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L'Azerbaijan che sta scomparendo nelle foto di un reporter salentino
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L'Azerbaijan che sta scomparendo nelle foto di un reporter salentino

di  Venerdì 10 aprile 2015 4 min Letto 5.043 volte
BARI – «Un viaggio di sola andata, senza ritorno». Così ha definito l’ascesa verso il capitalismo dell’Azerbaijan il fotoreporter salentino Daniele Coricciati, che ha immortalato con le sue pellicole in bianco e nero luoghi, paesaggi e volti che stanno scomparendo e non torneranno più, per lasciare il posto in quel Paese all'occidentalizzazione. (Vedi galleria fotografica)

Le sue immagini sono del 2011, ma è da un anno che stanno girando l'Italia e l'Europa. Fu la britannica Royal Photographic Society, che si occupa di diffondere l’arte della fotografia ovunque, ad assegnare il compito di documentare il passaggio dell’Azerbaijan da una fase rurale a una industriale. E la scelta ricadde tra gli altri sul 38enne salentino Daniele, che la macchina fotografica la maneggia da circa vent’anni, da quando ancora ragazzino affiancava il più importante fotografo del suo paese, Zollino, per i matrimoni e le saghe locali.

«Da allora ho compiuto altre esperienze importanti come lavorare per un’agenzia milanese dal 2004 e operare al fianco di un noto fotografo italiano – ci racconta -. Ma all’età di 35 anni mi è giunta questa decisiva opportunità del reportage in Azerbaijan che ha segnato definitivamente la mia esistenza non solo a livello professionale ma anche personale, stravolgendo il mio modo di vedere e sentire le cose che mi circondano e mi appartengono».

Geograficamente al confine tra Occidente e Oriente, la repubblica dell’Azerbaijan è una regione del Caucaso meridionale ed è stata la prima tra le ex repubbliche sovietiche a ottenere l’indipendenza. Dal 1991 ha aperto i suoi giacimenti petroliferi alle compagnie occidentali spalancandosi a un folgorante boom economico che ha stravolto radicalmente innanzitutto il suo aspetto architettonico.

«Come spesso avviene il boom economico riguarda in realtà solo una parte della popolazione e le grandi trasformazioni hanno modificato più che altro la capitale, Baku, lasciando inalterate nella loro povertà e negli antichi usi e costumi tutte le zone periferiche limitrofe dove ancora domina la campagna  – dichiara il reporter -. Ma a Baku l’antico porticciolo di pescatori ha lasciato il posto a svettanti grattacieli, avveniristiche architetture mozzafiato e eleganti boulevard dal sapore europeo».

L’importanza del reportage di Coricciati, intitolato appunto “One way”, “Sola andata” e realizzato 4 anni fa, sta dunque nell’aver fermato nella memoria luoghi e volti che oggi, nel 2015, sono già scomparsi. È il caso della scuola Aleksevjkia, interamente circondata da campagna ma a poca distanza dalla città e caratterizzata dalla peculiarità di ospitare 800 ragazzi, maschi e femmine, dai 6 ai 14 anni, appartenenti a ben 19 distinte etnie tutte pacificamente conviventi. Oggi quella scuola dove spesso mancava anche la luce e dove gli alunni stessi dovevano provvedere a spalare la neve all’esterno, è stata sostituita da istituti innovativi dotati di fibra ottica e notebook per tutti.

Ma la pacifica convivenza rimane. «In Azerbaijan ci sono innumerevoli minoranze etniche: lezghini, russi, avari, turchi, tatari, ucraini e georgiani – spiega Daniele -. La maggioranza degli abitanti sono musulmani sciiti ma vi sono anche comunità ebraiche e cristiane. Perché l’Azerbaijan, a metà tra l’Europa e l’Asia e anticamente attraversata dalla mitica via della seta è abituata a costituire un coacervo di culture, credi e tradizioni diverse ed è da sempre terra di accoglienza e pacifica convivenza».

E l’accoglienza il reporter salentino l’ha vissuta in prima persona. Ricevuto un primo consiglio sulla soglia dell’aeroporto appena messo piede in territorio azero (“se non vuoi avere problemi stai lontano dalle donne, dalle droghe e dal confine con l’Armenia”), Daniele rispettando le loro regole si è perfettamente inserito nella comunità caucasica ospitato presso le loro case o dividendo con loro sigarette nelle innumerevoli case del tè.

Coricciati è stato invitato a ben tre matrimoni, ricchi e fastosi, è entrato nelle loro botteghe, nelle loro sinagoghe, moschee e chiese cristiane e ha partecipato all’annuale “festa del sacrificio”, che spesso avviene in maniera clandestina in casa o per strada causando anche non pochi incidenti, e che consiste nella macellazione di animali offerti poi in dono ai più bisognosi.

«Un giorno - conclude Daniele -. mi hanno spiegato che il loro amore per gli italiani non è dovuto solo all’ammirazione per la nostra cultura, ma è anche legato ad un’automobile. Negli anni 50 giunsero in Azerbaijan per stipulare accordi il presidente Palmiro Togliatti e il dirigente della Fiat Vittorio Valletta, che donarono al paese il progetto dell’auto 124. Da allora il Paese la riproduce ininterrottamente, ma con un nome diverso: Lada 2107».

(Vedi galleria fotografica)

Il video sul reportage fotografico in Azerbaijan:


 
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