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C'θ chi al posto di gatti e criceti adotta i ratti: «Tanti pregiudizi, ma sono affettuosi e intelligenti»
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C'θ chi al posto di gatti e criceti adotta i ratti: «Tanti pregiudizi, ma sono affettuosi e intelligenti»

di  Lunedì 5 giugno 2023 3 min Letto 6.032 volte
BARI – «Quando dico che in casa ho un topo non vengo creduto: le persone associano infatti questo roditore a sporcizia e malattie, quando invece si tratta di un animale pulito, silenzioso e soprattutto intelligentissimo». A parlare è il 40enne barese Stefano, uno di coloro che ha deciso di adottare un mammifero molto particolare: il ratto bruno. Sì, proprio quello che si trova nelle fogne, soprannominato “pantegana” o “zoccola”, che da sempre incute timore e ribrezzo in chi lo incontra. (Vedi foto galleria)

Naturalmente i ratti in commercio sono nati in cattività, allevati lontano dalla strada, seguendo l’esempio della regina Vittoria d’Inghilterra che nell’Ottocento, innamoratasi di questi roditori “reietti”, diede il via alla moda del “fancy-rat” (la pratica del ratto da compagnia).

Eppure nonostante questi nobili precedenti e tanti fumetti, film e cartoni animati che hanno cercato di valorizzare la figura dei topi (da Mickey Mouse a Bianca e Bernie, da Jerry a Topo Gigio, passando per Geronimo Stilton a Ratatuille), il pregiudizio nei loro confronti continua a essere molto forte.

C’è chi infatti li associa allo sporco, chi ha repulsione della loro lunga coda setosa, chi ha paura di essere morso, chi li considera troppo grossi (un ratto può arrivare a misurare 40 centimetri).

«Posso però assicurare che si tratta di animali docili, affettuosi, dotati di grande intelligenza e che si lavano pure da soli – afferma il 26enne Marco, titolare del negozio di animali Cucci Zoo di Capurso –. Tra l’altro, a differenza di altri roditori come i criceti, sono meno “nervosi” e si adattano più facilmente a una vita a contatto con gli umani, ai quali è bene sottolinearlo non trasmettono malattie. Io li consiglio sempre, anche se continuo a venderne pochissimi: soprattutto gli adulti tendono a rifiutare l’idea di portarsi a casa un ratto».

Il giovane ci mostra una vasca protetta da una grata con una decina di esemplari all’interno, tutti con pochi giorni di vita. Alcuni sono bianchi e neri, altri più grigiastri, altri ancora albini: bianchi con gli occhi rossi. Giocano tra loro, si arrampicano e non appena si accorgono della nostra presenza, corrono a conoscerci spiando oltre i confini della gabbietta con il musetto.

«Sono molto curiosi, si avvicinano a tutto ciò che è nuovo e amano stare in compagnia: anche dell’uomo, con il quale prendono confidenza in poco tempo», aggiunge Marco, mentre un piccolo roditore bianco e nero si arrampica sul suo braccio incuriosito dall’orologio.

«Il segreto – continua il negoziante -  è maneggiarli con delicatezza e costanza, così da farli abituare al nostro tocco. Sono infatti dei grandi coccoloni e instaurano subito un forte legame di empatia con il loro padrone, riuscendo a regalargli le stesse soddisfazioni di animali come i cani. E come ogni pet che si rispetti, amano giocare e sono adatti ai bambini perché sono pazienti e non hanno mai reazioni negative».

Tesi confermata da Diego e Viola, due bambini baresi che hanno adottato proprio un ratto. Il suo nome è Gino, è di colore bianco e grigio e vive con loro ormai da un anno. «Lo consideriamo con un fratellino – affermano all’unisono –. Lui ama molto giocare a nascondino ed è talmente buono che anche quando lo coccoliamo in maniera un po’ “movimentata” non reagisce mai. E poi quando gli diamo da mangiare, anche se ha molta fame, viene sempre prima a darci un “bacetto” per ringraziarci. I nostri amici impazziscono per lui, ma i loro genitori no: dicono che gli fa schifo. Chi li capisce i grandi».

(Vedi galleria fotografica)
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