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Dai pesci rossi a quelli tropicali da 3mila euro: i segreti degli acquari
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Dai pesci rossi a quelli tropicali da 3mila euro: i segreti degli acquari

di  Venerdì 28 febbraio 2014 4 min Letto 9.815 volte
BARI – «Ci vuole tanta dedizione e passione per possedere un acquario e soprattutto bisogna essere ben informati su come tenerlo. I fattori che infatti incidono sulla  buona o cattiva “riuscita” di una vasca sono tanti». Parola del signor Gennaro, che da due generazioni gestisce un negozio di acquari nel rione Picone di Bari.

In effetti mantenere i pesci in salute non è un gioco da ragazzi. Tra impianti di riscaldamento o di refrigerazione, lampade, piante e specie di pesci compatibili o meno, possedere un acquario non è semplice come riempire la boccia d’acqua per il classico pesce rosso.

Per tutti coloro che decidono di avere un acquario in caso, il primo passo è quello di decidere se lo si vuol di acqua dolce o salata. Nel secondo caso, tranquilli, non si tratterà di andare ogni giorno in spiaggia a fare il carico di “mare”. «Basta aggiungere all’acqua corrente un po’ di sale - spiega Gennaro - 35 grammi di sali sintetici per ogni litro. E così si ottiene l’acqua marina».

La differenza però tra i due tipi di acquari è notevole, non tanto per il “sapore” dell’acqua, quanto per la sua temperatura. «I pesci del Mar Mediterraneo vivono infatti a una temperatura tra i 16 e i 20 gradi – dice Gennaro -. E quindi per questo tipo di vasche c’è bisogno di un impianto di refrigerazione. Tutt’altra storia per i pesci di acqua dolce, magari tropicali, che vivono “al caldo”, a un temperatura di almeno 25 gradi. In questi casi ci sarà bisogno al contrario di un impianto di riscaldamento. Nell’acqua dolce – continua - vanno anche aggiunti dei biocondizionatori che tolgono il cloro dell’acqua corrente che è dannoso per i pesci».

Per far vivere tutti i pesci è comunque necessario dotare un acquario di un impianto di depurazione, cambiare buona parte dell’acqua una volta al mese e soprattutto illuminare la vasca con  lampade che riproducono la luce solare, necessaria per la fotosintesi delle piante che forniscono ossigeno.

Sulle dimensioni invece, largo spazio alla fantasia (e alle possibilità economiche). «Le dimensioni di un acquario sono ampiamente variabili: si va da un minimo di 40 litri a un massimo anche di 600 litri », spiega il signor Domenico, proprietario di un negozio nel quartiere Murat.

E ora passiamo ai pesci, i veri protagonisti: le tipologie sono tantissime e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si va dalle specie più comuni, come il già citato pesce rosso, a quelle più rare e particolari, a cui madre natura ha donato dei colori sgargianti e delle forme davvero originali. «Qui in negozio possiedo un Arowana, un pesce che è possibile trovare in Asia o nel Centro-Sud America. Può arrivare a 1,20 metri di lunghezza ed è un pesce porta fortuna. Infatti non è in vendita perché è un regalo. Comunque se volessi comprarne uno dovrei spendere 1.700 euro e poi venderlo a un prezzo chiaramente superiore».

«Dal venditore all’acquirente il prezzo arriva a raddoppiarsi, in alcuni casi anche a triplicarsi, perché c’è da calcolare i costi di trasporto e importazione», sottolinea Domenico, che continua: «Se io volessi ordinare, per esempio, un Holacanthus Clarionensis, un pesce originario del Golfo del Messico dovrei tirar fuori 1.800 euro, ma poi lo rivenderei a 3mila euro. Stesso discorso per il Perioftalmo Argentato» (vedi foto galleria).

Perché comunque nel mondo dell’acquarologia si può importare tutto. «Sono davvero molto poche le specie protette – afferma Alessandro Vlora responsabile del Caeb (Club acquariologico erpetologico barese). Tra l’altro gli acquari aiutano la riproduzione di alcune specie che, in alcuni casi, in natura fanno fatica a sopravvivere. Comunque per esempio gli storioni rientrano nella categoria dei pesci che non è possibile detenere, anche se è difficile riuscire a trovare qualcuno abbia voglia di collocare nel suo acquario uno storione».

Certo però, se si spendono migliaia di euro per un pesce, bisognerebbe essere sicuri che questo viva non diciamo in eterno, ma quasi. C’è una “garanzia” per i pesci?

«No, non c’è una garanzia – afferma Gennaro -. Può capitare che un pesce muoia anche pochi giorni dopo l’acquisto, ma questo non dipende da chi lo vende. I pesci passano da un ecosistema all’altro, quindi se cessano di vivere è perché la vasca che li ha accolti non era adeguata». «Non è possibile stimare la durata di una vita di un pesce, dipende da tanti fattori - afferma Vlora –. Anche se le specie marine, essendo più grandi, vivono più a lungo, in media dai 5 ai 7 anni. Quelli di acqua dolce si fermano ai due anni».

«Generalmente – conclude Gennaro - la mucosa dei pesci li protegge dagli agenti patogeni, anche se può capitare che un pesce si ammali. Benchè il detto reciti “sano come un pesce”, i pesci si ammalano e neanche tanto raramente».
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I commenti (2)
Gaetano
Sono arrivato quasi a metΰ dell'articolo e dopo aver letto un pς di inesattezze ho perso completamente l'interesse nel leggerlo poichθ un negoziante(che guadagna soldi con la gestione giusta o sbagliata dell'acquario) guarda l'acquario con un occhio diverso da chi guarda l'acquario con amore e passione.
Alessandro
Faccio acquari da 15 anni... di questo articolo dire che condivido poco o niente θ essere generosi... pare che chi θ stato intervistato i pesci li abbia sempre e solo venduti, mai allevati... Partendo da quella vascaccia allestita malissimo e di dubbia qualitΰ per l'allevamento degli arowana, a quando se ne esce con "Basta aggiungere all’acqua corrente un po’ di sale - spiega Gennaro - 35 grammi di sali sintetici per ogni litro. E cosμ si ottiene l’acqua marina" a quando tira fuori "le specie marine vivono piω a lungo, in media dai 5 ai 7 anni. Quelli di acqua dolce si fermano ai due anni" queste non sono semplici inesattezze... sono CA**ATE! Evitate di dar retta a quel negoziante..