BARI – Non riempie le pagine dei giornali sportivi e nemmeno è visibile in televisione, eppure rappresenta una delle manifestazioni calcistiche più antiche e “sentite” d’Italia. Parliamo del “Torneo delle Regioni”, competizione istituita nel 1959 che vede ogni anno sfidarsi le venti regioni del Belpaese, ognuna delle quali schiera una propria rappresentativa di giovani giocatori dilettanti. (Vedi foto galleria)
Il torneo venne creato 64 anni fa al fine di selezionare gli atleti non professionisti che avrebbero partecipato ai Giochi di Roma del 1960. Un qualcosa che poi non avvenne (visto che alle Olimpiadi andarono le promesse della serie A), ma che diede lo spunto per dare il via a un evento divenuto nel tempo una colonna portante del calcio dilettantistico.
Già all’epoca ci si rese infatti conto come il campionato avrebbe potuto rappresentare l’occasione, per calciatori che normalmente non potevano contare su una grande visibilità, di mostrarsi a un pubblico più vasto. E in effetti il Torneo è riuscito negli anni a far emergere ragazzi che poi hanno sfondato nel calcio professionistico. Qualche nome? Moreno Torricelli, Emanuele Giaccherini, Ciccio Caputo, Gianluca Lapadula, Francesco Acerbi, un piccolo Gigi Donnarumma e soprattutto Gianfranco Zola, che militò nel 1983 nella rappresentativa della Sardegna che perse la finale contro il Lazio.
Il trofeo è aperto ai giocatori under 20 che militano in squadre dilettantistiche (con l’eccezione della Serie D) distinti a seconda dell’età nelle categorie Giovanissimi, Allievi e Juniores (oltre alla sezione riservata al calcio femminile e quello a 5).
Il meccanismo di selezione delle rappresentative passa oggi dall’Evolution Programme, sistema messo in piedi nel 2016 dalla Figc alla scopo di formare i giovani campioni del futuro.
L’ultima edizione (che ha visto la partecipazione di 2400 atleti) si è tenuta nell’aprile scorso in Piemonte, la prossima invece sarà a marzo in Liguria.
La Puglia ha vinto il torneo 11 volte: due con i Giovanissimi (1999, 2001), tre con gli Allievi (1972, 1978, 1990), uno con gli Juniores (1963), uno con le donne (1990) e quattro nel calcio a 5 (due maschili e due femminili).
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La storia del Torneo delle Regioni, vetrina del calcio dilettantistico che la Puglia ha vinto 11 volte
Tra gli atleti che hanno vestito la maglia pugliese c’è l’oggi 64enne Ezio Taveri, all’epoca calciatore del Carovigno. «Venni convocato per il Torneo delle Regioni nel 1981 - ci illustra l’ex terzino -. Incontrammo la Sicilia, che ci sconfisse in casa, ma che poi fu rimontata da noi al ritorno per quattro a zero. Ricordo che in porta avevamo Gianpaolo Spagnulo, di Grottaglie, che al tempo aveva diciassette anni e che in seguito arrivò a giocare in serie A col Genoa».
Competizione che è stata ospitata più di una volta in Puglia. Ad esempio nel 1975, quando le eliminatorie si svolsero a Bisceglie e la fase finale a Martina Franca.
Quei giorni sono ben impressi nella memoria del 70enne Vito Giusto, negli anni 70 punta della rappresentativa pugliese juniores. «Fu un torneo davvero particolare - esordisce l’ex attaccante, mentre ci mostra alcune foto del torneo -. Quell’anno ero nella rosa del Bisceglie e giocare in casa fu davvero speciale. La nostra rappresentativa contava molti giocatori della mia squadra come il portiere Narciso e Antonio Musti, ma anche atleti provenienti dal Trani e dal Noicattaro».
La Puglia fu inserita nel girone Sud, con Sicilia, Campania e Calabria, disputando contro quest’ultima la finale a Bisceglie, con una grandissima cornice di pubblico. «La tensione era alta - rammenta Giusto - . C’erano parenti, tifosi, osservatori e giornalisti. La Calabria era forte, ma noi dominammo e alla fine vincemmo tre a zero».
Autore del terzo gol fu Gigi Squicciarini, ex calciatore del Noicattaro. «Non iniziai titolare ma subentrai nel secondo tempo - ci spiega l’oggi 74enne attaccante -. Al 90° ci fu un lancio verso di me, stoppai la palla e corsi in progressione verso la porta. Ai venticinque metri di distanza lasciai partire un tiro di collo piede che si insaccò all’incrocio dei pali. E lo stadio esplose».
La Puglia giunse quindi alle fasi finali, che si disputarono a Martina Franca, perdendo poi la semifinale contro l’Abruzzo che risultò vincitore di quell’edizione. «Io non potei partecipare per motivi di lavoro - ci dice Vito -, ma in me, come in coloro che scesero in campo, restò intatto il ricordo di un’esperienza unica, che regalò una vetrina importante al calcio più vero e genuino: quello dilettantistico».
(Vedi galleria fotografica)
Competizione che è stata ospitata più di una volta in Puglia. Ad esempio nel 1975, quando le eliminatorie si svolsero a Bisceglie e la fase finale a Martina Franca.
Quei giorni sono ben impressi nella memoria del 70enne Vito Giusto, negli anni 70 punta della rappresentativa pugliese juniores. «Fu un torneo davvero particolare - esordisce l’ex attaccante, mentre ci mostra alcune foto del torneo -. Quell’anno ero nella rosa del Bisceglie e giocare in casa fu davvero speciale. La nostra rappresentativa contava molti giocatori della mia squadra come il portiere Narciso e Antonio Musti, ma anche atleti provenienti dal Trani e dal Noicattaro».
La Puglia fu inserita nel girone Sud, con Sicilia, Campania e Calabria, disputando contro quest’ultima la finale a Bisceglie, con una grandissima cornice di pubblico. «La tensione era alta - rammenta Giusto - . C’erano parenti, tifosi, osservatori e giornalisti. La Calabria era forte, ma noi dominammo e alla fine vincemmo tre a zero».
Autore del terzo gol fu Gigi Squicciarini, ex calciatore del Noicattaro. «Non iniziai titolare ma subentrai nel secondo tempo - ci spiega l’oggi 74enne attaccante -. Al 90° ci fu un lancio verso di me, stoppai la palla e corsi in progressione verso la porta. Ai venticinque metri di distanza lasciai partire un tiro di collo piede che si insaccò all’incrocio dei pali. E lo stadio esplose».
La Puglia giunse quindi alle fasi finali, che si disputarono a Martina Franca, perdendo poi la semifinale contro l’Abruzzo che risultò vincitore di quell’edizione. «Io non potei partecipare per motivi di lavoro - ci dice Vito -, ma in me, come in coloro che scesero in campo, restò intatto il ricordo di un’esperienza unica, che regalò una vetrina importante al calcio più vero e genuino: quello dilettantistico».
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Vito Petino
Ho avuto il piacere di essere selezionato nella selezione pugliese nel 64 in un provino a Sannicandro, ma nelle fasi successive dovetti rinunciare per un infortunio. Vedo con piacere nelle foto della gara contro la Calabria la mia inscindibile ala sinistra Vito Giusto. Debuttò al mio fianco al Campo degli Sport nel 65, quando era appena quindicenne, io 10, mezzosinistro pensante col vizio del gol da lontano, lui 11, fromboliere sgusciante col vizio del gol di rapina, e ne ha fatti a caterve ovunque abbia giocato. Furono tantissime le vittorie in quell'anno giocato insieme...
antonio arky
a volte essere levantini è un minus.