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Il ''pomeriggio da paura'' di una barese: in 20 minuti subisce incidente e rapina
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Il ''pomeriggio da paura'' di una barese: in 20 minuti subisce incidente e rapina

di  Venerdì 5 gennaio 2018 3 min Letto 9.930 volte
BARI – Viene speronata da un tir, va fuori strada, per riprendersi dallo shock entra in un bar e si ritrova nel bel mezzo di una rapina a mano armata. Il tutto in 20 minuti. E’ l’incredibile avventura capitata a M. (nella foto di spalle), una 69enne barese che il 27 dicembre scorso aveva deciso semplicemente di andare a comprare delle medicine per suo marito.

Uscita di casa intorno alle 18.30, la signora, residente a Santo Spirito, ha imboccato la statale 16 in direzione nord per recarsi in una farmacia di Giovinazzo. Velocità di navigazione della sua Kia: 60 km orari. «Sono una pensionata, ho quattro figli, sono sempre stata una persona tranquilla», ci spiega la donna, che ci ha chiesto di rimanere anonima per timore di rappresaglie.

Poco dopo aver imboccato la 16, un tir munito di rimorchio sopraggiunge però spedito, con la chiara intenzione di sorpassare la sua vettura. La barese prosegue, ma viene affiancata dal “gigante” che inizia a sfilarle accanto, sempre pigiando su clacson e acceleratore. «Andava talmente veloce che la mia auto ha quasi sbandato per lo spostamento d’aria», ricorda M..

Ma i veri problemi arrivano con il rimorchio. «Era come se ne avesse perso il controllo – ci dice la signora – al punto che, un attimo prima di terminare quell’infinito sorpasso, mi ha urtato la macchina. Ho sentito un botto secco e ho sbandato. Per timore di finire al centro della strada e ho sterzato a destra, sfiorando il guardrail e finendo di fatto fuori dalla carreggiata. Il tir ha proseguito senza neanche accorgersi di quanto fosse avvenuto».

Malgrado lo shock, la 69enne ha la freddezza di continuare ad andare avanti fino al primo distributore di benzina per aver modo di riprendersi dal grande spavento. «Si tratta del distributore Eni che si trova all’altezza di Giovinazzo: lì c’è una grande area parcheggio e anche un bar. Avevo bisogno di calmarmi», spiega la povera donna.

Purtroppo per la pensionata il “tranquillo pomeriggio da paura” non finisce qui. «Stavo cominciando a rasserenarmi – sottolinea - avevo chiamato i miei figli per avvisarli dell’incidente e loro stavano venendo a prendermi, quando a un certo punto ho sentito dei rumori strani, quasi dei tonfi».

La signora è seduta a un tavolino del bar e dalla vetrata scorge un certo movimento nella zona del distributore: il benzinaio è in compagnia di due persone, forse tre. «Li vedevo che si spintonavano, ma ero convinta che stessero scherzando», ricorda.

Si trattava in realtà di rapinatori che stavano aggredendo i gestori per farsi dare l’incasso della giornata. A quel punto M. vede i malviventi incappucciati e vestiti con colori scuri entrare ed esibire con non chalance due pistole. «Le armi erano così lucide e brillanti che io ero fermamente convinta si trattasse di giocattoli - esclama la barese –. Pensavo stessero burlandosi del gestore del bar, che tra l’altro non si stava scomponendo minimamente».

Davanti alle pistole puntate contro il barista infatti mantiene saggiamente la calma e spiega che denaro non ce n’è perché il servizio è dotato di un particolare sistema di protezione degli incassi. I furfanti decidono così di attuare un “piano b”: saltano agilmente oltre il bancone e prendono i soldi dei gratta e vinci, sistemati in un posto diverso. Fuggono poi a bordo di una Fiat Punto.

Solo allora M. realizza di essere appena stata testimone di una rapina. «Quando ho visto che andavano via correndo e senza salutare – esclama - ho capito che non avevo affatto assistito a una rimpatriata tra amici burloni».

Dopo questo secondo shock la donna è tornata alla sua tranquilla esistenza ma, ci assicura, d’ora in poi in farmacia ci andrà suo marito.
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