BARI - C’è stato un tempo, all’inizio del secolo scorso, in cui Bari poteva vantare ben dieci teatri situati a poca distanza l’uno dall’altro. Era il periodo della “Belle Époque”, delle scoperte scientifiche, delle innumerevoli esperienze artistiche e del trionfo dell’alta borghesia.
In città insomma si “respirava” aria di cultura, favorita dall’opera di alcuni “amanti della bellezza” che resero il capoluogo pugliese una città che guardava all’Europa. Tra questi il barese Vittorio Scarano, impresario e appassionato di lirica, che riuscì a portare in città due dei più grandi compositori dell’epoca: Pietro Mascagni e Giacomo Puccini.
Vittorio, nato intorno alla metà dell’800, era il direttore artistico del Piccinni, il più antico teatro barese, inaugurato nel 1854. Dal 1888 al 1903 fu proprio lui ad assumere l’incarico della gestione del politeama: un ruolo che portò avanti con grande entusiasmo e che lasciò solo quando gli fu chiaro che le istituzioni avrebbero “preferito” da quel momento in poi il neonato Petruzzelli.
A raccontarci la storia di questo illustre personaggio è il nipote, un 86enne barese che porta il suo stesso nome e cognome: Vittorio Scarano. Lo raggiungiamo nella sua abitazione del Quartiere Umbertino, lì dove conserva foto, documenti e ritagli di giornali che ricordano le vita del suo parente. (Vedi foto galleria)
«Mio nonno – esordisce il signore mostrandoci una foto dell’impresario con barba lunga e cilindro - era soprannominato “il mastino”, perché era un uomo tenace: girava l’Italia per accaparrarsi i migliori musicisti in grado di eseguire le opere dei più grandi compositori dell’epoca. A volte quando mancavano i fondi anticipava lui stesso grosse cifre pur di dare lustro al “suo” teatro».
Il primo colpo messo a segno dal direttore fu quello di portare a Bari, nel 1893, il compositore livornese Pietro Mascagni, il quale fu convinto dall’impresario a dirigere lui stesso l’orchestra nell’esecuzione della “Cavalleria rusticana”, la più famosa delle sue liriche.
«Per l’occasione – sottolinea Vittorio - venne ingaggiato un noto soprano del Teatro di Vienna, la quale fu talmente colpita dalla passione di mio nonno da regalargli un orologio a cipolla “portafortuna”, sul quale fece incidere le sue iniziali: V.S.».
Le cronache dell’epoca riportano del successo di pubblico per quello spettacolo. Si narra che il Piccinni non fu in grado di contenere le tante persone che volevano assistere all’opera e coloro che rimasero senza biglietto chiesero così a gran voce la costruzione di un nuovo e più capiente politeama.
Storie
La storia di Vittorio Scarano: l'impresario che portς a Bari i grandi Mascagni e Puccini
foto di Valentina RosatiMa due anni dopo Scarano fece ancora di più, riuscendo a far arrivare in città nientemeno che Giacomo Puccini, uno dei più grandi compositori della storia della musica.
Grazie alle sue conoscenze si recò a Lucca, dove il maestro viveva, ed entrò direttamente in contatto con lui, strappandogli la promessa di portare la sua “Manon Lescaut” a Bari, a patto però che questa fosse eseguita dai migliori professionisti dell’epoca.
Per il direttore partì quindi una nuova scommessa: per vincerla partì subito alla volta di Napoli, per ingaggiare il celebre direttore d’orchestra del Teatro San Carlo, Vincenzo Lombardi. Anche in questo caso il “mastino” venne messo a dura prova: perché Lombardi accettò, ma solo se Puccini avesse assistito in prima persona all’opera. Un qualcosa che Scarano riuscì a realizzare.
Fu così che il 9 febbraio del 1895 al Piccinni andò in scena la “Manon Lescaut”: un dramma che venne replicata per ben sette volte.
«Puccini assistette allo spettacolo del 23 febbraio – ci dice Vittorio -. Arrivò il giorno prima e la notizia della sua presenza in città si diffuse a macchia d’olio. I baresi fecero di tutto per assistere all’evento proprio nel giorno in cui il compositore sarebbe stato tra gli spettatori. E mio nonno si adoperò per far sì che tutti i treni della provincia facessero capolinea a Bari per consentire un facile arrivo nel capoluogo pugliese».
Il maestro rimase entusiasta dall’accoglienza dei baresi, tanto da prolungare il suo soggiorno di due giorni. E per onorare la sua presenza, la banda diretta da Enrico Annoscia suonò le note della “Manon” in piazza Prefettura.
«Secondo alcuni testimoni Puccini udì dalla sua stanza di albergo le note della composizione e decise di raggiungere la piazza – sottolinea Vittorio –: gli astanti andarono letteralmente in deliro e il compositore fu sommerso da un mare di folla, la stessa che lo salutò con calore quando lasciò la città».
Un trionfo insomma, il cui merito non potè che andare alla caparbietà e alla lungimiranza di Scarano.
«Perché mio nonno ha fatto tanto per il capoluogo pugliese – conclude suo nipote –. E ora che il Piccinni ha riaperto vorrei rendergli omaggio, donando al Comune la foto che lo ritrae con il sindaco Giuseppe Re David. Perchè i baresi devono sapere che la loro città è stata un importante palcoscenico per artisti di fama mondiale, con l’auspicio, chissà, che quell’epoca d’oro possa un giorno tornare».
(Vedi galleria fotografica)
Francesco
Articolo bellissimo con bellissime foto. Complimenti.
qui per approfondire https://www.lsdmagazine.com/bari-storia-di-una-citta-il-teatro-piccinni-puccini-e-pupe-de-zzucchere/5810/