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Musica elettronica a Bari, qualcosa si muove: ''funziona'' il trio degli Agents of Time
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Musica elettronica a Bari, qualcosa si muove: ''funziona'' il trio degli Agents of Time

di  Lunedì 18 aprile 2016 4 min Letto 12.570 volte
BARI – Nelle discoteche di Bari non esiste una “scena musicale”. E’ ciò che avevamo scritto due anni e mezzo fa dopo aver intervistato diversi dj del capoluogo,  che si lamentavano della poca voca voglia di sperimentare da parte di club e organizzatori di eventi, più propensi invece ad accontentare i gusti commerciali del pubblico.

Da allora però sembra che qualcosa si sia mosso a Bari, città che ha visto tra l’altro la nascita di un trio che pian piano si sta riuscendo ad affermare non solo in Puglia, ma anche a livello internazionale, vantando date in importanti discoteche quali il “Fabric” di Londra e il “Watergate” a Berlino oltre alla partecipazione a numerosi festival di musica elettronica.

Loro sono gli “Agents of Time”, ovvero i 24enni Andrea Di Ceglie e Fedele Ladisa e il 29enne Luigi Tutolo (nella foto). Li abbiamo incontrati.

La vostra collaborazione ha avuto inizio nel 2013,  lo stesso anno in cui i vostri colleghi baresi esprimevano la disfatta della musica elettronica nel capoluogo pugliese.  Qualcosa è cambiato nel frattempo?

Qualcosa sì. Bari (città magari più improntata sulla musica techno che sull’elettronica) sta vivendo una realtà diversa rispetto a due, tre anni fa. Molte persone che un tempo frequentavano solo locali commerciali hanno imparato ad apprezzare la musica sperimentale e di conseguenza i dj  non si sentono più obbligati a proporre un sound “recepibile”, che sia solo vocale e commerciale. La Puglia è oggi una delle regioni italiane che propone più novità: ci sono tanti artisti in grado di fare bella musica. Ci conosciamo tutti, siamo passati da piccoli locali e ci confrontiamo continuamente sul nostro lavoro.

Eppure sembra che voi siate più apprezzati all’estero che in Italia…

Sì certo, il problema rimane: in Italia si rischia ancora troppo poco. All’estero i club propongono sempre nuovi artisti  (cosa che al pubblico europeo piace molto), invece da noi i promoter preferiscono invitare dj già conosciuti e apprezzati, per andare sul sicuro.

Voi quindi non sareste il “sicuro”: che genere di sound proponete e qual è il segreto per "funzionare"? 

Componiamo musica elettronica e techno con influenze melodiche. Proponiamo un sound dark e innovativo, con ritmiche particolari. Prendiamo spunto da generi e artisti diversi, non ce n’è uno in particolare e il risultato è uno stile del tutto singolare. In più ci sono due elementi che hanno giocato per noi un ruolo fondamentale. Il primo: è raro ascoltare tre dj esibirsi live contemporaneamente, noi stessi temevamo inizialmente di non riuscire a coordinarci. Il secondo: indossare tuniche nere e cappucci è stata una mossa vincente, abbiamo sin da subito messo in scena un vero e proprio spettacolo, uno “show” coinvolgente per il pubblico, sia dal punto di vista visivo che dal punto di vista musicale.

Perché la scelta di suonare incappucciati?

E’ stata una scelta casuale ma che ha segnato i nostri esordi: era il 21 settembre 2013 quando a una serata organizzata da amici davanti a 800 persone decidemmo di suonare incappucciati per mantenere una sorta di alone di mistero. La cosa funzionò e da allora abbiamo continuato a farlo. All’inizio, quando ci esibivamo solo in locali di Bari e dintorni, ci piaceva l’idea di non farci riconoscere dal pubblico: era qualcosa che affascinava tutti.

Però poi avete cambiato idea…

Sì da un paio di mesi non indossiamo più tunica e cappuccio durante le esibizioni, perché siamo cresciuti parecchio in questi anni e se è vero che questa “mise” ci ha caratterizzati, a lungo andare ha finito per “etichettarci”. Alcuni promoter e organizzatori di serate continuavano a chiederci di portare con noi i cappucci, come se senza non fossimo in grado di suonare. E quindi ora andiamo in scena con il volto scoperto, cosa che tra l’altro ci rende finalmente anche più professionali.

Nel video, gli Agents of Time in un’esibizione ad Amsterdam lo scorso 26 marzo:




 
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