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Sgomberata Villa Roth: «Purtroppo dobbiamo eseguire gli ordini»
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Sgomberata Villa Roth: «Purtroppo dobbiamo eseguire gli ordini»

di  Martedì 14 gennaio 2014 2 min Letto 25.203 volte
BARI - E' in atto in queste ore lo sgombero di Villa Roth da parte delle forze dell'ordine (Digos, Polizia provinciale e carabinieri).  Si tratta dell'ex liceo Fermi che dal 26 novembre 2011 era stato occupato da giovani precari, attori alle prime armi, ma soprattutto da famiglie di immigrati africani. L'operazione è partita alle 7. Dodici persone sono state accompagnate fuori dall'edificio: 4 italiani e 8 stranieri (vedi foto galleria). Villa Roth è stata posta sotto sequestro.

Anche se gli occupanti non si danno per vinti. «Da qui non ce ne andremo», afferma Carmen, studentessa italiana che da tempo viveva a Villa Roth (vedi video per la testimonianza completa). Altri invece sottolineano: «Continueremo altrove ciò che abbiamo iniziato qui». E una signora africana grida: «Io muoio qui». Si tratta di Alja, un'eritrea di 60 anni che non riesce quasi a parlare per quanto è agitata. «Ho lasciato delle mie cose dentro la villa - dice -. Non ci hanno avvisato dello sgombero, ci siamo trovati la polizia in casa stamattina». Gli occupanti potranno recuperare la propria roba giovedì. Ora infatti sono stati messi i sigilli a cancelli e porte e non è possibile più entrare. Un'altra eritrea Terry, di 23 anni con un bambino di 4, afferma che è da due mesi che aveva abbandonato lo stabile perchè «ci avevamo tolto acqua e luce».

E in tutto questo, mentre alcune auto delle forze dell'ordine vengono imbrattate con vernice spray e con scritte quali "acab" (all caps are bastards) (vedi foto galleria), c'è un agente della Polizia provinciale che ci riferisce che «un signore che abita in un appartamento vicino ha denunciato la Provincia per l'inutile sgombero». E poi l'agente ammette: «Fosse stato per me non sarei mai intervenuto. Purtroppo dobbiamo eseguire gli ordini».

Il video-testimonianza di Carmen, ragazza italiana che viveva a Villa Roth:

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I commenti (1)
Shanti Kranti
Quest’ ennesimo sgombero e le sue modalitΰ mostrano la continuitΰ della gestione di questa cittΰ dagli anni 80 ad oggi, parola d’ ordine tra i politici: non dare possibilitΰ di autogestione ai cittadini, non dargli spazi d’ incontro, divide et impera. Questa cittΰ ha sempre dimostrato di generare gente ribelle e creativa, attori, musicisti, poeti, artisti e tanto attivismo sociale. I “potenti “ della cittΰ di Bari hanno sempre boicottato la creativitΰ e l’ incontro attivo della cittadinanza precludendo i luoghi d’ incontro. Hanno sempre costretto chi non si adattava a vivere in una cittΰ solo violenta, vuota e provinciale a tentare di auto-organizzarsi per fondare punti di partenza per far prendere il volo alla speranza. Il potere di questa cittΰ sempre ha represso, sempre ha cercato di riportare tutto alla sua “normalitΰ” fatta di nulla che trasforma una cittΰ dinamica in un mortorio fatto solo di regole, di repressione della diversitΰ e di aggressivitΰ repressa. I tentativi della cittadinanza attiva che ha provato ad istituire mercatini artigianali repressi e spostati in estrema periferia come se l’ artigianato rappresentasse un problema di ordine pubblico, il tentativo di trasformare la ex manifattura in un centro sociale e il costante rifiuto da parte delle istituzioni che ne hanno fatto un mercato, l’ altro tentativo di gestire da parte dei cittadini la ex caserma Rossani rendendola un paradiso per giovani e bimbi, il rifiuto da parte dei potenti e la sua trasformazione in un parcheggio qualunque, dunque, assodato il rifiuto delle istituzioni al confronto la rabbia della cittadinanza e la conseguente occupazione degli spazi pubblici abbandonati come l’ ex-Sim (proprietΰ della provincia), sgomberato 20 anni fa con il motivo che ci dovevano fare il museo della radio, progetto mai partito, da allora in stato di abbandono, il CSOA Fucine Meridionali nei depositi abbandonati dell’ amtab, sgomberato, abbattuto e riqualificato in area verde poco frequentata, sempre Fucine Meridionali in una succursale abbandonata di una scuola elementare, sgomberato, abbattuto e lasciato al suo posto uno squallido sterrato, Coppola Rossa ad Adelfia, il Mercato Occupato ed oggi Villa Roth, tutte storie di tentativi da parte di piω generazioni di baresi di prendere uno spazio, pulirlo, dargli valore sociale e renderlo un luogo d’ incontro plurale, di solidarietΰ, e di assistenza, di sperimentazione di democrazia diretta, tutti luoghi inoltre fondati sull’ antifascismo, valore su cui la nostra costituzione θ basata. Troppo spesso queste generazioni splendidamente inquiete, dopo l’ ennesima sconfitta o imputazione hanno gettato la spugna, lasciando questa cittΰ al suo destino di torta da dar da mangiare a imprenditori, politici e arraffoni di ogni genere, e sono emigrati andando ad arricchire culturalmente altri luoghi. La faccenda dello sgombero di quest’ ultimo spazio occupato e autogestito, Villa Roth θ evidentemente solo frutto dei soliti dispetti tra politici in vista di elezioni che ha come frutto il fatto che famiglie in pieno inverno non abbiano un posto in cui dormire, un quartiere non ha piω una biblioteca alternativa, i bimbi non hanno piω un campo in cui giocare, molti giovani e non di questa cittΰ non hanno piω un posto in cui riflettere e confrontarsi, vedere spettacoli teatrali e musicali, imparare a farsi l’ orto, esporre le proprie autoproduzioni, mangiare con poco grazie a pranzi e cene sociali, imparare l’ inglese divertendosi, imparare a lavorare insieme agli altri e ad e esprimere le proprie idee senza conflitti. Gente di “potere”, sveglia! Siete ad un bivio cruciale, favorite la libera espressione della cittadinanza attiva oppure i luoghi occupati aumenteranno a dismisura e la marea umana vi seppellirΰ e se la vostra scelta sarΰ di usare i nostri soldi ottenuti con l’ usura delle tasse per reprimere facendo uso spregiudicato di lavoratori sfruttati in divisa, se vi andrΰ bene e riuscirete a reprimere, regnerete su una cittΰ deserta, morta e il vostro scettro sarΰ la vostra stessa ombra.