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Santo Spirito, "Hope" θ salva: sopravvissuta al probabile avvelenamento del 25 agosto
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Santo Spirito, "Hope" θ salva: sopravvissuta al probabile avvelenamento del 25 agosto

di  Venerdì 11 settembre 2020 2 min Letto 5.651 volte
BARI – L’hanno chiamata Hope, che in inglese vuol dire "speranza" e il nuovo nome le ha portato fortuna. Parliamo di una delle anatre che il 25 agosto scorso era stata trovata moribonda nei pressi del porto di Santo Spirito (nella foto). La notizia è che ce l’ha fatta: le cure dell’Osservatorio faunistico regionale, lì dove era stata portata d’urgenza, hanno funzionato e il bianco pennuto sarà dimesso oggi stesso.

Potrà quindi ricongiugersi alle sue simpatiche sorelle che da ormai sei anni popolano il porticciolo del quartiere a nord di Bari. Un gruppo di 15 volatili che purtroppo si è ridotto di tre unità, visto che il 25 agosto alcune papere più sfortunate di Hope non sono riuscite a sopravvivere al probabile avvelenamento di cui sono state vittime.

Le cause dei decessi sono in realtà ancora in fase di accertamento (si aspettano gli esiti degli esami autoptici), anche se viste le reazioni dei cani molecolari intervenuti quel giorno tutto farebbe pensare che sia stata qualche sostanza tossica a uccidere le anatre.    

Hope però come detto è riuscita a resistere. Era stata rinvenuta in pessime condizioni nei pressi di una barca sulla battigia, sotto la quale amava rifugiarsi per fuggire dal caldo eccessivo. Qualcuno si è accorto che quell'anatra bianca non era allegra come al solito e il sospetto che stesse male come le altre è stato immediato. Alcuni cittadini della locale associazione “Il lungomare che vorrei” sono quindi corsi al porto per prelevarla e portarla d'urgenza all’Osservatorio faunistico regionale di Bitetto.

«È arrivata qui in condizioni drammatiche – ci dice Antonio Camarda, direttore sanitario del centro -. Era molto debilitata e non riusciva neanche a reggersi in piedi: disperavamo di salvarla». E invece dopo aver lottato per giorni tra la vita e la morte, la piccola Hope ha cominciato a dare segni di miglioramento.

«Ha ripreso a mangiare autonomamente e regolarmente – ci conferma il veterinario – e abbiamo potuto inserirla nella voliera per osservare anche la sua interazione con gli altri animali, fino ad arrivare alla decisione di dimetterla».

E così oggi la papera potrà ritornare  a sguazzare e strarnazzare nelle acque del “suo” porto, nella speranza che quest’ultimo torni a essere un luogo dove vivere e crescere serenamente.
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