Notizie
Bari, 1887: la stampa libera approda in cittΰ. Sono gli anni di Martino Cassano
Storie

Bari, 1887: la stampa libera approda in cittΰ. Sono gli anni di Martino Cassano

di  Venerdì 16 ottobre 2015 4 min Letto 5.418 volte
BARI - «E’ per lo meno indecoroso che Bari non affermi giornalmente la propria vitalità, quando non vi è piccola città dell’altra Italia, centrale o settentrionale, che non senta il bisogno di fotografare la sua vita tutti i giorni in un organo strettamente locale». È l’11 settembre del 1887 e il direttore della “Settimana”, Martino Cassano, a soli 26 anni annuncia la fondazione di un nuovo quotidiano barese: il “Corriere delle Puglie”.

Forte del successo del precedente giornale, Cassano è convinto che Bari, una città con più di 60mila abitanti e in piena crescita economica, debba essere raccontata in maniera più libera, senza l’influenza di partiti e poteri forti. Un’idea rivoluzionaria (e non solo per l’epoca) che verrà portata avanti per più di trent’anni, ma che alla morte del giornalista non riuscirà a trovare proseliti, tanto che Cassano giace ora dimenticato da una città intera.

Oggi però, a distanza di 130 anni, lo scrittore e editore barese Luigi Bramato ha deciso di recuperare la sua memoria con un libro dal titolo “Martino Cassano, pioniere della stampa barese”, che ripercorre la biografia e l’attività del giornalista. Una pubblicazione nata da una circostanza puramente casuale.

«Circa un anno fa – racconta Bramato - passeggiando lungo una nascosta strada del quartiere Picone, mi sono imbattuto in una targa che recitava “Martino Cassano, pioniere della stampa barese”. A quel punto mi sono chiesto: “Ma come? Esiste il padre del giornalismo di Bari e tutti lo ignoriamo?”. E così sono iniziate le mie ricerche».

Martino Cassano nasce a Bari nel 1861 da un padre avvocato che ne vorrebbe fare un suo epigono, ma il giovane palesa ben presto altri talenti e ambizioni. A 20 anni si sposta a Roma e diventa giornalista prima per la “Gazzetta d’Italia”, poi per la “Rivista Europea” e il “Fanfulla”. Lo “spilungone dal sorriso ermetico e dallo spirito acuto”, come lo definisce lo scrittore Armando Perotti, diventa a un certo punto però troppo appetibile per non essere richiamato sul suolo natale.

«A soli 24 anni ricevette da parte di un gruppo di commercianti baresi la proposta di fondare un nuovo giornale – afferma Bramato -. Ma poi sul più bello i finanziatori svanirono, anche se Martino decise di proseguire sulla sua strada, fondando nel 1885 “La settimana” e dopo due anni “Il Corriere delle Puglie” , quotidiano che si componeva di quattro pagine di grande formato. La prima redazione ebbe sede in via Abate Gimma 59, in due piccole stanze illuminate con lampade a gas».

Il grado di alfabetizzazione dell’epoca a Bari era ancora piuttosto basso, ma il giornale ebbe un successo immediato. I motivi li spiega Armando Perotti in una biografia del 1921: «A Bari pullulavano i giornaletti di partito, dalla effimera esistenza, che per scrivere aspettavano l’imbeccata politica o il soccorso della Prefettura. Mancava invece un giornale libero, che raccogliesse le voci della città e le traducesse in programmi di benessere e di civiltà».

Un bisogno che fu colto da Cassano, che prese le distanze da quotidiani come  “Il Piccolo Corriere” o il “Bari” e diede voce a una popolazione  che aveva bisogno di qualcuno che denunciasse e difendesse i propri diritti proponendo soluzioni concrete. Tutto questo fu il “Corriere delle Puglie” che tra l’altro fece sua (vincendola) la battaglia per l’apertura dell’Acquedotto pugliese a Bari.

Il quotidiano divenne il primo giornale del Mezzogiorno, attirando le ire dei concorrenti, come il “Mattino” di Napoli, che cominciò a vociferare di ignoti finanziatori e sostenitori. Cassano all’epoca però ribattè con forza alle accuse, dichiarando: «Non c’è partito a Bari che noi possiamo rappresentare, non essendovi partito nel senso buono e positivo della parola. Rappresentiamo noi stessi, le nostre idee, i nostri sforzi, il nostro ingegno, i nostri mezzi finanziari e abbiamo un solo scopo: la rigenerazione soffocata sociale, materiale, morale e finanziaria della nostra provincia».

Cassano andrà avanti con le sue idee per ben 34 anni, fino a quando a causa di un clima politico mutato e della sempre più pressante atmosfera di veleni, decide di dire basta e nel 1921, ormai sessantenne, si trasferisce con moglie e figlia a Roma, dove morirà il 9 febbraio del 1927.

«Martino non è stato solo un pioniere, ma soprattutto un modello di rettitudine e integrità valido anche e soprattutto al giorno d’oggi – conclude Bramato - . I suoi insegnamenti andrebbero ripresi per migliorare il giornalismo attuale, che si è fatto più arrogante e superficiale, sensibile non tanto ai bisogni del territorio, ma alle lusinghe della propria cecità».  
Condividi Facebook WhatsApp Telegram Copiato!
Scritto da