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Trani, c'θ un paradiso per gli amanti del vintage: θ il grande "mercato dei polacchi"
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Trani, c'θ un paradiso per gli amanti del vintage: θ il grande "mercato dei polacchi"

di  Martedì 9 maggio 2017 4 min Letto 41.284 volte
TRANI -  E’ una moda scoppiata qualche anno fa e che sembra non conoscere “crisi”. E’ il vintage, ovvero la ricerca di oggetti usati (soprattutto vestiti) che abbiano almeno vent’anni di età. Ci sono negozi specializzati che hanno fatto del “passato” il loro marchio di fabbrica, ma spesso chi indossa questi capi cerca di andarli a scegliere direttamente “alla fonte”, ovvero nei mercatini.

Nel barese ne esistono diversi, ma ce n’è uno in particolare che per la sua grandezza e offerta rappresenta un vero e proprio "paradiso" per gli appassionati del genere: è quello di Trani. In via Superga, alla periferia del capoluogo della Bat, ogni martedì mattina da più di trent’anni si tiene infatti un grande mercato dove è possibile trovare di tutto, anche merce vintage: vestiti, scarpe, cappelli, borse, ma anche libri e giocattoli.

Siamo andati a dare un’occhiata (vedi foto galleria). Per trovare la parte dell’usato dobbiamo spostarci in una stradina secondaria di nome via Giuseppe di Vittorio che termina in un parcheggio dove sono sistemate numerose bancarelle.

Sui banconi di legno, buttati alla rinfusa, ci sono magliette, jeans, giacche, camicie, sciarpe, persino divise militari che aspettano un nuovo padrone. Mille colori, mille vestiti, mille forme e tipologie. I prezzi? Qualche euro e in alcuni casi anche meno: su dei cartelli campeggia infatti la scritta “50 centesimi”.

«Capi che avrei pagato decine di euro in negozio qui li trovo praticamente gratis», dice la signora Rosanna, habituè del “mercato dei polacchi”.

Perché è così che viene chiamato questo spazio. «La parola l’hanno inventata a Barletta, è un soprannome che ci hanno dato loro – ci dice il signor Giuseppe, qui da più di 30 anni con l’unica bancarella di libri usati -. Anche se siamo tutti pugliesi: chi di Trani, chi di Bari, chi di Foggia. Siamo famiglie che vendono merce usata da generazioni».

In realtà “dei polacchi” è un’accezione che viene data a tanti mercati di questo tipo. Anche a Bari ce n’era uno, sul proseguimento di via Peucetia, nel rione Japigia e veniva chiamato proprio così. Per la cronaca quello spazio dopo essersi spostato nei pressi dell’arena della Vittoria e poi allo stadio San Nicola, si trova ora a Carbonara.  

Ma che c’entrano i polacchi? Ecco la spiegazione. In passato la gente dell’est percorreva l’Europa con i propri beni al seguito, organizzando mercatini in cui si poteva trovare dai mobili ai gioielli di famiglia. E così l’associazione tra “usato” e “polacco” si è radicata nel gergo comune.

Per noi è però arrivato il momento di accaparrarci qualcosa dal sapore retrò. Prima però dobbiamo rispondere a una domanda: da dove arriva tutta questa merce? Chiediamo informazioni ai proprietari delle bancarelle, ma c’è chi non ne vuol proprio sapere di essere intervistato e chi ci assicura invece di comprare in stock dalla Caritas, associazione che riutilizza in questo modo ciò che non serve alle persone in stato di bisogno.

Ci immergiamo così nel cumulo di vestiti, scoprendo che però per i veri affari bisogna venire qui la mattina presto. «Alle sei di mattina ci sono già curiosi che ispezionano sapientemente la merce, è quello l’orario perfetto per portare a casa i migliori pezzi», ci dice la frequentatrice Luisa. 

Non ci arrendiamo e continuiamo la nostra ricerca. Sopra di noi, appesi a delle grucce, oscillano nel vento cappotti di camoscio sovrastati da un grande cartello: tutto a 1 euro. Ecco il nostro tesoro, ma la taglia non è quella giusta: il vintage a volte sa essere crudele.
Ci lasciamo tentare da una bancarella piena di borse, dove una tracolla è lì ad attenderci. Il prezzo? 5 euro.

Tocca alle scarpe: stivaletti, zoccoli, scarpe da running e anfibi. Ispezioniamo, mentre una signora genovese, un po’ intimorita dalle urla dei commercianti pronti ad attirare la sua attenzione, individua nel mucchio un paio di scarpine rosa. «E’ la prima volta che vengo qui – ci dice - mi ci hanno portata e ne sono rimasta affascinata: è così folkloristico. Ho comprato un po’ di cose per la mia nipotina».

Sì, perché questo è un mercato che pensa anche ai bambini. Oltre ad abitini e scarpe, su un paio di bancarelle cumuli di giocattoli fanno gola ai più piccoli, che li contemplano da lontano o trascinano le loro povere mamme in preda alla voglia di comprare proprio quel peluche, appartenuto in passato a chissà quale bambina.

(Vedi galleria fotografica)
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