BARI - Qualche tempo fa abbiamo parlato dell'unico imbalsamatore in terra di Bari, che ci svelò le tecniche e i segreti dell’arte dell’impagliatura degli animali: una pratica meticolosa, antica ma che ormai in pochi praticano. Tuttavia a Bari ci sono dei veri e propri musei dell’imbalsamazione, con esemplari unici (tra cui un maiale a otto zampe e una capra con due musi e quattro occhi) raccolti nel corso degli anni da esperti e appassionati. Si tratta del museo dell’Istituto tecnico Pitagora in corso Cavour, fondato dal ricercatore Vincenzo De Romita e quello del Dipartimento di Biologia ambientale e animale dell’Università di Bari, ubicato nel Campus. Entrambi sono poco conosciuti al pubblico e noi ci siamo andati per darci un’occhiata (vedi ampia galleria fotografica).
Il museo De Romita - Durante i primi anni del 900 il naturalista barese Vincenzo De Romita, all’epoca insegnante del "Pitagora" e successivamente preside dell’istituto, con caparbietà e passione giunse a raccogliere quasi 1500 specie di animali che lui stesso imbalsamava.
Il museo De Romita si caratterizza per l’ampia varietà di uccelli presenti (se ne contano quasi un migliaio) ai quali si aggiungono anfibi, rettili, mammiferi e alcune specie “insolite”. In un ripiano del museo è possibile infatti “ammirare” una capra che presenta sei zampe, due musetti e quattro occhi e un cucciolo di maiale che riporta otto zampe. Questi animali “raddoppiati” sono gemelli siamesi uniti a livello sia toracico che craniale.
Tra i tanti altri animali “normali” spiccano una leonessa, un pavone, una scimmia Guerèza, diversi uccelli (tra cui una gru, un pellicano, un cigno, gufi e civette) e anche rettili conservati in appositi barattoli con dell’alcol. Al centro della sala poi, vi è lo scheletro di quello che probabilmente era un cammello o dromedario, che fa compagnia ai numerosi fossili di animali e rocce che De Romita recuperò assieme alle varie carcasse da impagliare.
«A permettergli di possedere tutto ciò sono stati i numerosi contatti che lo studioso e ricercatore ha avuto con cacciatori e altri ricercatori come lui - ci spiega Simone Todisco, naturalista 29enne del centro studi De Romita -. Uno dei suoi amici, solo per citarne uno, era Enrico Giglioli, famoso zoologo e antropologo fiorentino. E la mancanza di un erede - continua Simone - spinse De Romita a lasciare la sua copiosa raccolta alla scuola dove aveva insegnato per tanti anni, il Pitagora appunto».
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Nonostante la sua importanza e il buono stato in cui si trova, il museo (il cui accesso è consentito previa autorizzazione del centro studi De Romita) rimane ancora poco conosciuto. «Il museo non decolla per degli orari di apertura - afferma Todisco -. Trovandosi in una scuola l’accesso è consentito solo la mattina e solo qualche volta di pomeriggio. Un’apertura serale o di domenica sarebbe l’ideale ma anche molto difficile da attuare per ovvie ragioni logistiche».
Museo di Biologia – Il museo del Dipartimento di Biologia ambientale e animale dell’Università di Bari si trova nel Campus. Entrando da via Amendola sulla sinistra si trova il Dipartimento, ma bisogna scendere a un piano sotterraneo per trovare il museo. Nato negli anni 20 del secolo scorso grazie all’opera del generale Augusto Lettini e del naturalista leccese Liborio Salomi, prima di essere spostato al Campus aveva come sede quella del Palazzo Ateneo.
Questo museo rispetto al De Romita è meno fornito di uccelli imbalsamati, ma presenta anche animali vivi (pesci negli acquari) e resti umani. Ci sono infatti lo scheletro di un ominide rinvenuto a Carbonara oltre ai reperti del neolitico ritrovati a Cala Colombo, a Torre a Mare.
Per il resto un trionfo di falchi, lupi, volpi, caprioli, alligatori, coccodrilli, pitoni, cobra, iguana, enormi pesci e granchi (nella foto) e circa 500 esemplari di insetti. Praticamente uno zoo completo di (quasi) tutti gli animali esistenti sulla Terra, imbalsamati. Gli unici animali vivi, come detto, sono i pesci, contenuti in 12 acquari di varie dimensioni che ripropongono diversi ambienti marini e di acqua dolce. Le sale sono due, nella prima ci sono pesci (vivi e imbalsamati) e uccelli, nella seconda rettili, mammiferi e insetti.
«Nonostante la sua particolarità però il museo non è molto frequentato - ci spiega Rocco Sarino, ricercatore di zoologia -. Al di là di studenti afferenti ai vari corsi di laurea che se ne servono per esercitazioni o per alcuni esami, gli unici a venire qui sono i bambini appartenenti alle scolaresche di Bari e provincia». Il museo è comunque aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 (e il martedì e il giovedì anche il pomeriggio dalle 15 alle 18).
Un visita da consigliare, perché in assenza di uno zoo e di grande acquario a Bari, recarsi in questi musei, anche se popolati da animali morti, rimane istruttivo e affascinante.
