BARI – Le agitazioni studentesche sono partite in sordina il primo dicembre. Sembrava il solito rituale che precede le vacanze natalizie: la partecipazione a una manifestazione, qualche ora di autogestione. E invece questa volta gli studenti hanno deciso di fare sul serio occupando davvero le scuole. Un fenomeno che si è esteso a macchia d’olio in tutta Italia e che a Bari e provincia attualmente coinvolge ben 20 istituti superiori. I ragazzi protestano contro la nuova riforma pensata dal governo Renzi (“La buona scuola”), che secondo loro ridurebbe la scuola “a mera serva delle imprese”.
Insegnanti lasciati fuori dai cancelli, lezioni ferme da giorni, portoni serrati da barricate di banchi e lavagne, presìdi e aule occupate giorno e notte. Scene che non si vedevano da decenni. Siamo andati a incontrarli per vedere l'occupazione dal di dentro, con gli occhi dei protagonisti (vedi foto galleria).
Istituto Nautico "Caracciolo" - «Questa è la seconda fase dell'occupazione. È iniziata la sera di lunedì 8 dicembre alle 23». A parlare è Jonatan. Lui non è uno dei rappresentanti degli studenti legittimamente eletti, ma è stato designato portavoce dallo "zoccolo duro" del gruppo di protesta dell’istituto nautico Caracciolo di Japigia, alla periferia sud di Bari. I rappresentanti avevano guidato l'occupazione da mercoledì fino a sabato scorso, ma poi si erano dissociati. Ma chi è rimasto è determinato a continuare almeno fino a venerdì 12, giorno dello sciopero generale. «Vogliamo farci sentire, qui la stampa non è venuta. Vogliamo mostrare che a differenza di altri istituti, come il Lenoci e la nostra stessa sede centrale dell'Euclide, qui non ci sono stati atti di vandalismo», sottolinea Jonatan.
Per entrare passiamo dal retro guidati da tre ragazze e ci introduciamo da una finestra, sorvegliata giorno e notte dagli occupanti per evitare l'intrusione di estranei. Effettivamente i laboratori sono rimasti chiusi e nessuna attrezzatura didattica è stata toccata. L'aula della presidenza, la sala conferenze, l'aula docenti e tutti i documenti sensibili sono al sicuro. I bagni sono tenuti puliti e la spazzatura raccolta in appositi sacchi. «Usiamo le macchinette della Somed per il cibo e ci siamo prendendo cura anche delle piante, le innaffiamo ogni giorno», ci raccontano mostrandoci l'ordine e la pulizia degli interni.
Eppure su WhatsApp circola un video che mostra un giovane in moto che scorazza nel corridoio del primo piano dell'Istituto. «Sì - dice una ragazza - è accaduto sabato scorso durante la prima fase di occupazione. Ma noi non c'entriamo nulla. Ora è tutto sotto controllo e nessun estraneo entra nella scuola». Del resto su una lavagna c’è scritto: “Questa volta si fa sul serio!”. C’è da credergli.
Istituto tecnico “Romanazzi” - L’occupazione all’ Istituto tecnico economico e liceo linguistico Romanazzi di Bari (in via Re David), è iniziata lo scorso 3 dicembre. Gli studenti si sono barricati all’interno della propria scuola e hanno trascorso la notte su tappetini e materassini utilizzati normalmente per le lezioni di educazione fisica. Da allora sono passati sette giorni e la protesta sta continuando.
«Ci occupiamo noi delle pulizie, facciamo a turno - spiega Martina – e a dirla tutta è più pulito in questi giorni che in quelli di normale lezione. Molti insegnanti sono dalla nostra parte- continua la ragazza-. Certo, avrebbero preferito una protesta più “pacifica” , ci hanno consigliato di fare autogestione anziché occupare, ma hanno dimostrato comunque tutto il loro appoggio e venerdì protesteranno anche loro al nostro fianco».
Ma come passano il tempo questi studenti? Semplice: fanno cultura. Hanno allestito nelle aule laboratori di teatro, di musica, di danza e organizzano assemblee e dibattiti. «In questi giorni ho conosciuto persone che nemmeno sapevo frequentassero questa scuola - racconta Federica–. Fino alla settimana scorsa eravamo dei perfetti estranei, ora siamo come una famiglia: c’è chi si preoccupa di andare a prendere da mangiare, chi insegna a cantare, chi aiuta a preparare le interrogazioni dei prossimi giorni».
