BARI – «Anche noi siamo giovani e vogliamo divertirci, ma vogliamo anche impiegare il nostro tempo in attività utili agli altri». Sono le parole della 21enne barese Valeria Mocci, che insieme con altri 14 ragazzi ha fondato l’8 maggio 2013 a Bari Vecchia, in via Vallisa, l’Associazione culturale di volontariato “Pensare ad Alta Voce” (vedi foto galleria).
Questi giovani frequentano l’Università, c’è chi studia Filosofia, chi Medicina, ma trovano anche il tempo per promuovere attività solidali, ambientali e culturali, tra cui quella di aiutare dodici ragazzine adolescenti nei compiti scolastici pomeridiani. Qualcuno di loro frequenta ancora il liceo, il Flacco, e fa doposcuola ai bambini della Casa Famiglia “Madre Maria Arcucci” di Bari.
«Il progetto è partito da me e dal mio amico Gabriele Mitrani - spiega Valeria -. Io volevo impostare qualcosa sul volontariato, lui su progetti culturali, così abbiamo creato un luogo in cui poter stare insieme, condividere tempo e passioni. La nostra è un’associazione apartitica, non siamo appoggiati da nessuno: il locale è nostro in comodato d’uso e ci autofinanziamo».
«Ognuno di noi ha i propri impegni, le lezioni universitarie, la preparazione degli esami – sottolinea la volontaria - quindi cerchiamo di organizzarci al meglio. In media dedichiamo tutti circa quattro giorni a settimana a questa attività».
C’è chi si sente più incline alle materie scientifiche e segue le ragazze in matematica, scienze, chimica, chi preferisce dare un aiuto in quelle umanistiche o linguistiche. Così ci si divide in tavolini diversi, ognuno con un “educatore”. «Le ragazze sono tutte di Bari Vecchia e del quartiere Stanic – dice Valeria –. Quando hanno voglia di imparare e di impegnarsi a noi educatori risulta tutto più semplice, spesso però dobbiamo motivarle e spronarle».
Storie
I ragazzi di ''Pensare ad alta voce'': «A 20 anni non c'θ solo il divertimento»
«Lo scorso anno stavo per essere bocciata a scuola – ci racconta la 15enne Alessia – poi una mia insegnante mi ha proposto di partecipare a questo progetto e in un mese, grazie all’aiuto di Raffaele e degli altri ragazzi, sono riuscita a raggiungere la sufficienza. Io ho creduto nelle mie capacità, ma loro mi hanno stimolata tanto. Ho studiato anche in estate per recuperare i debiti».
Dopo un primo momento di titubanza e di rifiuto verso un’attività che dopo le ore scolastiche ti obbliga ancora ad essere inchiodato sulla sedia con il viso tra i libri, le ragazzine hanno saputo lasciarsi guidare da chi era in grado di far diventare lo studio un momento di condivisione e di aiuto reciproco. «Due ragazze si sono iscritte perché invitate dalla loro compagna di classe e dopo un po’ di insistenza siamo riusciti a coinvolgerle», racconta Raffaele, educatore del gruppo.
“Pensare ad Alta Voce” però non è solo doposcuola, l’associazione è aperta anche ad altre iniziative: incontri con autori e giovani artisti per la presentazione di libri, mostre, attività sociali. «Lo scorso ottobre – racconta Valeria - abbiamo organizzato una raccolta fondi e siamo riusciti a fornire materiale di cancelleria al Perù, per un progetto di recupero scolastico che coinvolgeva tanti bambini. Perché si possono fare tante cose importanti usando bene il proprio tempo. Non ci sono solo le feste e la movida».
Qui il sito dell’associazione “Pensare ad alta voce”