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La storia dell'85enne Uccio: dal 1957 porta avanti uno dei pochi minimarket sopravvissuti a Bari
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La storia dell'85enne Uccio: dal 1957 porta avanti uno dei pochi minimarket sopravvissuti a Bari

di  Martedì 11 marzo 2025 5 min Letto 15.766 volte
foto di Giacomo Pepe
BARI – «Questo negozio appartiene alla mia famiglia dal 1957 e io continuo a portarlo avanti solo con le mie forze, nella speranza che sopravviva il più possibile». A parlare è l’85enne Ottavio Mazzacane, titolare del minimarket “da Uccio” di via Sagarriga Visconti, uno dei pochi esercizi commerciali di questo genere ancora esistenti a Bari.

Parliamo di quei piccoli luoghi dove è possibile trovare un po’ di tutto: dal latte ai detersivi, dai pelati al sapone, dalla pasta ai fazzoletti di carta. Insomma beni di prima necessità per una spesa veloce ed essenziale.

Posti che prima erano presenti in ogni zona della città, rappresentando un punto di riferimento per ciascun quartiere. Oggi però con l’aumento esponenziale dei fornitissimi, grandi e “tecnologici” ipermercati e supermercati, questi “bazar” sono diventati obsoleti. Il motivo? Troppo limitata la scelta dei prodotti da loro offerti, bassa la possibilità di garantire sconti e nessuna presenza di casse automatiche o “self scanning”.

Conclusione: in tutta Bari restano solo tre minimarket, tutti a conduzione famigliare, che cercano di resistere alla concorrenza spietata puntando su qualità e “rapporto con il cliente”. C’è il negozio di Mazzacane, “Da Bebè” in via Nicolai e “Astramarket” in via Tupputi (che si dice «molto in difficoltà» dopo l’apertura nel quartiere Mungivacca del grande supermercato Famila).

Noi siamo andati a trovare “Da Uccio”, che come detto è aperto da 68 anni in via Sagarriga Visconti 175, nel popolare e popoloso quartiere Libertà di Bari. (Vedi foto galleria)

Una volta giunti sul posto capiamo subito di trovarci davanti a un minimarket per via dell’insegna luminosa che recita “Salumeria–Detersivi”. Sotto la scritta è riportato anche il numero di telefono dell’attività, che come per tutti i recapiti “di un tempo” non è accompagnato dal prefisso 080.

Ad accoglierci è l’85enne proprietario Ottavio Mazzacane, detto Uccio, che ci apre le tendine “vintage” a frange bianche e blu per farci accomodare all’interno. Prima di entrare però gli chiediamo il perché di un cartello posto sulla vetrina sul quale è riportata, accanto al nome del negozio, la parola “italiano”.

«Ė un'affermazione ironica per segnalare che io sono nato qui – spiega il signore –. Perché negli ultimi anni nel quartiere Libertà sono spuntati numerosi minimarket aperti da stranieri, indiani soprattutto. Il mio non è razzismo, ma solo un modo per evidenziare che ci sono ancora baresi che con fatica gestiscono questo tipo di esercizi commerciali».

Mentre parliamo diamo un’occhiata all’interno. Il posto è molto piccolo, con un bancone dietro al quale Uccio vende salumi, latticini, olive e uova e un frigo in cui sono conservati latte, burro e pasta fresca. Due scaffali divisi da uno stretto corridoio ospitano più che altro pacchi di pasta, succhi di frutta e prodotti in scatola. C’è infine la sezione dedicata ai detersivi e quella che comprende fazzoletti, carta igienica, tovaglioli e in basso del carbone.

Sulle pareti spiccano un’immagine di San Nicola e una foto dei genitori di Uccio. «Il minimarket fu aperto proprio dai miei, nel lontano 1957 – ricorda Mazzacane –. All’inizio mio padre Francesco, con la sua licenza da salumiere, era presente con un bancone nel mercato all’aperto di via Nicolai (che oggi si è spostato nell’ex Manifattura Tabacchi). Ma poi, per proteggere mia madre Grazia dal disagio di vendere per strada, decise di aprire un locale dove vendere prodotti di prima necessità: un’attività a conduzione familiare in cui lavorammo da subito anche io e i miei due fratelli. Nel 1970 infine, con i miei andati in pensione, decisi di prendere in mano le redini del negozio. E sono ancora qui».

Uccio ricorda come prima il locale fosse completamente diverso: c’erano pochi prodotti in scatola e quasi tutto veniva venduto sfuso. «La pasta ad esempio veniva imbustata in sacchetti di carta nella quantità richiesta dal cliente – ci dice –. Stessa cosa per i legumi. L’olio e il vino venivano invece versati in boccioni da uno o due litri portati direttamente in negozio dai clienti».

E il rapporto con la clientela era basato sulla confidenza e la fiducia. «Conoscevo i nomi di ciascun avventore, con cui scambiavo parole cordiali e a volte consigli – sottolinea Uccio –. C'era rispetto e stima reciproca, al punto da poter far credito alla moglie che faceva la spesa tutti i giorni, con la certezza che il marito sarebbe passato a saldare il conto quando percepiva il salario alla fine della settimana. Adesso invece tutti vanno sempre di fretta e spesso si “scordano” anche di pagare. Tanto che ho dovuto affiggere una targa di legno alle spalle del bancone che recita testualmente: "Si fa credito solo ai novantenni se accompagnati dai genitori". Ai clienti più di vecchia data concedo però sempre dei favori: sono loro del resto che mi permettono di andare avanti».

Proprio in quel momento Uccio riceve una telefonata. È una signora anziana che ha richiesto un servizio a domicilio: un qualcosa che il commerciante garantisce da sempre.

«In più cerco di vendere sempre prodotti freschi e di qualità – aggiunge -: latticini di Gioia del Colle, pane di Altamura, olio di Bitonto, mozzarelle e scamorze di Santeramo. Certo, questa attività non è più redditizia come un tempo. Io poi sono anziano e non lavoro nemmeno per lasciare un'eredità, dato che i miei figli hanno scelto strade diverse e, visto i tempi che corrono, non posso biasimarli. Continuo per tenere la mente viva e per far sopravvivere il più possibile questo storico minimarket aperto dai miei genitori. Ma so già che con me, finirà tutto».

(Vedi galleria fotografica)
 
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I commenti (1)
Diego Molinari
Questi posti raccontano di una Bari che non tornerà più ma che rimarrà per sempre nei ricordi di quel bambino che, nei caldi giorni d'estate, andava con la nonna a far la spesa in salumeria...