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Gli spogliarellisti baresi: «Chiamateci cubisti, non facciamo solo striptease»
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Gli spogliarellisti baresi: «Chiamateci cubisti, non facciamo solo striptease»

di  Giovedì 24 aprile 2014 3 min Letto 16.343 volte
BARI - Si chiama Alessandro e ha 26 anni. È di Bari, lavora nel campo dell'editoria e si occupa di libri. Ma quando cala la notte, lui abbandona gli abiti da lavoro, indossa intimo sexy e va a ballare mezzo nudo davanti a ragazze e donne in cerca di “emozioni forti”. Alessandro è infatti uno spogliarellista.

Alessandro cosa fa uno spogliarellista?

Preferirei essere chiamato cubista, dal nome del “cubo” sopraelevato dove in discoteca si balla per essere notati. Noi odiamo quando ci etichettano “spogliarellisti”: siamo in realtà degli animatori, non è che ci spogliamo e basta, come in altre parti del mondo dove lo spettacolo si limita allo striptease.

Va bene, ma in fondo quello fate: vi spogliate.

Sì, ma cerchiamo di entrare in simbiosi con il pubblico, captiamo le emozioni e i desideri delle donne, provando ad accontentarle in tutti i modi. Rimaniamo in perizoma o le facciamo ballare con noi, per esempio. È ovvio che le mani addosso te le fai mettere pure, alla fine è naturale che lo facciano. E acconsentiamo a “richieste particolari”, però questo mai davanti agli altri. Lo facciamo in disparte.

Quanti siete a Bari?

I più conosciuti, quelli che lavorano parecchio sono circa una cinquantina, poi ce sono almeno altri cento che però o sono troppo giovani o non sono bravi come i primi.

Dove vi esibite?

In tanti luoghi. Nelle discoteche prima di tutto, dove abbiamo addirittura un costumista, un coreografo e facciamo anche le prove. Poi ci sono le feste di compleanno, gli “sponsor” per un matrimonio (facciamo finta di sposarci per far vedere alle coppie come potrebbe essere il loro grande giorno) e chiaramente gli addii al nubilato, che rappresentano la situazione più spinta.

Le donne baresi come fanno a contattarvi?

Tramite le agenzie su internet, anche se è a volte è più facile arrivare a noi attraverso qualcuno che ci conosce o avvicinandoci in discoteca. Alla fin fine Bari è una città piccola dove si sa tutto di tutti ed è facilissimo contattarci, anche perchè lavoriamo alla luce del sole. In fondo non vendiamo il nostro corpo come i gigolò, lo mostriamo solamente, anche se sempre in cambio di soldi.

Quanti soldi?

Nonostante sia un lavoro part-time esercitato da molti ragazzi per arrotondare, devo ammettere che è molto redditizio. Si parla di 300/400 euro per una serata di media importanza. Poi dipende da cosa si deve fare e dove. Le donne però guadagnano molto di più.

Come si diventa “cubisti”?

Si cerca di farsi notare da agenti che circolano nelle discoteche  alla ricerca di ragazzi e ragazze in grado di fare questo lavoro. Io ad esempio ho iniziato andando a ballare con gli amici: mi toglievo la maglietta e mi facevo guardare da tutti. È ovvio che si devono avere anche determinate qualità fisiche, altrimenti nessuno ti nota.

Quindi bisogna essere molto giovani…

Al massimo 40enni. Noi mostriamo il nostro corpo e chi ci guarda lo fa perché vuole qualcosa di bello da guardare. Se si va un po' più avanti con l'età, malgrado pochissime eccezioni, i tessuti muscolari e la pelle non sono più quelli di una volta. Del resto siamo in tanti, quindi per essere migliori degli altri conta avere un bel corpo, oltre ad essere sfacciati e sapersi muovere.

Le donne che vi “guardano” invece che età hanno?

La clientela è molto vasta: si va dalle ragazzine alle 60enni. In fondo quando balliamo scateniamo il sesso e il sesso non ha età.
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I commenti (1)
Giuan
Streap... ma come si fa