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Aeroporto, la ''torre d'inferno'': «Lμ torturavano gli antifascisti»
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Aeroporto, la ''torre d'inferno'': «Lμ torturavano gli antifascisti»

di  Martedì 10 giugno 2014 2 min Letto 13.672 volte
BARI – Si chiama Torre d’Inverno, ma coloro che abitano a Palese la conoscono con il nome ben più di tetro di Torre d'Inferno. L’edificio in questione, databile intorno al XVI secolo, è quello che si trova all’interno del recinto dell’aeroporto di Bari: lo si può scorgere percorrendo la vecchia strada che collega Palese a Modugno (vedi foto galleria). Rientra nel sistema di torri di avvistamento e difesa che sorgevano nella campagna di Palese, come quella Torre Ricchizzi, di cui ci siamo già occupati.

Ma perché la torre è chiamata “d’inferno”? Secondo storie che si tramandano da decenni, in quel posto, in epoca fascista, venivano torturati gli oppositori al Regime. «Mio nonno me lo raccontava sempre – dice il palesino Lorenzo -. Quando mi portava nei pressi dell’aeroporto per vedere gli aerei che decollavano, mi indicava quella torre dicendomi che al suo interno venivano portati coloro che osteggiavano il fascismo: era lì che venivano torturati».

La torre era di proprietà di Mercurio Maiorano Leonardo Lovergine, podestà di Palese, che i più anziani ricordano per i suoi modi “poco gentili” nei confronti di chi non onorava o mancava di rispetto al fascio. «Ricordo di aver visto spesso il podestà picchiare ragazzi per strada per non aver alzato la mano in segno di saluto – dice l’80enne Franco – e a molti veniva somministrato l'olio di ricino se venivano colti nel dire o fare qualcosa contrario al dettame di Mussolini».

Da qui la nascita di questa storia, di cui non si hanno prove, ma che tutti a Palese conoscono. «Anche io sono a conoscenza delle presunte violenze che avvenivano all'interno della torre “d’inferno” - sottolinea il signor Pino- ma francamente credo che si tratti solo di una leggenda popolare, non sembrano infatti esserci riscontri storici a riguardo».

Sarà solo una leggenda certo, ma guardare questa torre così isolata e dal nome non proprio rassicurante, crea un certo disagio. Anche se, è bene dirlo, “voce di popolo” non sempre è sinonimo di “voce di dio”.
 
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