BITONTO – «Questa è una finestra sulla città di Bitonto, aperta a tutti: molti artisti sono partiti proprio da qui e si sono fatti strada». A parlare è Damiano Bove, fondatore e coordinatore dell’associazione “Mò Heart”, attiva da circa 20 anni nel comune del nord barese. Affermatasi nel tempo come un vero cenacolo culturale, l’iniziativa del 71enne bitontino promuove diverse forme d’arte (pittura e poesia su tutte), dando l’opportunità a tanti giovani di cominciare a farsi conoscere attraverso mostre ed eventi.
Damiano stesso, del resto, sa bene quanto sia forte il desiderio di esprimere il proprio estro. Fin da giovanissimo infatti ha sognato di fare l’artista, ma per lungo tempo la vita lo ha portato altrove: ha fatto mille lavori, vissuto in città e Paesi diversi, ma lo spirito creativo non si è mai sopito. Tanto che a un certo punto ha deciso di lasciare tutto e dedicarsi davvero solo all’arte, divenendo al contempo il trampolino di lancio per molti nuovi talenti.
Per andare a conoscere la sua attività entriamo nel centro storico di Bitonto per giungere al Muro di Porta Robustina: una strada che si inerpica seguendo il tracciato dell’antica cinta muraria cittadina. Qui ci troviamo davanti a una porticina rossa, sull’uscio della quale ci accoglie Damiano, introducendoci nel suo piccolo regno di colorata creatività. (Vedi foto galleria)
La sede dell’associazione è una stanza stretta e lunga alle cui pareti si susseguono dipinti di vario genere, dal naturalistico all’astratto, dai ritratti ai paesaggi. Alcune sono opere dello stesso Bove, altre riportano il nome dell’autore su una targhetta. Non mancano piccole sculture, vari libri appoggiati qua e là, qualche locandina di eventi passati, una tela su un cavalletto. Qui anche le sedie esprimono inventiva: ne notiamo in particolare quattro sulla destra, decorate con la tecnica del decoupage.
«Ho comprato questo locale una ventina di anni fa per dare una casa al progetto che avevo da tempo – spiega Damiano -: un luogo nel cuore di Bitonto in cui esporre e parlare di arte». Fu allora che nacque Mò Heart, punto di arrivo e di ripartenza nella vita del suo fondatore.
Classe 1954, Damiano era destinato a fare il panettiere. «A Bitonto Bove fa rima con pane – spiega -: la mia famiglia da generazioni si occupa di panificazione. Io però amavo il disegno, la pittura e la poesia e già dalle scuole medie iniziai a partecipare a mostre e concorsi. Avrei voluto iscrivermi all’istituto d’arte, ma i miei genitori non furono d’accordo e mi fecero prendere il diploma di perito meccanico».
Da quel momento per Damiano iniziò una fase di continui cambiamenti. Negli anni 70 fece numerosi mestieri, come cameriere, manovale e insegnante di meccanica. Trascorse un breve periodo a Milano sognando di vivere come artista bohémien e nel 1983 si trasferì in Austria e in Germania per lavorare in varie industrie. Tornato in Puglia avviò l’attività di commerciante di biancheria che svolse per oltre 20 anni.
«Ho fatto mille cose diverse, ma ho sempre continuato a dipingere e a scrivere – ricorda -. A incoraggiarmi sono stati in particolare alcuni incontri: per esempio, a inizio anni 80 l’allora vescovo di Bari-Bitonto Aurelio Marena volle a tutti i costi acquistare un mio quadro, mentre il poeta bitontino Peppino Moretti mi fece scoprire la poesia vernacolare».
Storie
Bitonto, l'associazione Mς heart: «Dai poeti ai pittori, qui chiunque puς mostrare la propria arte»
foto di Paola GrimaldiCosì a un certo punto Damiano decise di cambiare tutto di nuovo, questa volta seguendo solo la sua passione: chiuse la partita Iva e iniziò a vivere finalmente per l’arte, inaugurando Mò Heart.
Da allora in questo piccolo locale nel centro storico di Bitonto sono passate decine di autori. «Qui hanno esposto le loro opere anche nomi importanti dell’arte locale – dice con orgoglio Damiano -: ricordo tra i tanti, pittori e scultori come Franco Sannicandro, Enzo Morelli, Maria Bonaduce o Giovanni Morgese, o anche provenienti da fuori regione come il calabrese Enzo Palazzo. Ma soprattutto trovano spazio esordienti, ragazzi alle prime esperienze, talenti del territorio che hanno voglia di emergere e di raccontare qualcosa di sé attraverso il colore, il disegno o i versi di una poesia».
La quotidianità di Damiano Bove oggi consiste in un lavoro continuo con il fine di organizzare esposizioni ed eventi. «Non faccio il mercante d’arte – ci tiene a precisare -: curo le presentazioni, le mostre o i reading letterari per pura passione: mi piace dare l’opportunità soprattutto ai più giovani di affacciarsi al mondo dell’arte partendo da Bitonto, un centro ricco di storia e di cultura».
Uno spirito che negli anni è riuscito a “contagiare” l’intera città, tanto che oggi Damiano tiene eventi anche fuori dal suo cenacolo: la biblioteca comunale, il municipio, i musei, il Torrione Angioino, alcune chiese ospitano sempre più spesso le iniziative targate Mò Heart. Alcune sono anche diventate appuntamenti fissi, come le serate di poesia del “Maggio in fiore” o quelle di fine estate intitolate “Bitonto dentro e fuori le mura”, in cui gli allievi delle scuole di musica cittadine accompagnano la lettura di testi in vernacolo o performance teatrali.
L’influenza tra forme d’arte diverse e l’unione tra creatività e passione si trovano concentrate anche nel nome stesso dell’associazione. «Mò Heart gioca proprio sull’incontro tra la dimensione locale, portata dal dialettale “mò” (adesso) – spiega Damiano - e quella internazionale di “heart” (cuore, in inglese). Ma anche dal fatto che la pronuncia di quest’ultima parola è molto simile ad “art” (arte). Non a caso il motto del mio progetto è “Quando l’arte parla con il cuore”».
E se un pezzo del proprio cuore Damiano lo conserva nel locale in cui ospita gli eventi, un’altra parte la custodisce in un luogo più intimo che decide di mostrarci alla fine della nostra visita. Si trova esattamente al di sotto della stanza in cui siamo appena stati, ma per raggiungerlo usciamo all’esterno e facciamo il giro dell’isolato.
Arriviamo così a una stretta porta in ferro. La superiamo e scendiamo qualche ripido scalino. Ci troviamo in uno spazio angusto e pieno di oggetti sugli scaffali. «È il mio laboratorio personale – rivela Bove –: il luogo in cui ancora oggi vengo a dipingere».
Attorno a noi vediamo decine di cornici, libri e pennelli. Su uno stretto bancone appoggiato alla parete c’è il quadretto a cui Damiano sta lavorando in questo periodo. Poco più in là, notiamo uno strano macchinario meccanico. «È una tranciatrice – ci spiega -: con questa si tagliano i pezzi di legno che poi vengono attaccati per formare le cornici».
E non manca qualche oggetto antico. Damiano ce ne mostra uno in particolare: un vecchio stampino che i panettieri usavano per dare la forma alle tradizionali “rosette”. Un simbolo della tradizione famigliare dei Bove: quella che Damiano non ha voluto proseguire in nome dell’arte.
(Vedi galleria fotografica)
