BARI - Cinquecento rarissimi volantini di prodotti farmaceutici degli anni 20, 30 e 40 del secolo scorso, tutti dotati di potenza evocativa e forte dose di ironia. Parliamo della preziosa collezione del barese Carlo Longo De Bellis: ereditata dal suo nonno medico, viene custodita in una villa che trasuda storia da ogni mattone e racconta di un'epoca in cui pubblicità e arte andavano a braccetto. (Vedi foto galleria)
Si tratta infatti di pregiati pezzi di “cartellonismo”, cioè quel periodo che va dalla fine dell'800 agli anni 70 in cui la realizzazione delle réclame era affidata alla mano di estrosi disegnatori. Piccoli tesori simili ai manifesti del Dopoguerra che scovammo qualche anno in via Nicolai, nel quartiere Libertà: fogli che nel frattempo non hanno resistito all'incuria, finendo per essere cancellati per sempre.
Per fortuna la raccolta di Carlo è invece in ottime condizioni. Decidiamo di ammirarla assieme ad Aguinaldo Perrone, artista e docente di storia dell' illustrazione e della pubblicità dell'Accademia delle Belle Arti di Bari. Con lui ci dirigiamo verso la dimora di Longo De Bellis, nel rione Palese: per noi si tratta di un ritorno, visto che lo scorso mese esplorammo questa storica residenza in cui nel 1943 si riunirono Eisenhower, Alexander e Badoglio.
All'interno della tenuta il proprietario tira subito fuori due raccoglitori: sono colmi di volantini dai colori vivaci grandi quasi quanto un foglio A4, tutti corredati da un'apposita descrizione. «Li ritrovai per caso in soffitta una decina di anni fa - racconta -. Erano di mio nonno Carlo Longo: essendo un medico gli venivano offerti dalle case farmaceutiche, che in questo modo proponevano con maggior efficacia i loro prodotti».
Notiamo subito l'umorismo di molti poster. In un'illustrazione spicca un uomo stritolato da un torchio all'altezza dei polmoni e la parola "asma" posta in basso: un metodo originale per pubblicizzare un antiasmatico di nome “Heckel”. Un’altra immagine ritrae un uomo con la pelle scura dall'espressione quasi indemoniata e la scritta "ansia": il tutto per esaltare il calmante “Serenol”.
Storie
Colorati, ironici e artistici: a Bari una rara e antica collezione di volantini pubblicitari
foto di Sonia Carrassi«L'uso dell'ironia fu la grande novità del cartellonismo - spiega Perrone -. Contribuì a creare un codice comunicativo che in alcuni casi, perlomeno nel campo della farmaceutica, è stato conservato fino ai giorni nostri».
Ma a balzare all'occhio è soprattutto l'impressionante capacità dei disegnatori di veicolare un messaggio col solo uso della matita. É il caso ad esempio del vigile stilizzato che nel 1937 "impersona" il medicinale “Nican Gocce”: con le sue braccia allargate sbarra il passaggio di cinque lettere con le gambe che compongono la parola "tosse". Stessa potenza dell'omino che invece ritrae il “Carbonesie”, digestivo che si autoannuncia ai consumatori con tanto di tromba in mano.
Attira la nostra attenzione anche l'immagine che promuoveva il tonico “Polyon”. Lo sfondo è costituito da montagne e la scritta del farmaco è posta in diagonale, richiamando in qualche modo la figura di un pendìo: un modo efficace per dire che con quel prodotto sarebbe stato possibile scalare le vette più alte.
«I volantini, oltre a "raccontare" le qualità del prodotto - evidenzia Aguinaldo - colpivano il cliente, riuscendo in alcuni casi a essere ricordati per diverse generazioni».
Caratteristiche che ritroviamo sfogliando altre illustrazioni, come quelle che lodavano gli sciroppi “Novotossil” e “Rami£, l'olio di fegato di merluzzo “Neogadol”, l'antidolorifico “Minista”, il gastroprotettore “Fizim”, il ricostituente “Tricalcina” e “l'Ortogenina”, consigliata un tempo a chi soffriva di ritardi nella crescita.
Tra i volantini ci sono anche marche tuttora in voga, come l'acqua “Uliveto” e la “Citrosodina”, indicata per contrastare i problemi di circolazione e digestione: non a caso figurano uno stomaco e un cuore protetti da una benda.
Opere che però nella maggior parte dei casi non riportano il nome dell'autore. «Il più delle volte gli artisti non apponevano la loro firma - conclude Perrone - ed è per questo che i volantini di solito sono anonimi. Sarebbe bello scoprire chi c’è dietro questi piccoli capolavori, rendendo il giusto omaggio al loro talento».
(Vedi galleria fotografica)
Antonio Colavitti arkydesign
materiale da rendere noto come materia di storia dell'arte, assolutamente non da meno dall'arte intesa in modo classico bensì "applicata". Da studiare come esempio dei primordi del marketing!