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Ruvo, sfogo in Comune: «Non possiamo disporre del nostro patrimonio culturale»
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Ruvo, sfogo in Comune: «Non possiamo disporre del nostro patrimonio culturale»

di  Martedì 10 dicembre 2013 2 min Letto 7.180 volte
RUVO DI PUGLIA - «Sembra incredibile, ma noi non possiamo disporre del nostro patrimonio culturale». E’ la dura affermazione di Pasquale De Palo, assessore al Turismo e alla Cultura di Ruvo di Puglia. Si riferisce al Museo Nazionale del centro cittadino a nord-est di Bari, che custodisce oltre duemila reperti recuperati dall’archeologo Giovanni Jatta nei primi anni dell’800. Tra questi, il famoso Vaso di Talos (nella foto), ceramica capolavoro databile intorno al V secolo A.C.

Nel 1991 il Museo è stato completamente acquisito dallo Stato, che ha pagato alla famiglia Jatta un indennizzo di 9 miliardi di lire. Da allora però, tutte le decisioni riguardanti il patrimonio artistico e archeologico posto nel Museo, sono passate alla Soprintendenza ai Beni Culturali, che spesso ha trasferito reperti in altri musei (soprattutto a Taranto e Bitonto) senza nemmeno avvisare l’amministrazione comunale (e quindi i ruvesi), dell’avvenuto spostamento.

«Come a febbraio di quest’anno – ricorda De Palo – quando in poco prima della Settimana Santa, periodo in cui Ruvo cerca di attrarre turisti da tutta Italia, il vaso di Talos è stato portato in un museo tedesco senza che nessuno ci dicesse nulla».

Questo episodio ha generato vibranti proteste da parte della cittadinanza e il vaso è così tornato a Ruvo tre mesi dopo, a maggio.

«Abbiamo chiesto alla Soprintendenza il motivo per cui non ci avesse nemmeno avvisati del trasferimento – sottolinea l’assessore – e la risposta è stata paradossale. Ci hanno detto: “Immaginate cosa avverrebbe se dovessimo avvisare tutti i sindaci ogni qualvolta spostiamo e portiamo reperti al museo di Napoli”».

Tra il Comune e la Soprintendenza sembra che sia nato uno scontro fatto di infinite lettere e missive. «Ho però la vaga certezza – afferma sconsolato l’assessore -  di essermi addentrato in un tunnel senza via d’uscita».
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