JERICOACOARA – «In uno dei miei numerosi viaggi ho raggiunto un amico a Jericoaoara, in Brasile. Mi sono innamorato di quell’angolo di paradiso e ho deciso di trasferirmi lì, dove sono diventato istruttore di Kitesurf aprendo anche una trattoria con l’ex cuoco di un noto ristorante barese».
Riassume così la storia della sua vita Massimo Rizzello, nato a Bari 50 anni fa, che nel 2006 ha deciso di lasciare la propria città per trasferirsi con la famiglia a Jijoca de Jericoacoara, un isolato villaggio di pescatori tra le dune di sabbia dello stato del Ceará, oggi una delle più gettonate mete turistiche del Nord-Est del Paese. Qui ha messo radici, facendo conoscere e apprezzare ai brasiliani la tradizione gastronomica barese e vivendo anche la soddisfazione di vedere suo figlio sul podio mondiale del suo sport preferito.
Nato e cresciuto nel quartiere Palese, Massimo inizia a praticare windsurf in estate, mentre lavora come bagnino al lido Sun Beach. Nel 2002, in uno dei suoi tanti viaggi con l’amico Pino, raggiunge un altro amico, Alessio, che da Santo Spirito si era appena trasferito in Brasile, proprio a Jericoacoara. E lì scatta il colpo di fulmine. L’uomo si innamora di questa località caratterizzata da dune di sabbia e lagune d’acqua dolce che, in agosto, assumono un colore che va dall’azzurro cristallino al verde smeraldo.
«Sembra un’isola, ma non lo è - racconta Massimo -: ci si arriva tramite spiaggia o attraverso strade sterrate con jeep 4×4, quod o moto da cross. Fino a qualche anno fa era priva anche di asfalto e ci si muoveva quasi solo a cavallo: quando ci siamo andati la prima volta non c’era nemmeno l’energia elettrica, si utilizzavano i gruppi elettrogeni».
Tra il 2002 e il 2004 Massimo e Pino cominciano a fare la spola tra l’Italia e il Brasile e in quel paradiso Massimo trova anche l’amore. Qui conosce infatti Ana Cristina che sposa una volta tornato in Italia, prima di prendere con lei la grande decisione.
Nel 2006, trovato un annuncio per il fitto e la gestione di una pousada, una sorta di versione brasiliana dei nostri B&B, decide infatti di trasferirsi definitivamente in Sud America. «Arrivati sul posto ci rendemmo conto però di essere stati ingannati: la struttura con piscina e giardino era del tutto fatiscente», denuncia Massimo. Che però non si perse d’animo: ristrutturò quel rudere che divenne il suo primo alloggio brasiliano.
Storie
La storia di Massimo: in Brasile per insegnare surf e gestire un ristorante (con cuoco barese)
Nel 2007 si fece spedire la sua attrezzatura di Windsurf dall’Italia e riprese ad allenarsi. Di lì a poco gli fu proposto di tenere a poco prezzo un corso di Kitesurf. «Uno sport che si pratica in acqua – spiega -. Ci si aggancia a un aquilone che ti trascina e ti permette di scivolare e di fare acrobazie in aria con una tavola simile a quella del wakeboard».
Con i proventi di queste lezioni, Max prese in gestione con la moglie uno dei due ristoranti di Alessio. Il primo anno fu molto critico. Max si spostava sempre a cavallo, non potendosi permettere nemmeno un buggy usato (un fuoristrada leggero), men che meno un’auto vera e propria.
Ma nel 2008 la musica iniziò a cambiare. Massimo riuscì ad acquistare un piccolo terreno su cui costruire una casa e nel frattempo ottenne la certificazione come istruttore di Kite. Così, prendendo in affitto una porzione di marciapiede nel centro del paese, cominciò a impartire ai turisti lezioni del suo sport con un banchetto e poche attrezzature.
«L’attività però andò pian piano in crescendo - afferma Max-: nel 2013 presi in affitto un locale commerciale su Praia Principal, la spiaggia principale di Jericoacoara. Qui ebbi modo di ingrandire la scuola (che chiamai KitesTropik), di affittare le attrezzature da surf e di aprire sulla spiaggia una tavola calda (il Jerizz)».
Fino a quando l’imprenditore decise di coinvolgere Antonio, un cuoco che portò con sé i suoi 30 anni di esperienza al ristorante “Ai 2 Ghiottoni” di Bari. Da allora prepara per i clienti i tanti piatti tipici della tradizione pugliese, focaccia compresa, spaziando comunque per tutta la cucina italiana: dall’amatriciana agli spaghetti alla carbonara. «I brasiliani amano infatti le pietanze più caserecce, come i vari tipi di pasta e la parmigiana», rivela Max.
Infine l’uomo ci racconta dei suoi figli, Thais e Pierfrancesco. Quest’ultimo, nato nel 2010, già a 3 anni e mezzo iniziò a surfare sulle onde con l’aiuto del papà. A 5 anni sperimentò il Kite, imparando a controllare da solo la tavola, attaccato a un piccolo aquilone. Dopo le prime gare locali, compiuti i 7 anni, debuttò anche in una competizione internazionale.
«E quest’anno è diventato campione mondiale under 14, ancor prima di aver compiuto 12 anni - evidenzia con orgoglio il suo papà -. Il prossimo tour inizierà a gennaio e finirà a novembre, con apertura e chiusura in Qatar. E tra una gara e l’altra faremo in modo di tornare a Bari, dove ci sono ancora i miei genitori, a cui rimango molto legato. Perché sì, in Brasile mi sono perfettamente integrato, ma non ho certo scordato le mie origini pugliesi».
Fabio
Complimenti, scritto e curato davvero molto bene, in tutte le sue parti.