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Portinaio, lavoro in via d'estinzione: «Ma a Bari siamo uno status symbol»
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Portinaio, lavoro in via d'estinzione: «Ma a Bari siamo uno status symbol»

di  Lunedì 12 maggio 2014 3 min Letto 15.918 volte
BARI - «Non ho paura di essere licenziato, perché a Bari il portiere è uno status symbol, i condomini non vi rinuncerebbero mai». Così il cinquantenne Antonio, portinaio dal 1992 di uno stabile in corso Vittorio Emanuele, parla della sua professione: un mestiere in realtà legato al passato e che in Italia pian piano sta scomparendo.

«A causa delle difficili condizioni economiche un inquilino su quattro non paga più la retta condominiale e quindi ad essere sacrificata è proprio la figura del portiere, soprattutto perché spesso gli viene concesso l’utilizzo di un appartamento di proprietà condominiale, che diversamente verrebbe affittato e risulterebbe più redditizio», afferma Giampiero Savastano. Lui è il responsabile dell’ufficio Stampa dell’associazione “Addetti ai servizi condominiali e di fabbricato-portieri e custodi”, che in Italia tutela i diritti di questa categoria di lavoratori che mediamente guadagnano al mese 950-1000 euro.

In effetti prima le “case signorili” prevedevano uno spazio dedicato ai portinai ed era normale quindi entrare in un palazzo e sentire alle spalle una voce cortese darci il “buongiorno” o la “buonasera”. Ora invece gli immobili vengono costruiti diversamente e difficilmente viene proposto ai condomini l’utilizzo di una persona che controlli il transito d’ingresso e di uscita nei complessi residenziali. E’ invece sempre più facile imbattersi in citofoni e portoni con telecamera o con codice d’ingresso segreto.

Eppure il portiere non svolge solo la funzione di controllore, ma smista la posta, pulisce le scale e spesso sbriga per i condomini delle faccende extra. «Il mio lavoro è fatto di mille gentilezze – afferma Antonio -. Io ad esempio, spesso soccorro persone che accusano un malore o compro il latte e i cornetti la mattina per una famiglia numerosa». Il portiere è quindi ancora considerato come un “amico” di palazzo, una persona fidata a cui si possono lasciare cosette da sbrigare. «Io ad Antonio lascio sempre la mia cartella da consegnare ai miei genitori», ci dice un bambino che abita in quello stabile.

E quindi i portinai basano tutto su questo rapporto di fiducia, sperando che la crisi e il nuovo modo di concepire gli ingressi dei palazzi li colpisca il meno possibile. «L’unica preoccupazione che ho è legata al fatto di non aver svolto bene il mio lavoro – afferma Tonio, 40enne portiere anche lui occupato in corso Vittorio Emanuele -. Ma svolgendo tutto alla perfezione non vedo perché i condomini dovrebbero rinunciare a un vigilante fidato».

Fuori dal centro però il numero di stabili con portierato e gabbiotto (vedi foto galleria) è sicuramente inferiore, anche in quartieri più “ricchi” come Picone e Poggiofranco. Se il portiere c’è magari è perché in un dato palazzo ci sono molti uffici. Ma anche qui, quando chiediamo di eventuali preoccupazioni legate al proprio futuro lavorativo, ci viene risposto: «Perché mai i condomini dovrebbero fare a meno di noi?». Parole del 50enne Vito, portiere in uno stabile di Via Giulio Petroni.

Eppure il sindacalista Savastano continua a consigliare i suoi colleghi di non fidarsi troppo degli “amici” inqulini, visto che il contratto dei portieri prevede la possibilità del licenziamento e basta la maggioranza dei condomini per decidere la soppressione della portineria.

D’altro canto però sono gli stessi residenti a difendere il ruolo del portiere. «Non rinuncerei mai al portinaio - sottolinea la 45enne Angela residente in via Matarrese -. Con lui mi sento al sicuro e nonostante la maggiore spesa condominiale non approverei mai la sua eliminazione». «Per fortuna che c’è il mio portiere - dice il 30enne Simone, che abita in via Giulio Petroni - . Mi sento decisamente più tranquillo: con quello che si sente in giro è una garanzia».

E quindi almeno Bari sembra augurare lunga vita ai portinai.  La paura è più forte della crisi.
 
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