'anglicana Inghilterra
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Padre Clemente: il prete di Santeramo che fondò chiese e scuole nell'anglicana Inghilterra

di  Martedì 9 settembre 2025 5 min Letto 4.503 volte
SANTERAMO IN COLLE – Nella cittadina di Slough, a sud dell’Inghilterra, sorge l’imponente chiesa di Sant’Etelberto: un'enclave cattolica in un Paese da sempre anglicano. A fondarla, nel 1910, è stata infatti un prete italiano, giunto da un lontano paese della Puglia: Santeramo in Colle, in provincia di Bari. Il sacerdote in questione è padre Giuseppe Clemente, il quale dopo aver portato da parola di Dio in Francia, Grecia e Turchia, arrivò nel paesino britannico nel 1883 dedicando il resto della sua vita a diffondere il cattolicesimo nel Regno Unito.

Padre Clemente realizzò templi religiosi, scuole e mense e venne premiato e lodato per il suo operato sia dalla popolazione italiana che inglese. Nonostante ciò, oggi sono in pochi a conoscere la sua esistenza al servizio degli altri: l’unico ricordo che resta nella sua città natale sono un monumento a sua devozione in Largo Pietà e una via a lui intitolata nel centro storico.

Così, grazie all’aiuto di Vito Marsico, santermano che vuol far riaffiorare nel suo paese l’interesse per il proprio valoroso concittadino, abbiamo ripercorso la vita dell’importante canonico. (Vedi foto galleria)

Giuseppe nacque a Santeramo il 24 settembre del 1845. Sin da piccolo mostrò una grande vocazione religiosa: ma la soppressione degli ordini religiosi, iniziata già da qualche decennio nel Meridione, gli impedì di entrare in qualsiasi monastero. Così si trasferì a Bari dove iniziò gli studi per diventare ingegnere agronomo.

Ma la sua vocazione era troppo forte. Giuseppe partì così a Napoli dove riuscì ad accedere alla Missione di San Nicola da Tolentino. Si trasferì poi a Genova per studiare teologia, scienze ma anche francese e inglese. E iniziò il suo peregrinare da missionario. Tra il 1869 e il 1872 si recò a Naxos, Smirne e Costantinopoli, dove fu persino preso a sassate nel quartiere ebraico. Tornato in Francia completò gli studi religiosi e venne infine ordinato sacerdote a Parigi il 23 settembre del 1876.

Nella capitale francese diresse la Pia Opera della Famiglia italiana radunando migliaia di operai per ascoltare i loro bisogni. E incontrò più volte il Re Francesco II di Borbone il quale, trovandosi in esilio a Parigi, finanziò in più occasioni il suo operato assistenziale.

Nel 1883 si traferì in Inghilterra, nella cittadina di Slough, nei pressi di Windsor, che divenne la sua nuova casa. Superata l’iniziale diffidenza della comunità protestante, riuscì a farsi apprezzare dalla popolazione grazie al suo nobile cuore. Nel 1885 comprò un magazzino e una stalla che trasformò in chiesa precaria dedicata a Sant’Etelberto, primo re cristiano d’Inghilterra. Il territorio della parrocchia comprendeva 16 paesi e villaggi limitrofi che Giuseppe visitava periodicamente per diffondere la parola di Dio.

Tra il 1886 e il 1888 fondò, accanto alla chiesa, una scuola elementare che in poco tempo raccolse ben 170 scolari. A questa aggiunse una sala per radunare operai di ogni religione con tavolini, giochi e una biblioteca dove teneva incontri sulla fratellanza fra tutti i credi.

Grazie a opuscoli religiosi, spettacoli di beneficenza (uno di questi organizzato nel Castello reale di Windsor) e feste aperte a tutti, Giuseppe riuscì quindi a farsi stimare sia dai cattolici che dai protestanti.

Il crescente cattolicesimo nella zona, frutto del suo operato, fu citato anche dal giornale anti-cattolico Modern Society, che suggerì provocatoriamente di modificare il cartello della stazione di Slough da “Qui si cambia per Windsor” a “Qui si cambia per Roma”.

Fondò inoltre una banda musicale, un circolo per fanciulli dove giocare a cricket e football, un museo storico, un asilo per i figli delle donne lavoratrici e infine quella che sarà la sua attività più lodata: una cucina gratuita per i poveri.

Nel 1891 la mensa distribuiva oltre 37.000 piatti di minestra a bambini e adulti di ogni confessione. Alcune foto del luogo furono esposte nella Mostra degli italiani all’estero di Torino e valsero a padre Clemente una medaglia d’argento per la sua iniziativa.

Oltre a dedicarsi alla sua comunità non dimenticò mai di supportare anche la sua nazione d’origine: promosse raccolte fondi per i feriti della battaglia di Adua (1896), per l’inondazione di Bari (1905), per l’eruzione del Vesuvio (1906) e per il terremoto calabro-siculo (1908).

E si dedicò anche alla scrittura. Il suo libro più noto fu “Decadenza della Moderna Società e necessità di fondare in Inghilterra una Lega Cattolica del Lavoro”, edito nel 1909, dove esortava la creazione di una corporazione centrale che raggruppasse tutte le forza cattoliche del Paese.

Nel 1908, durante i festeggiamenti dei 25 anni della Missione di Slough, ottenne doni e riconoscimenti dalla sua comunità ma anche da alte autorità locali ed estere: il Segretario di Stato del Papa, il primo Maresciallo d’Inghilterra e l’Ambasciatore d’Italia a Londra che lo definirono come «una delle figure più conosciute e rispettate tra noi e altrove».

Il 10 ottobre dello stesso anno tornò in visita a Santeramo che negli anni, nonostante la distanza, aveva arricchito di doni (quadri, statue, libri, decorazioni) destinati a chiese ed opere assistenziali. La mattina celebrò una messa allestita, per il gran numero di partecipanti, sul sagrato del convento di San Rocco (attuale monastero dei Frati riformati Francescani). La sera invece il paese lo festeggiò con concerti, luminarie, fuochi d’artificio e persino palloni aerostatici con la sua effige.

Per il suo lodabile operato padre Clemente ricevette il 9 ottobre del 1909, dal Re Vittorio Emanuele III, il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. E anche Papa Leone XIII lo premiò con la medaglia d’argento Pro Eclesia et Potefice.

Nel frattempo, grazie a una donazione della superiora del convento di San Bernardo di Slough, riuscì a far edificare una nuova e sontuosa chiesa progettata dell’architetto-sacerdote Benedict Williamson. Il tempio in stile neogotico (come detto tutt’ora attivo), dedicato all’Immacolata Concezione e a Sant’Etelberto, poteva accogliere 600 persone e fu inaugurato il 20 aprile 1910.

Negli anni successivi continuò la sua opera assistenziale fino all’improvvisa morte che lo colse il 17 luglio del 1918. Fu sepolto in un’umile tomba nel cimitero di Slough, lì dove il suo ricordo giace da più di un secolo.

(Vedi galleria fotografica)
 
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I commenti (1)
Maria Amato
Che bella storia!!