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Dai primi orecchini maschili ai piercing: la storia di "Eroi", la bigiotteria alternativa di Bari
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Dai primi orecchini maschili ai piercing: la storia di "Eroi", la bigiotteria alternativa di Bari

di  Giovedì 10 luglio 2025 5 min Letto 11.198 volte
foto di Giacomo Pepe
BARI – Si chiama “Eroi”, è attivo dal 1984 ed è l’unico negozio sopravvissuto a Bari tra i tanti che, in quegli anni, nacquero per andare incontro alla crescente richiesta di “bigiotteria alternativa”: orecchini per uomini, piercing, spille, toppe, bracciali borchiati, anelli tribali.

Tra la fine degli anni 70 e l’inizio dei 90 in tutto il mondo si svilupparono infatti una serie di mode “underground” (dal punk al metal, dal new romantic al rasta, dal gothic al grunge), ognuna con i propri accessori distintivi lontani dallo stile classico e “mainstream”.

Oggetti che prima di essere commercializzati in veri e propri negozi potevano essere reperiti in bancarelle in cui artigiani e appassionati offrivano ai passanti i loro lavori. A Bari il mercato dedicato a questo genere di merce era Piazza Umberto, da sempre luogo “diverso” del capoluogo pugliese.   

Poi, visto il successo ottenuto dalla vendita in strada, in molti decisero di aprire un esercizio commerciale. Tra questi la coppia Franco De Cristofaro e Maria Albanese, che inaugurò “Eroi” in via Melo: un negozio che fu tra i primi, tra l’altro, a fornire il servizio di foratura dei lobi e di applicazione dei piercing.

L’attività di Franco e Maria, nonostante il cambiamento di mode, di stili ed epoche, è sopravvissuto sino ai giorni nostri: siamo così andati a trovarli per farci raccontare la loro storia “alternativa” (vedi foto galleria).

Siamo dunque in via Melo 222, al piano terra di un palazzo liberty del 1895, lì dove si staglia l’iconica insegna al neon arancione di Eroi.

Entriamo e il pavimento a chianche ci conduce a un corridoio le cui pareti sono piene zeppe di collane, catene, cappelli fantasia, sciarpe, pendagli, anelli, orecchini e foulard. Al centro un banco in vetro rivela la vera natura del luogo: abbiamo cerchi d’acciaio lucido o dorato, micro-barrette filettate, sfere color fluo per ombelico, chiodini da setto, charms a pipistrello e saetta.

Facciamo dunque la conoscenza del 65enne Franco e della 63enne Maria. «Tutto ebbe inizio nel 1979 - racconta l’uomo mentre appoggia sul palmo della mano un vecchio ciondolo piegato a ventaglio -. Avevo 19 anni e piantai la mia bancarella in piazza Umberto con catenelle, pietre dure e orecchini. Maria la conobbi dopo qualche tempo: comprò da me un bracciale e poi cominciammo a lavorare insieme, io occupandomi della parte manuale e tecnica, lei aggiungendo il suo tocco creativo grazie alla formazione maturata all’istituto d’Arte».

All’epoca come detto piazza Umberto era piena di bancarelle con artigiani che vendevano i loro monili. «Ma dopo qualche anno tutti aprimmo un negozio vero e proprio – spiega Maria –. Nacquero “Effetti speciali” in via Carulli, “Minus” in via Nicolai, “Rapdadiva” in via Pasubio e poi “Baba yaga” e “Buccia d’arancia”. Noi inaugurammo “Eroi” nel 1984 in via Melo all’interno di un locale situato accanto al negozio attuale».

La coppia ci spiega l’origine del nome. «Volevamo chiamarlo Supereroi, ma era troppo lungo – ci dicono –, così restò Eroi. Il titolo rievoca il coraggio dei punk di quei tempi, capaci di sfidare le mode dominanti e l’estetica mainstream con uno stile anticonformista».

Erano anni infatti in cui in un mondo che stava diventando sempre più globalizzato e votato al “dio denaro”, nascevano sottoculture che si imbeveravano di musica new wave, elettronica, garage rock, metal, alimentando nel contempo una libertà di espressione che si tradusse anche nell’uso di orecchini maschili e piercing.

«Nel 1986 cominciammo a fare i primi buchi alle orecchie con l’ago sterile – afferma Maria – : un servizio che contribuì ad attirare sempre più clienti. Tre anni dopo ci trasferimmo nel locale attuale, ben più grande, lì dove iniziammo a sperimentare la pistola spara-orecchini, più rapida e meno dolorosa».

E poi arrivarono i piercing. «La richiesta era enorme, così feci un corso a Latina - sottolinea Franco -. Tuttavia le nuove normative europee di inizio anni 2000 richiesero locali separati e sterili per applicare piecing e orecchini, così spostai aghi e pinze in alcuni centri per tatuaggi come "Atipiko" e "Simone Art Tattoo". Ma a un certo punto divenne evidente che fare buchi e vendere accessori creava troppa confusione, così lasciammo “Eroi” solo alla bigiotteria».

Nel frattempo i due ci mostrano il retrobottega dove vengono creati i monili: il cuore operativo di Eroi. Sulla parete di destra campeggiano decine di rocche colorate, impilate una sull’altra, mentre sul lato sinistro scaffali alti fino al soffitto custodiscono scatole etichettate e barattoli di viti d’argento.

Un mondo che esiste e resiste da più di quarant’anni. Sì perché nel frattempo tutti i negozi aperti assieme ad Eroi hanno chiuso. «Le mode sono certamente cambiate – sottolineano i proprietari –, ma soprattutto oggi la bigiotteria alternativa non fa più parte solo dell’estetica “punk”, ma è entrata a far parte della moda di tutti i giorni. Così gli accessori che prima venivano venduti da negozi specializzati ora possono essere reperiti un po’ ovunque, persino nei centri commerciali».

Ma come ha fatto il negozio a non farsi “mangiare” dalla concorrenza? «Grazie a delle scelte strategiche ben precise (vedi il servizio di riparazione di gioielli usati) – rispondono i due –. Ma ci ha favoriti anche la vicinanza a scuole frequentatissime come lo Scacchi e il Pitagora, oltre che alla Stazione centrale: insomma studenti e pendolari qui non mancano mai. In più cerchiamo di aggiornarci, creando sempre collezioni nuove.  Anche se l’arredamento (dalle vetrine a cubo agli espositori in ferro) è rimasto uguale al primo giorno: chi entra ritrova i ricordi di quando era adolescente».

Insomma in via Melo l’insegna al neon arancione continua a essere luminosa. «Perché finché qualcuno vorrà un cerchietto fuori dal coro – concludono Franco e Maria -, Eroi resterà qui».

(Vedi galleria fotografica)
 
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I commenti (1)
Maria Amato
Ottimo articolo, peccato non aver menzionato il lavoro di chi collabora nel retrobottega con tanto impegno e abnegazione...