BARI - Nastri di vhs che vengono trasformati in borse e fili di caricabatterie per cellulari che diventano una collana: è questo Charity Chic, il “negozio del riciclo” di via de Ferraris, a Bari, che ieri ha festeggiato il suo primo anno di attività. Si tratta della prima impresa sociale in Italia che si occupa della rielaborazione di oggetti, accessori e soprattutto indumenti usati, che poi vengono rivenduti a bassissimo costo, sull'esempio dei solidali inglesi “Charity Shop”. Abbiamo parlato con due “charityes”: la presidente Pamela Melchiorre e la sua vice, Stefania Grandolfo, che coordinano diverse volontarie, tra cui anche una personal shopper che dà consigli ai clienti.
Cos’è Charity Chic?
Un negozio di utilità sociale dove risparmiare è donare. Tutto ciò che non viene più utilizzato ha la possibilità di rivivere e far vivere. Un circolo virtuoso dove l'inutile diventa utile, l'utile diventa dono e la carità vera condivisione.
In parole povere?
In questa “boutique” tutto l'usato che affolla inutilmente le case viene rivisitato artisticamente, creando soprattutto abiti, scarpe, cappelli, ma anche collane o orecchini e riproposto a prezzi molto bassi. Ciò ci consente di raccogliere fondi destinati all'Apleti, l’associazione pugliese per la lotta contro le emopatie e i tumori nell'infanzia, attiva nel Policlinico di Bari.
Com’è nata questa idea?
Questo progetto è partito dopo essere venute a conoscenza, da un amico che vive in Inghilterra, di botteghe inglesi che raccolgono gli indumenti usati, li trasformano e poi li rivendono a prezzi molto bassi. A differenza nostra però i colleghi di oltremanica non pagano affitti e tasse, perché il loro lavoro è considerato di utilità sociale.
Storie
Charity Chic, riciclare l'usato per trasformarlo in oggetti da beneficenza
La materia prima come ve la procurate?
In genere sono persone comuni che portano qui tutto ciò che a loro non serve più. Ma è anche capitato di essere andati noi a raccogliere l’”inutilizzato” perché sapevamo ad esempio che la proprietaria era una persona anziana.
Parlate di prezzi bassi…ovvero?
Giusto per fare un esempio: un abito elegante da donna costa 5 euro.
E riuscite a guadagnarci?
In realtà questa non è un'attività con scopo di lucro: tutto il guadagno, tolte le spese e le tasse, viene donato all'Apleti. In questo modo si permette a chi ci offre indumenti e oggetti di essere partecipi allo scopo benefico.
Collaborate con parrocchie o enti benefici?
No, ma gli indumenti che non si possono lavorare li portiamo ad Equanima, il banco dell’abbigliamento usato, che provvede poi a regalarli alle persone più bisognose.
Progetti?
Il ward-fashioning, una collaborazione con l'Ipsia Santarella, con gli studenti che al rientro dalle vacanze natalizie avranno la possibilità di lavorare e mettere in mostra capi di abbigliamento firmati da loro. E poi chiaramente speriamo di poter aprire nuovi negozi con il marchio Charity Chic e di essere un esempio per altre imprese sociali in Italia.
