BARI – Al ruolo da protagonista è abituata da sempre: nei sogni e nei ricordi dei bambini che adorano “viaggiare” sui suoi colorati e immaginifici mezzi di trasporto. E adesso anche al cinema, grazie a un cortometraggio, intitolato “La Giostra”, basato sulla sua potenza evocativa. Parliamo del carosello di Santo Spirito, che da oltre 40 anni attira i piccoli residenti del rione barese con i cavalli, automobiline, draghi volanti, navi popolate da variopinti animali e carrozze a forma di zucca.
Un vero e proprio simbolo del borgo, impresso nella memoria di generazioni di abitanti. Tra cui la giovane regista Ottavia Farchi che, dopo aver passato tanti momenti della sua infanzia sulla giostra, l’ha scelta come protagonista per il suo film al confine tra realtà e magia. L’opera è stata presentata ieri sera al cinema Il Piccolo di via Giannone.
Ma qual è la storia di questo carosello, che rappresenta una delle pochissime giostrine permanenti ancora presenti a Bari? La sua vicenda è legata a una coppia giunta dal Nord Italia a inizio anni 80: Maria Davoli e Gianpiero Pasquino. Furono loro a scegliere come location per la loro attrazione piazza dei Mille, l’ampio spazio che si incontra a pochi passi dal porto peschereccio e noto per la presenza di una statua di san Francesco d’Assisi.
Cominciarono con una giostrina semplice, con il tetto arancione e priva di vetrate e con gli anni vennero sempre più affiancati dai figli Antonella e soprattutto Antonio che gradualmente rilevò l’attività.
Diverse altre giostre seguirono la prima, fino al 2019, quando l’attività venne improvvisamente sospesa. Un periodo terribile portò infatti via a quei tempi l’intera famiglia: prima Gianpiero, poi Antonio, quindi Maria e infine Antonella vennero tutti a mancare per diversi motivi.
Senza di loro la giostrina si spense e il borgo perse l’allegria dei bambini che l’aveva sempre caratterizzato. Ma dopo un triennio di chiusura il carosello è stato rilevato da una storica famiglia di giostrai baresi, che nel 2022 l’ha rimesso in moto per la gioia dei più piccoli.
E oggi l’attrazione, un esagono dipinto di azzurro e delimitato da vetrate, appare in tutta la sua fiabesca bellezza. All’interno, montati su due dischi concentrici, un susseguirsi di curiosi e vivaci “veicoli” di ogni genere girano lentamente, mossi di volta in volta dall’avviso sonoro di un trillo di campanello.
A dirigerere il tutto, mantenendo sempre un occhio vigile su bambini e genitori, sono Amedeo Perris e suo figlio Ettore.
«Non potevamo lasciare Santo Spirito senza una giostra - spiega Amedeo -. Qui il carosello ha sempre dettato i tempi di tutta la piazza: quando si spegnevano le sue luci, la gente tornava a casa. L’abbiamo così acquistato e mantenuto così come l’abbiamo trovato: Antonio infatti aveva fatto in tempo a riverniciarlo di azzurro così com’è ora e lo teneva sempre al meglio».
Ci facciamo ora un giro a Santo Spirito per comprendere quanto sia importante quest’attrazione per la comunità. «Ho passato grossa parte della mia infanzia su questa giostra – ricorda la 45enne Ivana –: in una piazza spesso buia, priva di giochi per bambini e povera di attività commerciali, le uniche luci erano quelle del carosello».
Storie
Bari, la storia della giostrina di Santo Spirito: un mondo magico che ha ispirato anche un film
«Io e mio fratello ci avremo fatto migliaia di giri – rivela Nunzia, residente nella vicina via Mazzini -. All’epoca se acquistavi un certo numero di biglietti uno era gratis oppure ricevevi dei palloncini in regalo. Tra gli anni 80 e 90, soprattutto d’estate, si formava ogni sera una lunga coda di bambini in attesa di salire».
Il ricordo di Nunzia è anche legato all’amicizia con la famiglia dei giostrai. «Vivevano in una roulotte parcheggiata da queste parti – rammenta – e spesso erano ospiti a pranzo da mia madre. Maria poi chiedeva sempre a mio padre, che faceva il pescatore, se fosse prevista pioggia. In base alla risposta decideva se lavare la giostra oppure attendere il bel tempo».
Ma anche chi non è cresciuto nel quartiere ha un ricordo romantico di questo luogo. «Siamo di San Girolamo e veniamo spesso a Santo Spirito a fare una passeggiata sul lungomare – spiegano due nonni sui 70 anni -. Alla giostrina portavamo i nostri figli e ora siamo con i nipoti».
Tra i tanti piccoli frequentatori del carosello c’era anche Ottavia Farchi. Oggi ha 25 anni e ha intrapreso la carriera di regista e sceneggiatrice. Lei è l’autrice del cortometraggio “La Giostra”, realizzato in collaborazione con l’Associazione Marinai Santo Spirito e prodotto da Bambù Film: un collettivo di giovani alcuni dei quali formatisi all’Accademia del Cinema Ragazzi di San Pio, rione nell’entroterra di Santo Spirito.
«Mi piace definire il mio stile come “realismo magico” – spiega la cineasta –: partendo da un’ambientazione realistica immagino situazioni fantastiche intrise di una sorta di magia. La scelta di mettere proprio la giostra al centro della scena è dovuta al fatto che da piccola ci ho fatto una marea di giri lì sopra: la ricordo come un luogo fantastico, quasi psichedelico».
Il film racconta di un piccolo paese popolato solo da vecchi pescatori che passano le giornate reiterando le stesse azioni in modo stanco e ripetitivo. In assenza di bambini, la giostra della piazza è ferma, usata solo per affiggervi i necrologi. La routine è rotta dall’arrivo di un tale Peppe Longo, una sorta di coscienza morale che smuove gli animi di tutti: sarà lui, assieme ad alcuni ingegneri venuti da lontano, ad attivare nel carosello un meccanismo capace di riportare gli anziani indietro nel tempo fino all’infanzia.
Che sia proprio questo il potere della giostra, riuscire a far tornare bambini i grandi? Di certo da oltre 40 anni il carosello è la porta d’ingresso a un mondo fantastico: il che, in un’epoca in cui a predominare è sempre più il materialismo, fa pensare che un incantesimo ci sia davvero.