Storie
Bari, viaggio nelle scuole occupate. Gli studenti: «Andremo fino in fondo»
Il problema dei prossimi giorni però potrebbe essere il freddo: da lunedì infatti l’impianto di riscaldamento è stato spento e i ragazzi si stanno organizzando come possono. «Dovremo chiedere ai nostri genitori di portarci delle borse dell’acqua calda o delle stufette –dice Nico - ma di certo, resisteremo».
Istituto Tecnico “Pitagora” – Anche il Pitagora di corso Cavour a Bari è stato occupato. «Siamo circa 80 studenti ad aver occupato la scuola martedì mattina alle 7- ci spiega un ragazzo di 18 anni-. Non è male visto che siamo in tutto 200 studenti. I professori avevano detto ai bidelli di non farci entrare, ma noi abbiamo usato una seconda entrata e da lì ci siamo barricati nell’edificio. Ora ci sono cattedre, sedie e banchi alle porte per bloccare chi vuole intrufolarsi abusivamente. È come un bunker. Non abbiamo però un posto dove dormire tutti insieme - continua l’alunno- la nostra palestra è infatti inagibile. Quindi facciamo i turni».
Al momento gli studenti si sono stanziati al primo piano dell’edificio, nell’aula che si affaccia sull’ingresso dell’edificio e che sul balcone porta affisso uno striscione con l’orgogliosa scritta: “Ci siamo anche noi. Pitagora Occupato”. Ma per farlo hanno dovuto fronteggiare la polizia e l’inaspettato abbandono dei rappresentanti d’istituto. «Gli agenti non ci hanno fatto nulla - prosegue lo studente – anzi, hanno capito le nostre motivazioni. Sono i nostri rappresentanti che ci hanno voltato le spalle: ma noi andremo fino in fondo».
Liceo Scientifico “Scacchi” - La maestosa impalcatura colorata da graffiti rende l’ingresso della scuola quasi invisibile. Dietro la massiccia inferriata della porta di legno scorgiamo delle teste che si affacciano e dietro di loro il programma con gli orari di entrata e uscita decisi dagli occupanti. Su un balcone campeggia uno striscione con su scritto: “Una mattina mi sono svegliato, Scacchi occupato”. «Abbiamo occupato l’istituto martedì mattina, in contemporanea con il Fermi, il Bianchi Dottula e l’adiacente istituto Pitagora. Dentro siamo quasi 400, su un totale di 1400 studenti», afferma Sara, 19 anni, rappresentante dello Scacchi.
Anche qui i ragazzi sembrano ben preparati. Gli studenti dividono il proprio tempo tra organizzazione di dibattiti e assemblee e laboratori di musica, teatro e gruppi di studio. «Siamo organizzati in tutto- prosegue nel suo racconto Sara- dalle pulizie degli spazi occupati, alle ronde. Ci sono dieci studenti per piano che controllano chi entra. E per la notte ci siamo attrezzati: usiamo i materassi della palestra o i sacchi a pelo».
Ma oggi il preside della scuola, Giovanni Magistrale, ha pubblicato sul sito della scuola una lettera aperta a tutti gli studenti e alle famiglie. Queste sono le sue parole: “L’occupazione di una scuola è un atto illegale, perché configura il reato di interruzione di pubblico servizio. Per tale ragione, è dovere del Dirigente denunciare alla polizia l’accaduto, come è stato fatto…Occorre che finalmente sorga da tutti noi una reazione decisa contro questo sequestro della scuola”. E annuncia ritorsioni: “A questo punto non credo che vi saranno consigli di classe disposti ad autorizzare viaggi di istruzione”.
Basterà la minaccia di non far andare i ragazzi in gita a fermare gli studenti? Non crediamo proprio. Per loro l’avventura più grande è quella che stanno vivendo in questi giorni, tra libertà, condivisione, partecipazione e trasgressioni: tutto per manifestare la voglia di diventare protagonisti, della propria storia.