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Bari Vecchia, la storia di Gennaro: l'87enne che prepara e rammenda le grandi reti da pesca
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Bari Vecchia, la storia di Gennaro: l'87enne che prepara e rammenda le grandi reti da pesca

di  Lunedì 11 luglio 2022 4 min Letto 6.393 volte
foto di Antonio Caradonna
BARI – Un anziano pescatore in pensione che continua a mantenere saldo il legame con il mare preparando e riparando reti in un sottano di Bari Vecchia. È Gennaro Di Mario, conosciuto da tutti come u gardidd (il galletto), 87enne che porta avanti un antico quanto indispensabile mestiere. (Vedi foto galleria)

Nato e cresciuto nel centro storico, l’uomo proviene da una delle poche famiglie che continuano ad esercitare la professione di pescatori, tant’è che adesso è suo figlio Dino a lavorare tra le onde proprio con le grandi reti realizzate dal padre.

Incontriamo Gennaro in strada Santa Maria del Buon Consiglio, nei pressi dei ruderi dell’antica chiesa, mentre si concede due chiacchiere con i vicini seduto di fronte al suo laboratorio. Ci saluta con una stretta di mano ancora energica e un gran sorriso sul volto roseo, poi con gli occhi chiari pieni di entusiasmo comincia a raccontarci qualcosa di sé.

«Il soprannome che mi danno mi è stato passato da papà – svela –. Le ragazze lo chiamavano U gardidd, il “galletto”, perché aveva sulla testa una massa di ricci rossi, come la cresta di un gallo».

Dalla famiglia Gennaro ha anche ereditato il mestiere di pescatore. «Come mio nonno e mio padre, ho cominciato a lavorare giovanissimo: già a 12 anni – afferma –. Ricordo ancora il mio primo giorno. Mi persi per i vicoli cittadini mentre cercavo la cosiddetta “scaletta de l poveridd”, che da Santa Scolastica permette l'accesso al mare» .

Le barche della famiglia Di Mario un tempo erano attraccate al molo Sant'Antonio, mentre oggi ormeggiano nel Porto, al moletto situato vicino il Terminal crociere. Una è lunga 8 metri, adatta quindi a spingersi più lontano dalla costa, l'altra è invece più piccola: di 4 metri. Si tratta quindi di un semplice gozzo utile per prendere polpi e piccoli pesci nelle acque antistanti il litorale barese.

Gennaro però non naviga più. Dopo un’esistenza trascorsa al largo tutti i giorni, col sole a picco e con la pioggia, con i vestiti zuppi e ghiacciati d'inverno e la pelle cotta dal sole in estate, è andato in pensione, non abbandonando mai però del tutto il mestiere marinaresco. Come detto continua infatti a preparare e rammendare le reti da pesca.

«Sono sempre stati gli stessi pescatori a provvedervi ed è un’arte che sanno fare in pochi: ci vuole tanta pazienza e manualità – afferma –. Spesso però mi faccio anche aiutare da mio figlio, perché con l'età la vista inizia a giocarmi brutti scherzi».

Col suo permesso, entriamo nel minuscolo sottano in cui lavora. Uno scaffale celato da una tenda a strisce bianche e blu conserva le reti in cotone e nylon, ammassate in grossi gomitoli sulle mensole oppure chiuse in sacchi tenuti sul pavimento.

L’uomo è molto geloso delle sue creazioni e non ci lascia toccare questo “tesoro”, ma si offre di mostrarci in che modo avvolge i fili attorno a una cima con l'aiuto di un grosso ago detto sacràr, stupendoci con la destrezza e la velocità dei suoi movimenti.

Ci presenta poi i contenitori in cui sono riposti i galleggianti, tondini di plastica che vengono posizionati sulla parte superiore della rete e lasciati liberi di scorrere lungo la corda. In basso vengono invece sistemati i piombi, pesi che vengono chiusi sulle corde e fissati battendoli su un'incudine. Quelli impiegati da Gennaro sono spesso “strapazzati”, cioè recuperati da vecchie reti ormai inutilizzabili e reimpiegati. Pesano circa 30 o 40 grammi l'uno.

«Le reti che usiamo per la “pesca piccola”, sul gozzo, hanno un peso complessivo di circa 7 o 8 chili – svela –. Ma quelle che impieghiamo sulla barca grande arrivano anche a 200».

Infine U Gardidd illustra il procedimento per la preparazione delle reti: quelle che utilizza sono inizialmente “crude” o “vergini”, ossia non ancora lavorate, e vengono comprate all'ingrosso a Molfetta. Dopo l’acquisto vanno “cotte”, cioè immerse in un pentolone pieno di colorante acrilico che conferisce loro una particolare colorazione ocra, così da mimetizzarsi meglio sul fondale. Una volta bollite, devono essere stese in strada ad asciugare e solo dopo questo procedimento saranno pronte per la pesca.

L’87enne è chiaramente felice di dare una mano ai parenti grazie alla sua esperienza e ai suoi preziosi consigli. Si accerta sempre, per esempio, che suo figlio porti con sé a bordo tutti i documenti che devono essere in possesso di chi ha una barca.

Soprattutto però ricorda a Dino di come la pesca richieda uno spirito di passione e sacrificio, un qualcosa che Gennaro non hai mai dimenticato dopo una tutta una vita dedicata al mare.

(Vedi galleria fotografica)
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I commenti (1)
Michele DAMMICCO984261
Mi ricordo molto bene di lui- Molte volte, durante i controlli di Polizia Marittima lo incontravo spesso in mare ma non aveva più il ciuffo rosso in testa ma sicuramente un carattere molto sveglio. Spero di incontrarlo......CARI SALUTI Amm. Michele DAMMICCO