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Bari, su via Buozzi l'antico mulino "Paradies": «Cent'anni fa serviva tutta la provincia»
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Bari, su via Buozzi l'antico mulino "Paradies": «Cent'anni fa serviva tutta la provincia»

di  Giovedì 12 maggio 2016 4 min Letto 18.962 volte
BARI – Bari, via Bruno Buozzi: all’incrocio con via Glomerelli, di fronte all’ex stabilimento della Stanic, si trova un vecchio edificio immerso nell’erba incolta. Ebbene, quella che sembra un normale villa abbandonata, racchiude invece una particolare storia: si tratta infatti di un antico mulino, di nome “Paradies”.

Con motore a gas, fu fatto costruire dall’imprenditore Antonio Paradies nel 1910 e rimase attivo fino al 1952. Per più di quarant’anni macinò il grano di tutta la provincia, su richiesta dei contadini che pagavano per frantumare il frumento da loro prodotto.

«Cent'anni fa via Glomerelli era solo una strada sterrata, piccola e polverosa - ricorda l’83enne Antonio Giannoccaro, nipote del fondatore del mulino -. Ma davanti alla fabbrica si formavano file interminabili di carri che attendevano il loro turno per macinare il grano e portare a casa la farina con la quale fare il pane e anche la crusca per gli animali. Arrivavano da tutta la provincia, fin da Gravina».

Ma dopo la Seconda guerra mondiale, con l’arrivo del grano del Canada e dell’Ucraina e la nascita dei nuovi impianti che si alimentavano con motori elettrici e a gasolio, il mulino perse la sua importanza e nel giro di pochi anni fu costretto a chiudere. La struttura non fu convertita ad altre attività e alla morte di Paradies passò nelle mani degli eredi che in più di sessant’anni non sono mai riusciti a mettersi d’accordo sul come riutilizzare il vecchio mulino, che con il tempo è stato completamente abbandonato.

«Del resto a causa del piano regolatore di Bari non potremmo nè vendere o affittare – chiarisce il 76enne Giuseppe Giannoccaro, fratello di Antonio - . Parte del terreno è destinato all’ampliamento della strada e il restante ad area per il verde pubblico. La proprietà è insomma destinata a essere espropriata dal Comune, anche se non sappiamo ancora quando».

Siamo andati a vedere più da vicino il Paradies (vedi foto galleria), che certo non ci appare come una grande casa bianca con una ruota di legno immersa in una valle di campi di grano, come tutti immaginano un classico mulino. Ciò che vediamo su via Buozzi è un cancello aperto e arrugginito che separa il fabbricato dalla strada: su una colonna in pietra spicca una tavola di legno con il numero civico “48”.

Attraversiamo l’ingresso circondato da piante e arbusti e accediamo nel cortile. Da qui è possibile vedere il mulino al quale però non è possibile accedere: nel corso dei decenni, a causa dei tanti furti e atti di vandalismo, gli eredi hanno fatto murare con mattoni ogni entrata, celando per sempre le sue meraviglie o quel che ancora ne restava.

I Giannoccaro infatti ci hanno parlato di un grande volano di cinque metri di diametro azionato dalla forza e dal peso di due uomini che serviva a far partire ruote e pulegge, le quali a loro volta grazie alle cinghie in cuoio trasmettevano il movimento a tutte le altre attrezzature. E poi dei quattro cilindri zigrinati che macinavano il grano e ancora dei plansichter, particolari setacci che filtravano i diversi derivati del grano, quali crusca, semola e farina. Oltre a tutti gli altri complicati componenti del mulino industriale.

Continuiamo comunque la nostra esplorazione e giriamo intorno alle mura perimetrali. La proprietà è molto ampia di circa 6800 metri quadri, dei quali solo 550 sono rappresentati dal mulino e da una ex stalla. In alcuni punti la costruzione ha subito dei crolli e i tetti sembrano esser venuti giù da tempo. Permangono delle finestre al primo piano. Tutto il resto è terreno incolto.

Nonostante l’edificio sia disabitato da decenni, il luogo però non è assolutamente privo di vita. All’ombra degli ulivi, la vegetazione da anni cresce senza alcun controllo e ha chiaramente preso il sopravvento. Ovunque foglie verdi nate spontaneamente sulle mura rossastre coprono l’intonaco e i mattoni consunti dal tempo. I muri spariscono sotto l’erba alta, che in alcuni punti supera il metro e mezzo, respingendo i curiosi, intralciandone il cammino e graffiandoli.

La proprietà di quel luogo dimenticato è reclamata dalla natura, che sembra difenderne tenacemente i confini, nascondendo però sempre più l’ex mulino non solo dalla vista, ma anche dalla memoria dei baresi.

(Vedi galleria fotografica)
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I commenti (3)
marina paradies
BUONGIORNO...sono una nipote di Antonio Paradies le faccio i complimenti per l'articolo!!!!! mi ha fatto piacere rivedere il "mulino" dove ogni tanto con mio padre andavo a trascorrere alcuni momenti di serenità.......spero solo che grazie al suo articolo qualcosa si muova!!!! ancora grazie Marina Paradies
guido
Ci passo davanti almeno 10 volte al giorno e mi sono sempre chiesto cos'era una volta. Peccato di questo abbandono... qui l'amministrazione comunale dovrebbe fare qualcosa per recuperare un bel pezzo di storia di Bari. Grazie Nicola Imperiale
Pamela
Complimenti per l'articolo. Un pezzo di storia nascosto. Abito a pochi metri dell'edificio e non conoscevo questo storia. Complimenti per tutti gli articoli riferiti al quartiere STANIC, zona sconosciuta da tutti, in particolare dall,amministrazione comunale odierna e passata. Abbiamo una storia che non viene assolutamente valorizzata.