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Il "WwooFing": lavoro gratis nei campi in cambio di vitto e alloggio in fattoria
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Il "WwooFing": lavoro gratis nei campi in cambio di vitto e alloggio in fattoria

di  Lunedì 12 ottobre 2015 3 min Letto 7.691 volte
BARI – Un po’ come in “Scappo dalla città”, quel film degli anni 90 con Billy Crystal dove tre amici si ritrovano nel west a scortare una mandria di mucche come veri cowboys. E’ questo lo spirito del “Wwoofing”, un tipo di vacanza alternativo che vede persone che desiderano immergersi nella natura, ma che magari non hanno il denaro sufficiente per un viaggio, andare a lavorare in fattorie biologiche: in cambio delle ore dedicate all’occupazione nell’azienda agricola, ricevono vitto e alloggio gratis.

E così da un lato abbiamo “clienti” soddisfatti che senza spendere un euro possono  per un certo periodo “scappare dalla città”, magari perché no imparando anche un nuovo mestiere nei campi e dall’altra fattorie che in cambio di un piatto caldo e un letto riescono ad avere manodopera gratuita e flessibile.

C’è un’organizzazione mondiale, la Wwoof (World wide opportunities on organic farms – in italiano “opportunità a livello mondiale presso fattorie biologiche”), nata in Inghilterra nel 1971, che si occupa di mettere in contatto i “wwoofer” (i viaggiatori) e gli “host” (le aziende). Basta iscriversi al loro sito e tesserarsi dopo aver pagato una quota annuale di 35 euro che funge anche da copertura assicurativa. Da quel momento in poi sarà possibile scegliere tra le varie fattorie che hanno aderito al progetto e che chiedono una mano per coltivare campi, badare al bestiame o curare i cavalli.

In provincia di Bari ci sono già sette fattorie che praticano WwooFing.  Una di queste, la più vicina al capoluogo, si trova a Cassano delle Murge. Ci siamo andati e qui ci ha accolto il 24enne imprenditore agricolo Iori. «Da noi il wwoofer collabora principalmente alla gestione dei cavalli, fa un lavoro di scuderia  - afferma mentre ci mostra un bell’esemplare nero di “murgese”- . Questa è l’attività che ci assorbe maggiormente e per la quale abbiamo sempre bisogno di personale che ci impegniamo a formare».

Oltre al lavoro con i cavalli, c’è anche da fare con l’orto. «Molti dei nostri ospiti sono vegetariani o vegani – ci dice sempre Iori -. Noi li mettiamo nelle condizioni di creare un rapporto fra il cibo che coltivano e quello che mangiano, in modo apprezzare meglio il “frutto” del loro stesso lavoro».

Chiaramente non ci si aspetta che il viaggiatore abbia esperienza: sarà il fattore a dover insegnare ai wwoofer il lavoro. Alla fine è proprio questo il vero spirito dell’iniziativa: far incontrare mondi, culture e usanze diverse in modo da arricchire sia l’ospite che l’azienda biologica. «Abbiamo però specificato nel nostro annuncio che accettiamo prenotazioni solo per periodi medio-lunghi – sottolinea il giovane -. Fare Wwoofing per un solo weekend non ha molto senso. L’ospite non ha alcuna esperienza e deve imparare. E per questo ci vuole perlomeno una settimana, durante la quale viene affiancato da persone esperte che gli insegnano le attività da compiere. I primi giorni servono anche ad ambientarsi, a conoscere il resto della comunità. Solo dopo si riesce a fornire un contributo e a diventare una risorsa».

Ma chi è che viene a far visita all’azienda di Cassano? «Gli ospiti sono sempre diversi – dice Iori -. Abbiamo avuto gente “alternativa”, come insegnanti di yoga, ma anche persone interessate a conoscere nuovi metodi di coltivazione. Spesso gli ospiti ci forniscono anche delle competenze diverse dalle nostre: ed è proprio questo il bello dello scambio, il bello del Wwoofing».
  
Qui la pagina di Wwoof Italia.
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